L’EDITORIALE: In mare aperto

La Premier: “Il mio governo nave in tempesta di fronte alla crisi”. Voleva un equipaggio, si ritrova una ciurma.

Giorgia Meloni, con il rito della campanella, e con il discorso alle Camere, ha mollato gli ormeggi e via con la navigazione in mare aperto. Ad accompagnarla, fuori dalle acque sicure del porto, due rimorchiatori d’eccellenza: Mario Draghi, con i suoi preziosi e in qualche modo paternali suggerimenti, e l’ex ministro alla transizione ecologica Roberto Cingolani che resterà suo consulente, non pagato, su richiesta del Primo Ministro. E in più, per un caso fortuito si è subito accreditata come europeista e atlantista convinta con Macron che era a Roma per altri motivi.

La Presidente del Consiglio è consapevole che tra il dire e il fare ci sta, per l’appunto, in mezzo il mare. E così una parte considerevole del suo programma, è stato dedicato ai temi economici. Qui non ci sono scogli da evitare ma Iceberg veri e propri, per non fare la fine del Titanic. La “Caritas” ha comunicato dati allarmanti e, per molti versi vergognosi per un Paese come l’Italia, o Nazione che dir si voglia, che è la settima potenza mondiale. I poveri poveri, cioè quelli veri, sono dalle nostre parti oltre 5 milioni e 600.000, mai tanta povertà. Cifra superiore a quelli che percepiscono il rdc, (4.500.000) al netto degli imbroglioni. E questo mentre le famiglie italiane stanno per affrontare un inverno nero. Non politicamente, forse anche quello chissà, ma economicamente. Non solo le famiglie, alle prese con l’aumento di tutto; dalle bollette ai generi alimentari, ma soprattutto le piccole e medie imprese, gli artigiani, i commercianti. La spina dorsale del Paese. Un corto circuito micidiale tra chi è già povero e chi si appresta a diventarlo, e non solo e aggiungo non soprattutto a causa della guerra tra la Russia e l’Ucraina e le conseguenti sanzioni, allo zar Putin, ma dovute ad una scellerata speculazione che come sempre gioca sulla pelle dei meno garantiti, favorendo i grandi colossi.

La Meloni tutto questo lo sa. Sa che il tema vero sarà il conflitto sociale sui fondamentali: salari, disoccupazione, precariato, inflazione, stato sociale. Sa che si scenderà in piazza su questa roba qui. E su questi temi che sono quelli veri, gli occhi dell’Europa, di tutte le cancellerie saranno ben vigili. La Premier contava su un bel numero di tecnici, per disinnescare la mina: hanno rinunciato tutti. Si trovano alcuni buoni ministri come Carlo Nordio (già procuratore della Repubblica), che però si occupa di Giustizia, o come Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico, che però da sempre è in rotta di collisione con Matteo Salvini, pur essendo dello stesso partito o come il Ministro degli esteri Antonio Tajani, forzista di provata fede europeista ma ostile all’ala dura dei Berlusconiani (e infatti Giorgio Mulè ne ha già chiesto, su “Repubblica” le dimissioni da coordinatore del partito). Oppure ministri che sono portatori “insani” di interessi di bottega, durante il regime si chiamavano “corporazioni”: Daniela Santanchè al Turismo ad esempio o Guido Crosetto alla difesa e altri del tutto inadeguati. Con questa ciurma il primo ministro dovrà governare, tenendo d’occhio le esuberanze retrograde del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, (popolo della famiglia) e della Ministra alla “Natalità e alle Pari Opportunità” Eugenia Maria Roccella, la quale sta alle “pari opportunità” con la stessa credibilità di un Nerone alla protezione civile. Un mix di conflitti sociali e di conflitti sui diritti civili che, se dovesse esplodere, sarebbe micidiale.

E soprattutto, la ragazza che “si è fatta da sola”, deve tenere d’occhio le proprie esuberanze che la portano a dire che non ha mai avuto simpatie per il fascismo. Cosa non vera ovviamente. Che in Italia passano inosservate ma che in Europa e in occidente contano. Poi ci sono, in questo mare che “il” Presidente ha metaforizzato, gli squali pronti a sbranarla. E si sa quali sono. Non sono certo dell’opposizione moribonda.

Emilio Magliano 

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