Può sembrare fantascienza e ancora poco se ne parla a livello nazionale, ma, in realtà, l’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) nel sistema della giustizia amministrativa (ma non solo in essa) è già realtà.
In Europa è stato approvato il c.d. “LIBRO BIANCO sull’intelligenza artificiale – Un approccio europeo all’eccellenza e alla fiducia”, redatto dalla Commissione Europea il 19.02.2020, che a pag. 2 così la definisce: “‘l’IA è un insieme di tecnologie che combina dati, algoritmi e potenza di calcolo”. In Italia, il 17 febbraio 2020 è stato firmato un interessante protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Innovazione e la Fondazione Leonardo denominato: “2025. Strategie per l’innovazione tecnologica e l’innovazione del paese”, che al paragrafo 8, rubricato: “L’intelligenza artificiale al servizio dello Stato”, dice espressamente come l’uso di tale tecnologia non sia un qualcosa che si possa scegliere se fare o non fare, bensì è un qualcosa che si deve fare e, in particolare, così dice, quando illustra il come: “Abbiamo intenzione di introdurre e promuovere l’utilizzo di applicazioni di intelligenza artificiale nella gestione di procedimenti amministrativi, dei servizi con particolare attenzione al mondo della giustizia. Il primo passo sarà identificare i “procedimenti”, particolarmente adatti per l’utilizzo di sistemi di AI (rapporti tra le amministrazioni, servizi verso le imprese e i cittadini). Successivamente, insieme ai Ministeri competenti, definiremo le soluzioni di intelligenza artificiale idonee a governare i procedimenti nel rispetto dei principi etici e giuridici destinati a confluire nello Statuto etico giuridico dell’intelligenza artificiale…”.
Inoltre, il PNRR come prima Missione ha la transizione tecnologica sia nel settore privato, sia nella Pubblica Amministrazione e, ancor più in dettaglio con riferimento al settore giustizia, alla digitalizzazione dei procedimenti giudiziari. La telematizzazione del processo amministrativo ha preso il via già a partire dal primo gennaio 2017, con l’introduzione del c.d. PAT (Processo Amministrativo Telematico).
La strada che si sta delineando all’orizzonte (e che grande dibattito sta creando tra gli studiosi e gli addetti ai lavori, ma che avrà riflessi pratici) è quello di un sistema di algoritmi, che interverrà nel processo amministrativo e che involge anche il c.d. giusto processo. Il tema è molto vasto (e non riguarderà solo il processo amministrativo) e pone ulteriori problematiche, ad esempio, quella della responsabilità del produttore del software dell’algoritmo di IA. Mi domando se una tale implementazione della IA anche nel sistema della giustizia amministrativa, possa rappresentare il giusto raccordo tra i tre “cardini” richiamati nel protocollo di cui sopra, ovvero la pubblica amministrazione, servizi alle imprese e cittadini. Personalmente, non sono contrario all’uso dell’informatica nel processo e l’evoluzione tecnologica, in tal senso, è una strada inarrestabile. Proprio per questo, auspico possa esserci un concreto dibattito, al cui interno dare il giusto risalto alla riforma del processo amministrativo (e del processo in genere), alla luce di tali novità informatiche. Un confronto, nel quale l’uso della IA venga visto solamente come un ausilio tecnologico, posto al servizio di una giustizia più efficiente e che non dovrà mai incidere sui poteri del giudice nel prendere la decisione e sul diritto di difesa delle parti.
Gennaro Iengo
Avvocato