L’asiatico, “calabrone gigante”

Un temibile insetto alieno che non raramente risulta protagonista di infausti incidenti che impongono seria vigilanza e prudenza

Gli insetti o entomi (primo elemento di parole composte della terminologia scientifica, con il senso di “insetto”) sono una Classe di animali appartenenti al grande phylum degli Arthropoda. In questa Classe, che rappresenta il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano la Terra, si annoverano oltre un milione di specie, uguale ai cinque sesti dell’intero regno animale.

La stagione propizia, come già noto, unitamente ai noti e tangibili cambiamenti climatici hanno favorito l’arrivo e l’adattamento di numerosi nonché micidiali insetti parassiti dannosi per le nostre diverse ed importanti coltivazioni peraltro seriamente pericolosi per la nostra salute, come quello, peraltro, dalle notevoli dimensioni, detto anche Calabrone giapponese (Vespa mandarinia). Il calabrone orientale, infatti, risulta il più grande al mondo ed è originario dell’Asia orientale temperata e tropicale; il suo corpo è lungo circa 45 mm, con un’apertura alare di circa 75 mm ed ha un pungiglione lungo 6 mm, con il quale può iniettare una grande quantità di potente veleno (mortale dunque per effetto di una reazione allergica, se non trattata opportunamente e tempestivamente). Le regine possono generalmente raggiungere anche una lunghezza di 55 mm. Sembra opportuno altresì evidenziare che tale calabrone gigante asiatico viene spesso confuso con la Vespa velutina (il calabrone dalle zampe gialle) che risulta una specie invasiva oltre che causa di maggiori preoccupazioni in tutta l’Europa; a volte unitamente con la Vespa orientalis.

È possibile trovare questo calabrone gigante asiat ico nei Territori del Litorale, in Corea, in Cina, in Taiwan, Indocina, Nepal, India e Sri Lanka, però è più comune nelle aree montane del Giappone. Recentemente è stato avvistato anche negli Stati Uniti; in Europa non vi sono segnalazioni. Preferisce basse montagne e foreste, mentre evita completamente pianure ed altitudini. Il ciclo vitale di questo micidiale insetto inizia in modo più o meno simile a quello degli altri vespidi sociali: così una femmina fondatrice (regina) si sveglia in primavera e fonda un nido. In tal caso il risveglio della Vespa mandarinia avviene nel mese di aprile, dopo vari mesi di ibernazione all’interno di cavità nel terreno o nel legno marcescente. Questa trascorre varie settimane a nutrirsi con le secrezioni zuccherine nelle lesioni della corteccia di alcuni alberi, come le querce, attendendo la maturazione dei suoi ovari. La costruzione del nido invece inizia in giugno, all’interno di una cavità sotterranea come una tana di roditori abbandonata o simile. Tale nido, che risulta costruito con del materiale cartaceo ricavato dalle f ibre di corteccia di giovani rami masticate, prevede la creazione di un peduncolo al quale sono f issate un gran numero di note celle esagonali rivolte verso il basso. Ogni cella ospita un uovo dal quale si sviluppa in larva. Le larve vengono nutrite con carne di altri insetti cacciati dalla stessa relativa regina, ed in cambio, se stimolate meccanicamente, secernono una gocciolina di liquido zuccherino e ricco di aminoacidi da cui essa prende energia per una nuova battuta di caccia. Un esile strato protettivo viene comunque costruito attorno al favo. Le larve maturano in circa un mese, costruendo un opercolo sericeo con il quale chiudono la propria cella una volta raggiunta la maturità. All’interno della cella chiusa, la larva muta in pupa e matura in circa una settimana. Una volta diventata un’operaia adulta, rosicchia l’opercolo di seta ed emerge. Così in luglio nascono le prime operaie, sono leggermente più piccole e allevate dalla sola regina.

