Dalla penna alle note

Quando la letteratura ispira la musica

Caro lettore, c’è da sempre un rapporto di reciproca influenza e ispirazione fra la letteratura e la musica: quanti libri, infatti, sono stati lo spunto o l’oggetto palese della creazione di brani musicali? Quello tra letteratura e musica è un rapporto ancestrale: i poemi classici, le ballate medievali, l’opera, ne sono solo un esempio. Anche cantautori e rock band hanno attinto e continuano ad attingere a piene mani ai personaggi dei romanzi o ai versi dei poeti nella stesura delle loro canzoni. L’ispirazione può essere palese sin dal titolo oppure più velata.

È il caso dello splendido Non al denaro non all’amore né al cielo, album capolavoro di Fabrizio De André del 1971 e ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, opera del 1915 ma pubblicata per la prima volta in Italia nel 1943 con la traduzione dall’inglese di Fernanda Pivano, la massima esperta di letteratura americana in Italia. «Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo» – parlava così Faber in un’intervista concessa a proprio alla Pivano. Come altri dischi di De André, Non al denaro non all’amore né al cielo è un concept album, ovvero un intero album basato sullo stesso argomento: in questo caso le poesie di Edgar Lee Masters.

Oltre a De André, autore dei testi, all’interno del concept troviamo nomi del calibro di Edda Dell’Orso (voce solista di molte colonne sonore di Ennio Morricone), Nicola Piovani (co-autore delle musiche e futuro premio Oscar), il chitarrista Bruno Battisti D’Amario (anche lui proveniente dall’orchestra di Morricone) e il polistrumentista Vittorio De Scalzi, membro fondatore dei New Trolls recentemente venuto a mancare. Le epigrafi in versi dei defunti che dormono sulla collina diventano lo spunto per ritratti indimenticabili come Un giudice, Un chimico, Un matto, Un malato di cuore, Il suonatore Jones e molti altri.

Poesia che incontra poesia e gli arrangiamenti senza tempo del cantautore genovese danno vita a nuovi capolavori all’insegna di un disco mozzafiato e immortale, vanto italiano e pietra miliare della nostra canzone. Così come altrettanto mozzafiato è Il maestro e Margherita, romanzo geniale dello scrittore russo, Mikhail Bulgakov, che a sua volta ha ispirato i Rolling Stones e la loro Sympathy For The Devil (Simpatia per il diavolo), così come dichiarato – anche se poco lucidamente, non ricordando chi fosse in realtà l’autore – da Mick Jagger, leader della band: “Penso che l’ispirazione venne da una vecchia idea di Baudelaire, credo, ma potrei sbagliarmi. Alle volte quando rileggo i miei libri di Baudelaire, non la ritrovo. Ma era un’idea che rubai a uno scrittore francese. Ne presi solo un paio di frasi e le ampliai. La scrissi come una sorta di canzone alla Bob Dylan”. Mick Jagger incarna così un Lucifero che è in giro per San Pietroburgo con l’apparenza di un gentiluomo.

Tornando ai fatti di casa nostra, tra il 1977 e il 1980 Edoardo Bennato pubblica due fortunatissimi concept album: Burattino senza fili e Sono solo canzonette. La fiaba di Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, è alla base del primo. Il gatto e la volpe, dove sono i due bricconi del titolo a prendere la parola e a proporsi come impresari all’ingenuo buratt ino, è la traccia più conosciuta, ma il disco è ricco di interessanti personaggi: Mangiafuoco, La fata e il congresso dei dottori riuniti intorno al capezzale del morente Pinocchio che si confrontano in Dotti, medici e sapienti. Il secondo album si rifà invece al romanzo di James Matthew Barrie, Le avventure di Peter Pan. Gli ingredienti fortunati sono sempre gli stessi: un’armonica, un po’ di rock, un buon libro come ispirazione e la vena creativa e scanzonata di Bennato a fare da sfondo. Canzoni come L’isola che non c’è, Nel covo dei pirati, Il rock di Capitano Uncino sono patrimonio collettivo, quasi al pari dei romanzi che le hanno ispirate. E seppure apparentemente i romanzi di Collodi e Barrie sembrino essere rivolti a un pubblico di soli fanciulli, in realtà i vizi e le virtù di cui parlano – e di cui parlano anche le canzoni di Bennato – sono tipiche del mondo degli adulti.

Tra De André e Bennato non può mancare un altro big della canzone italiana come Francesco Guccini: sono numerosi, infatti, i brani del cantautore bolognese ispirati alla letteratura – e non può essere diversamente per un professore di lettere come lui. Tra i più famosi c‘è sicuramente Cirano, canzone tratta dall‘album D‘amore di morte e di altre sciocchezze (1966) e ispirata all‘opera teatrale omonima Cyrano de Bergerac (1897) di Edmond Rostand. Il brano rappresenta, attraverso un‘accurata rilettura e riscrittura della pièce, una cruda e impietosa invettiva contro il mondo di quelli “col naso corto”, il solito gregge amorfo e conformista sempre pronto a puntare il dito verso il prossimo e verso il “diverso”. Cirano rimane solo, ma l‘amore per la bella Rossana saprà vincere anche la sua apparente durezza e cattiveria.

“Venite pure avanti, voi con il naso corto, / signori imbellettati, io più non vi sopporto, / infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio / perché con questa spada vi uccido quando voglio”.

Letteratura e musica sono dunque un binomio che va di pari passo, uno scambio di visioni e modi di esprimersi che sin dalla notte dei tempi si manifestano e continuano a interrogarsi, a testimonianza di quanto quella storia là, ambientata in un tempo e in un luogo lontanissimo, o in un tempo e in un luogo inesistente e mitico, in realtà descrive bene anche quello che sta succedendo a noi, qui, adesso. Viva la letteratura e viva la musica!

Tommaso Guernacci 

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