L’opposizione eviti le sabbie mobili

Il governo di destra mette il PD dinanzi alle sue responsabilità

E Giorgia Meloni è entrata, trionfante, al Quirinale e poi, ricevuto l’incarico, e giurato sulla Costituzione, ha formato il suo governo, prima donna premier della storia d’Italia. Le elezioni del 25 settembre hanno dato un risultato netto a favore della coalizione di centro-destra (l’unica vera coalizione in campo) a trazione Fratelli d’Italia e decretando un’altrettanto netta bruciante sconfitta del frastagliato mondo del centro sinistra. E va detto che il centro destra è stato capace di fare alleanza (pur con varie questioni divisive tra le varie forze), accaparrandosi gran parte dei seggi dell’uninominale, mentre il fronte avverso non riesce ad essere unito, nemmeno tatticamente, pagando un alto prezzo e di fatto non riuscendo più ad essere competitivo, il che comporta un sentimento di frustrazione e di grande delusione nel proprio corpo elettorale (che accentua la sempre più alta astensione dal voto). E va anche detto che, poi, nella pratica quotidiana della politica, si fa molta fatica a ragionare in termini di coalizione e di metodo maggioritario (e il rosatellum è un misto di maggioritario e proporzionale seppur più mitigato rispetto all’impianto del c.d. mattarellum): quanto avvenuto nel centro destra prima della formazione del governo, con l’elezione del presidente del Senato La Russa con la posizione assunta da Forza Italia e da Berlusconi (e poi con le gravi affermazioni pronunciate pro Putin e contro Zelenski) rappresenta un elemento indicativo di come le singole forze polit iche non digeriscano poi più di tanto il maggioritario e agiscano in genere stressando il sistema, tanto è vero che mai un governo eletto dopo una vittoria netta è poi riuscito a reggere per l’intera legislatura. A sinistra e nel centro sinistra le cose vanno molto peggio, visto che si è litigato anche per le vicepresidenze delle camere e insomma per le poltroncine, e ci si becca come i famosi polli di Renzo di manzoniana memoria. Tutto questo ragionamento per dire che bisognerà mettere mano ad una legge elettorale che sia confacente al reale quadro della politica italiana, risolvendo una volta per tutte, in maniera chiara e marcata, il dilemma tra sistema proporzionale e sistema maggioritario. E comunque, a livello politico, staremo a vedere quel che avverrà già nei prossimi mesi nei vari campi della nostra politica, una volta varato il governo Meloni: misureremo il grado di capacità di stare insieme del centrodestra (a guida Meloni e con Lega e Forza Italia usciti malconci dalla prova elettorale e con leadership ormai in fase calante), e di come dare risposte adeguate ed univoche soprattutto sul campo economico interno (con un occhio alle compatibilità nel sistema UE) e sul campo internazionale, con la guerra che investe l’Ucraina e che ha forti ripercussioni in tutta Europa (e qui le dichiarazioni di Berlusconi hanno creato ovvi malumori e sospetti in Europa e negli USA). Da destra, Giorgia Meloni è chiamata ad un ruolo difficilissimo: al netto di tematiche identitarie per lo più divisive nella società, dovrà in un qualche modo collegarsi ed accreditarsi alla realtà moderata del Partito Popolare Europeo. E vedremo come il centrosinistra riuscirà (se riuscirà) a superare questa fase davvero poco entusiasmante: molto dipenderà dalla capacità di rinnovamento e forse rifondazione di cui sarà capace il Partito Democratico e della capacità di far nascere nuove leadership all’altezza delle sfide in corso, recuperando una capacità di dialogo con le altre forze – Terzo polo di Calenda-Renzi al centro e 5 Stelle di Conte (a sinistra?) – e superando rancori e risentimenti che hanno caratterizzato (n negativo) tutta la campagna elettorale e poi i primi passi nel nuovo Parlamento. A sinistra (centrosinistra per la verità) credo che vada ripassata e rilanciata la visione fondativa che fu di Romano Prodi e Walter Veltroni, di una forza che non si divida tra un centro popolare e liberale e una sinistra più radicale: solo così si esce dalle sabbie mobili di una crisi altrimenti pesantissima e che rischia di lasciare agli antagonisti di destra campo libero per almeno un decennio.

Antonio Belliazzi

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