Le prime operaie risultano essere circa 40, tuttavia prima che esse imparino completamente le mansioni del nido, la regina continua per un breve periodo a lavorare, cessando totalmente ogni att ività al di fuori della deposizione di uova in circa 10 giorni. In estate, la regina depone centinaia o migliaia di uova, accudita dalle operaie nate. Una colonia in salute, ad inizio agosto, conta circa un centinaio di operaie per poco più di un migliaio di cellette. Man mano che passa il tempo, nascono sempre più operaie e ben presto un solo piano di cellette non basta più, per cui vengono costruiti ulteriori piani per permettere alla famiglia di allargarsi, così il nido può raggiungere le dimensioni e la forma di una sfera anche di 60 cm di diametro, protetto da strati di copertura impermeabile che fungono da muri termici con cui si isola il calore. L’appetito delle larve costringe le operaie a cercare cibo sempre più spesso e più lontano. Tra il mese di agosto e settembre, la colonia può contare in media 300 operaie ed un enorme numero di cellette. Ogni giorno, ci sono numerose operaie che nascono e sempre più larve da sfamare. Una colonia matura può diventare estremamente pericolosa, in quanto si avvia al declino. A metà settembre nascono i primi esemplari maschi, a metà ottobre nascono esemplari fertili e di grandi dimensioni, che saranno le future fondatrici nell’anno successivo. A fine ottobre la regina muore, probabilmente sono le operaie stesse ad ucciderla appena essa diventa incapace di produrre i feromoni che indicano alla colonia che solo lei è in grado di riprodursi. La colonia cade quindi nella totale anarchia. Le operaie, ormai decimate dal mancato ricambio generazionale, cessano di nutrire le larve rimaste che iniziano a morire di fame, creando un odore nauseabondo, preludio della imminente estinzione della colonia. Le operaie, ormai anziane, sono ormai vicine alla morte. Sono spesso facili da incontrare presso fonti zuccherine alla ricerca di cibo, aspettando la morte. Le nuove regine ed i maschi si colorano, intanto, di un arancione carico in ragione dei carotenoidi sintetizzati in gran quantità nella cuticola. I maschi pattugliano l’uscita del nido, catturando ogni regina che esce per provare ad accoppiarsi con essa. Le regine non compiono alcun volo di orientamento, per cui non appena si accoppiano, prendono il volo e non tornano mai più al nido originale che, comunque, è ormai quasi desolato. Una abbondante metà delle regine vola senza accoppiarsi poiché sono regine sterili, che passeranno comunque la stagione fredda in ibernazione come quelle fecondate, ma a differenza di queste ultime, al risveglio primaverile non riusciranno a costruire alcun nido e non raggiungeranno mai la totale capacità riproduttiva, morendo in luglio.

Come accennato, il pungiglione della vespa mandarinia, lungo circa 6 mm, può iniettare un potente veleno che contiene, come quello delle api e delle vespe, un peptide citolitico, che può danneggiare i tessuti con un’azione di fosfolipasi, in aggiunta alla sua propria intrinseca fosfolipasi. A tal fine Masato Ono, un entomologo della Tamagawa University vicino a Tokyo, ben descrisse una puntura ricevuta: “come un chiodo rovente conficcato nella gamba”. Pertanto, un soggetto allergico potrebbe anche morire per una reazione allergica; il veleno tuttavia, contenendo una neurotossina chiamata mandaratossina, può essere letale altresì per persone non allergiche, sempre che la dose sia sufficiente (vale a dire in caso di punture multiple). Ogni anno in Giappone muoiono circa 50 persone dopo essere state punte. Sebbene non tutti mostrino lesioni o necrosi, esiste comunque una forte correlazione tra il numero di punture e la gravità del danno subito. Mediamente coloro che sono morti risultano essere stati punti 59 volte, mentre tutti coloro che sono sopravvissuti avrebbero subito 28 punture. Sembra opportuno comunque sottolineare alcune note sul veleno e sul pungiglione di tale calabrone o vespa mandarinia il cui veleno contiene circa otto distinti componenti: a) alcuni danneggiano i tessuti, altri causano dolore e almeno uno ha un odore che attrae più calabroni sulla vittima; b) il veleno contiene il 5% di acetilcolina che stimola le fibre nervose dolorifiche, intensificando il dolore della puntura (va precisato che la vespa mandarinia per uccidere le prede utilizza le sue grandi mandibole, anziché il pungiglione); c) l’enzima contenuto nel veleno è così potente che può sciogliere i tessuti umani; d) come tutti i calabroni, la vespa mandarinia ha un pungiglione privo di barbiglio, consentendole così di pungere ripetutamente senza morire! I calabroni giapponesi proteggono i loro nidi e attaccano chi si avvicini a circa 10 metri.

Pertanto la prevenzione parte dalla localizzazione dei nidi, con segnalazione alle autorità competenti. La vespa mandarinia dimostra lo stesso comportamento aggressivo anche per proteggere le fonti di cibo, come le secrezioni di linfa degli alberi, soprattutto in estate. Da evidenziare che abiti di colore nero aumentano il rischio di attacco del calabrone. Gli abiti bianchi possono essere a rischio di notte. Tra l’altro anche le singole punture possono essere letali. La puntura del calabrone gigante è estremamente dolorosa e potenzialmente letale, e contiene feromoni che attraggono e incitano altri calabroni ad attaccare nuovamente. Tra l’altro, gli insetti sono attratti, normalmente, dalle bevande contenenti alcool e glucosio, occorre quindi fare attenzione quando si beve da una lattina o da altri recipienti contenenti tali componenti, se sono stati lasciati aperti abbastanza a lungo da lasciarci entrare un calabrone. Inoltre, come per altri insetti, nei villaggi montani del Giappone, le larve e le pupe dei calabroni sono considerate una prelibatezza, vengono mangiate fritte o come una specie di sashimi di calabroni. Recentemente in Asia ed in Europa hanno cominciato a produrre integratori alimentari e bevande energetiche contenenti una versione sintet ica delle secrezioni delle larve di V. mandarinia. Il consumo di tali prodotti migliorerebbero la resistenza fisica dell’umano!

Giovanni Conca 

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