“Siete voi, soltanto voi, i colpevoli, siete voi, si, che ignominiosamente avete disertato dal concerto nazionale per seguire il cammino contorto della sovversione, della indisciplina, della più perversa e diabolica sfida al potere legittimo di cui si abbia memoria in tutte le nazioni”.
Non vi preoccupate, è solo un breve passo tratto dal romanzo “Saggio sulla lucidità” dello scrittore portoghese premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, ed è l’invettiva che il presidente della repubblica di un paese senza nome rivolge agli abitanti del paese dopo aver saputo che hanno votato in massa scheda bianca. Il romanzo è stato pubblicato nel 2004 e precorre di qualche anno, con la virtù profetica della grande letteratura, il fenomeno dell’astensionismo elettorale, tipico di molti paesi occidentali. Compreso il nostro, piccolo centro dei Lepini, in cui alle ultime elezioni amministrative, in linea con il dato nazionale, ha votato il 56% degli elettori, di cui il 5% scheda bianca o nulla.
Diciamo quindi che ha votato la metà degli elettori, il resto è rimasto a casa o ha espresso sulla scheda il proprio dissenso o disappunto. Hanno influito su questo risultato diversi fattori, non indicati in ordine di importanza: intanto, il voto si è svolto a ridosso dell’uscita dalla crisi pandemica, che di certo non ha favorito la partecipazione politica ed in generale ha impedito per due anni tutte le espressioni della vita collettiva e comunitaria, sia a Cori che nella nazione.
Poi l’età media della popolazione corese, che però c’era anche anni addietro, e che tuttavia sta progressivamente invecchiando; questo fattore non aiuta a partecipare alla vita pubblica. Ben il 13,4% della popolazione corese è composto di ultrasettantacinquenni e quasi il 20% di ultrasettantenni. Il 7,8% di ultraottantenni. Tale fattore demografico è in evoluzione da anni e ora si sta acuendo con la crescita dell’età media della popolazione. Il terzo fattore di calo di interesse nella competizione elettorale può senz’altro attribuirsi alla ormai annosa perdita di competitività del centro – destra corese, che ha rischiato addirittura di non presentare la lista. E fermiamoci qui. Sono ben due elezioni amministrative, 2017 e 2022, che il centro – destra corese non riesce ad arrivare oltre il 20% , non fa opposizione e non è in grado di presentare una proposta politica credibile alla cittadinanza. Annoto per la cronaca il fatto che i dati di affluenza alle urne più alti nelle elezioni comunali di Cori si sono registrati nel 1995,1999, 2004 e 2007 ( rispettivamente 84%, 87%, 83% e 82%) quando il centro – destra era forte e presente ed esisteva nel paese una viva dialettica democratica.
Vogliamo includere anche la chiusura del dibattito democratico che si registra nel centro sinistra corese? Esiste una dialettica democratica a sinistra ? Le forze politiche sono presenti nella vita pubblica ? L’amministrazione comunale rende partecipi i cittadini dei propri progetti e delle problematiche della vita pubblica ? Era stato introdotto un’Assessorato o delega alla partecipazione nel 2007, ancora esiste ? O non serve ? O è meglio che le scelte dell’amministrazione passino doce doce alla chetichella ?
Sono domande che pongo a me stesso, ma anche al paese. Thomas Piketty, economista francese che ricevette per il suo saggio la “Legion d’Honneur” ed entrò in polemica con l’allora Presidente della Repubblica francese Hollande, ne “Il Capitalismo del XXI secolo”, saggio in cui studia le dinamiche che guidano nel lungo termine i fattori di accumulo e distribuzione del capitale nei principali paesi europei, afferma che negli ottimisti anni seguiti alla seconda guerra mondiale, più o meno dal 1946 al 1980, ci fu un periodo di vasta ed ampia partecipazione delle masse popolari alla vita pubblica e politica in particolare; ebbene, in quel periodo si è verificato il progressivo crescere del potere di acquisto dei salari e il calo statistico più vistoso delle disuguaglianze tra ricchi e poveri, mai registrato nella storia. Come se il fattore della partecipazione politica sia direttamente un fattore di crescita delle uguaglianze. Più partecipi, più ti guardi i tuoi diritti e interessi e meglio è per te e per tutti, tradotto in parole spiccie. Per dirlo alla Bersani o come dice mio padre, “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”.
Al di là delle teorie economiche sempre da verificare e sempre controvertibili, quello che sembra evidente è che la partecipazione alla vita democratica in Occidente, e a Cori, è sempre più carente e limitata, e le disuguaglianze crescono. Questo si ripercuote sulla qualità della democrazia, sulla selezione della classe dirigente e sulla formazione della stessa e sulla capacità di offrire risposte adeguate al popolo. Utilizzo appositamente il termine popolo uscito fuori dal lessico della sinistra, se non dalla sinistra radicale francese, quella di Melenchon per intenderci. E’ possibile nel nostro paese fare qualcosa per contribuire alla partecipazione attiva alla vita politica del paese e alla crescita del dibattito democratico? E’ la sfida del domani.
Tommaso Conti