Iniziamo svelando la soluzione del quiz dell’episodio precedente: la coppia parola-falso alterato da trovare era tanno-tannino. Tanno, sostantivo maschile derivato dal francese di etimo incerto tan, è il nome comune con cui in passato si chiamava la scorza dei vegetali e in particolare la corteccia della quercia, usata nella concia delle pelli, quindi detta anche concino
Tannino, sostantivo maschile derivato di tannare, è il nome generico di una classe di composti contenuti in diverse piante e con proprietà analoghe a quelle dell’acido tannico, solubili in acqua, di sapore astringente, capaci di precipitare i sali dei metalli pesanti, gli alcaloidi e le proteine, e dotati quindi di proprietà concianti nei riguardi delle pelli animali. Reagiscono, cioè, col collagene e con le altre proteine impedendo la putrefazione. Oltre che nella concia, i tannini trovano impiego nella tintura e nella stampa dei tessuti, nella preparazione di lacche e inchiostri, nella chiarificazione del vino, della birra e dei succhi di frutta.
Aule turbolente (terza parte)
Ricordate la lite tra Giacomino e Dario Perana? Ecco! Oggi sono entrambi nell’ufficio della dirigente scolastica che, dopo aver letto la relazione della maestra, si rivolge dapprima a Giacomino.
— Vedo che hai reagito solo a parole, e hai fatto bene. La prossima volta che succede una cosa del genere, non reagire e vai subito dalla maestra o vieni in direzione.
Giacomino annuisce in silenzio.
— E tu, Dario, — gli dice mentre lui è impegnato a guardarsi i vestiti firmati, — ti sei comportato da vero bullo. Non è la prima volta che lo fai. Sembra che tu abbia un’etica piccola.
— Che c’entrano le marche? — bofonchia lo smarrito ragazzino.
— Eh?! — chiede perplessa la dirigente.
— L’ha detto lei che ho un’etichetta!
Etica è un sostantivo femminile che deriva dal latino ethĭca (dal greco ἠϑικά, neutro plurale dell’aggettivo ἠϑικός). Nel linguaggio filosofico indica una dottrina o una riflessione speculativa sul comportamento pratico dell’essere umano, soprattutto riguardo al vero bene, ai mezzi atti a conseguirlo, ai doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, ai criterî per giudicare la moralità delle azioni umane. In senso più ampio, è un complesso di norme morali e di costume che identificano un preciso comportamento nella vita di relazione con riferimento a particolari situazioni storiche.
Etichetta, invece, è sempre un sostantivo femminile ma derivato dal francese étiquette, un derivato del francese antico estiquer, «attaccare», molto simile all’inglese sticker, adesivo. Indica un cartellino che si attacca sui recipienti per indicare la qualità, la quantità e il valore del loro contenuto, oppure sulla copertina, sul dorso o sul risguardo di libri per indicare gli estremi bibliografici o la collocazione negli scaffali. Per esempio, le etichette autoadesive recano sul verso, cioè sul retro, una soluzione di gomma naturale protetta da uno strato di carta paraffinata e si applicano per semplice pressione dopo aver tolto la protezione posteriore. Per estensione, nell’ambiente musicale l’etichetta è una casa discografica (per calco dell’inglese label). In senso figurato, l’etichetta è una definizione sommaria, una formula con cui ci si riferisce in astratto a un fenomeno storico, a un movimento culturale, a una tendenza artistica, a una posizione politica, a un comportamento. In informatica, è una sequenza di caratteri che indica in modo sintetico ma univoco una posizione o un’area della memoria, un’istruzione, un record, un programma, un’unità periferica…, usata per identificare e per richiamare le informazioni cui si riferisce.
Ma, con derivazione dallo spagnolo etiqueta, nel significato di «prescrizione», indica il complesso delle regole pratiche, orali e scritte, del cerimoniale e della vita in genere delle corti e dell’alta società.
Gianluca Pignalberi
Edicolante, tipografo digitale per editori accademici, collaboratore di Massimo Polidoro.