La Grafologia intesa come metodo di ricerca ha più di cento anni di vita, anche se decifrare il carattere di una persona attraverso i segni o simboli grafici ha sempre appassionato tutti i popoli e le civiltà più antiche. Pare che già al tempo dell’antico Egitto i sacerdoti si fossero interessati al significato di numerosi segni grafici. Anche Aristotele (Grecia) rivolse la sua attenzione alle diverse modalità di scrittura dei vari individui per trovare una chiave di lettura che permettesse di cogliere i diversi aspetti del loro carattere. Lo storiografo Svetonio (Roma) formulò acute osservazioni sulla personalità dell’imperatore Cesare Augusto valutando la grafia. Fino ad arrivare al 1622 per trovare il primo libro che mette in relazione il lato caratteriologico all’atto scrittorio, e lo si deve proprio ad un medico italiano Camillo Baldi (Bologna 1547 – 1634). Colui che iniziò uno studio sistematico, stabilendo principi e gettando basi ben precise, fu l’Abate Michon (1806 – 1881) in Francia. Nel 1871 nasce la Société Francaise de Graphologie, fondata proprio da Michon. È a lui che si deve il termine grafologia, oggi comunemente usato. La sua dottrina presentava delle incongruenze, ma moltissimi lati validi e la divulgazione che ne derivò servì per le ulteriori ricerche e messe a punto che furono compiute proprio da un suo discepolo, Jules Crépieux-Jamin (1859 – 1940), da tutti riconosciuto come il caposcuola della grafologia francese. Crépieux-Jamin ha dedicato quasi sessanta anni alla grafologia, diventando il riferimento fondamentale della tradizione grafologica francese, con influsso preponderante anche in Spagna. Stimolato dal materiale lasciato dall’Abate Michon (padre della grafologia francese) ha edificato un vero e proprio sistema oggi datato nel linguaggio e nei contenuti, tuttora valido nell’assiomatica e semeiotica. Intensa la sua attività di consultazione grafologica con applicazioni anche nel campo peritale. La sua alta statura professionale spicca in occasione dell’Affaire Dreyfus, pagando la sua difesa del capitano ebreo con la perdita quasi totale del lavoro (dentista) e molte umiliazioni, ma dimostrando storicamente come l’analisi gestuale propria della grafologia costituisse ormai lo strumento più idoneo nella valutazione dell’autenticità o non dei documenti manoscritti rispetto alle tecniche di osservazione puramente formale, rappresentata allora dal celebre A. Bertillon. Anche in altri Paesi, più o meno nello stesso periodo, si nota un grande interesse per questa nuova disciplina, con risultati important i e innovativi. In Germania Ludwing Klages (1872 – 1956), filosofo e caratteriologo, si sofferma in particolare sul “formniveau” che mira ad individuare il livello di “intensità vitale – liberazione/costrizione (controllo) – ritmo – originalità – calore – autenticità”, ovvero individuare leggendo nella struttura delle “forme”, nella dinamica del “movimento”, nella ripartizione dello “spazio”, nell’elasticità del “tratto”w. Senza dimenticare Robert Heiss, Muller, Enskat e l’austriaca Wieser. In Svizzera, lo psicologo Max Pulver (1889 – 1952) porta un suo originale pensiero studiando il simbolismo del campo grafico e introducendo alcune teorie psicoanalitiche. La simbologia del segno scritto che Pulver elabora è decisamente innovativa rispetto alle scuole grafologiche precedenti, poiché non si ferma all’interpretazione del singolo segno, ma ne coglie la molteplicità dei significati. Al centro della ricerca di Pulver rimane il problema della stratificazione di varie tendenze in una medesima personalità. Utilizzando alcune proposte teoriche di Freud e Jung, Pulver riesce a mettere a fuoco le contraddizioni e le ambivalenze interiori, il gioco delle tendenze di ciascun individuo, i movimenti della psiche. Celebre è la sua frase: “La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto”. In Spagna, la grafologia viene divulgata da Matilde Ras (1881 – 1969) allieva di Crépieux-Jamin e continua ad espandersi soprattutto con Augusto Vels (1917 – 2000). In Italia, è riconosciuta ed apprezzata per l’approfondito studio del suo caposcuola. Padre Girolamo Moretti (1879 – 1963) frate francescano, che considerava questa disciplina “una scienza sperimentale che dal solo gesto grafico di uno scritto umano rivela le tendenze sortite da natura od innate”. Religioso e sacerdote dei Francescani conventuali, fu uno straordinario fisionomista le cui intuizioni psicologiche hanno suscitato un indiscusso riconoscimento in svariate sedi dell’attività umana. Nel 1905, sulla scia di studi francesi di grafologia, si dedicò a questa disciplina, traducendo la sua naturale intuizione in un originale complesso apporto scientifico, fecondo di applicazioni. Grazie poi all’aiuto di Padre Lamberto Torbidon (1921 – 2004), nel 1958 ha posto le basi di quello che sarebbe diventato più tardi l’Istituto Grafologico G. Moretti, promotore presso l’Università degli studi di Urbino della prima scuola di grafologia in Italia a livello universitario. Numerosi sono oggi gli studiosi di altri Paesi: Stati Unit i, Argentina, Messico, Brasile, Israele, Belgio ecc, ma una particolare menzione va al Canada dove una diffusione scientifica altamente qualificata è dovuta a J. Charles Gille Maisani (1924 – 1995). Per concludere, la grafologia è un valido strumento che ha un vasto ventaglio di applicazioni ed è uno dei mezzi più dimostrativi per mettere in luce il nostro autentico universo psichico, emotivo, intellettivo, per non rimanere prigionieri, come diceva “Freud”, di una “identità illusoria” con tutte le sue contraddizioni e incertezze.
Angelica Di Giorgi
Perito grafologa