“Crisi” o cambiamenti climatici

Una terribile insidia per il nostro pianeta, dovuta peraltro alle umane attività, che impone un intervento tempestivo e funzionale delle istituzioni per adeguate, versatili e responsabili politiche.

Sono, ormai, verosimilmente tangibili i recenti micidiali innalzamenti delle temperature che hanno causato lunghi periodi di siccità e violenti i temporali (a mo’ di bombe d’acqua) che, sovente, hanno prodotto autentici flagelli o inaspettati danni, per importanti imprese e per singolari paesaggi, minacciando anche l’ordine colturale e le tante attività dell’Uomo stesso, in ogni dove!

Pertanto sembra opportuno evidenziare, anche se in modo sintetico, che il senso di quanto sopra accennato è comunque legato ad un eccesso, soprattutto, di CO² (biossido di carbonio) sul nostro pianeta che (a mò di coperchio) ne favorisce il riscaldamento (“l’effetto serra”). Tutto questo, tra l’altro, è legato alla produzione di “energia” (un termine notevole e complesso da spiegare) che l’uomo probabilmente, inconsciamente o irresponsabilmente, continua ad ottenere dalle attuali ed ancestrali fonti, così come quelle di roccia sedimentaria (carbone fossile) e da quelle del noto “gas”; attualmente, tuttavia, anche mediante specifiche tecnologie riferite al nucleare o uranio (U), con l’auspicio di intraprendere soluzioni più vantaggiose ossia ecologiche, come le note fonti sostenibili così come il sole ed il vento che, opportunamente combinate con la tanto evocata economia circolare, possano peraltro limitare anche la produzione di diversi rifiuti! Ad ogni modo, la CO² risulta il nemico più insidioso da combattere contro cui occorre agire in modo impellente e tempestivo ma anche responsabilmente, con adeguate e funzionali politiche!

Noi, quindi, rispettosi del meraviglioso mondo vegetale (fondamento della vita in tutti i sensi) possiamo tuttavia contare, tra l’altro, anche su molte e diverse piante (alberi), autentiche nostre alleate, così come ad esempio diverse specie di Paulownia, ritenute altresì “mangia-smog”.

Tale genere di vegetale comprende alberi a foglie caduche, con portamento maestoso e fioriture molto belle, con altezze da 3 a 15 m. Tra le specie più diffuse, nei vari giardini, nei parchi e nel verde urbani, si può citare Paulownia tomentosa, la P. elongata, la P. fortunei, P. kawaikamii oltre che la Catalpa sp., un altro albero, tra le tante, indicati come nostra alleata contro la CO².

Ogni ettaro di Paulownia, spiegano gli esperti di Coldiretti Padova, è in grado di assorbire dalle 28 alle 32 tonnellate di anidride carbonica all’anno, il tutto con la possibilità di ricavare un legno leggerissimo ed al tempo stesso resistente ed elastico dopo cinque o sei anni. Così, con boschi e fasce verdi contro smog e polveri sottili, avremmo ripulito l’aria dall’inquinamento e dalla concentrazione di Pm 10. Per ridurre la produzione di CO² la soluzione non è che piantare più alberi in città, in campagna, lungo strade più trafficate a ridosso di zone residenziali produtt ive. Sembra opportuno evidenziare, comunque, che noi tutti respiriamo, generalmente, mal’aria: per cui risulta che negli ultimi 5 anni (2014-2018) i voti (da 1 a 10) attribuiti nel Lazio riferiscono così quanto segue: Roma 0, Frosinone e Latina 3, Rieti 5 e Viterbo 7. (da report Legambiente).

La capitale, comunque, è trascinata nel fondo della classifica soprattutto per i pessimi dati riguardanti la presenza di NO² (biossido di azoto) che è determinato in particolar modo dalla notevole presenza di traffico nonché di autovetture diesel; Roma infatti supera i limiti di legge europei ed anche quelli dell’OMS in tutti i 5 anni presi in considerazione, con picchi di 51 µg/mc. Basti inoltre pensare che dei 20 anni più caldi registrati, 19 si sono verificati dal 2000. La maggior parte delle evidenze scientifiche a disposizione dimostrano che tale anomalia è dovuta all’aumento delle emissioni di gas serra (GHG = Greenhouse gas emission) prodotte, come già accennato, dalle diverse e non corrette attività umane, presenti nell’atmosfera! Per questa ragione la comunità internazionale, nelle varie conferenze, concorda sul fatto che l’incremento del riscaldamento globale entro il 2050 debba rimanere ben al di sotto dei 2 °C. Infatti, nel febbraio del 2022 i Ministri Affari esteri dell’Unione Europea (UE) approvano i risultati della conferenza (COP 26) sul clima a Glasgow (Scozia), dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, e concordano le priorità per i lavori dell’UE in materia di diplomazia climatica.

Inoltre, nel quadro dell’accordo di Parigi, l’UE ha adottato protocolli che la impegnano in tal senso, per cui si è adoperata per ridurre le emissioni di gas serra almeno del 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Nel 2021, tra l’altro, l’obiettivo è stato portato ad almeno il 55% di riduzione entro il 2030 nonché addirittura alla neutralità climatica entro il 2050!

Giovanni Conca

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