Due temibili insidie

Minuscole mosche pericolose o temibili parassiti che attaccano diversi frutti ed impongono vigilanza, tempestivo monitoraggio ed efficaci interventi per preservare produzioni ed economia.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ormai evidenti a tutti così come i relativi ingenti danni causati da diversi parassiti alieni: come la Minatrice serpentina degli Agrumi (Phyllocnistis citrella), il Punteruolo rosso delle Palme (Rhynchophorus ferrugineus), il Licenide dei Gerani (Cacyreus marshalli), il Killer dell’Olivo (Xylella fastidiosa), il Cinipide galligeno del Castagno (Cynipidae kuriphilus), la Cocciniglia tartaruga dei Pini (Toumeyella parvicornis), Cimice asiatica (Halyomorpha halys), il Cancro batterico Actinidia (Pseudomonas syringae pv. syringae), ecc.. Mosca delle olive Si tratta, come già noto, di pericolosi parassit i, peraltro, attualmente diffusi in tutte le aree a clima temperato-caldo del nostro pianeta. Essi sono estremamente polifagi e vivono pertanto a spese dei frutti di un notevole numero di piante, tant’è che ne risultano colpite indefinite specie vegetali di cui attaccano danneggiando, in particolare, i frutti di numerosissime specie e varietà: Pesco, Albicocco, Melo, Pero, Fico, Arancio, Mandarino, Kaki e le preziose drupe dell’Olivo.

Mosca delle olive

Infatti, Ceratitis capitata (mosca della frutta o mosca mediterranea) e Bactrocera oleae, vale a dire la mosca delle olive, tra le diverse insidie in grado di danneggiare i salutari frutti prodotti dalle nostre alleate diverse piante, coltivate in frutteti specializzati e in numerosi giardini ed orti familiari, risultano i due più insidiosi ed importanti parassiti, economicamente rilevanti. Infatti, nell’Italia centro-meridionale, nel nostro comprensorio e di conseguenza nei diversi frutteti familiari di Cori, risultano segnalazioni danni importanti per la cascola di frutti (pere, arance, olive) colpiti e riconducibili ad attacchi dei suddetti micidiali insetti, forse non sufficientemente conosciuti! Pertanto, con l’intento di offrire una occasione di una corretta conoscenza ai differenti frutticoltori interessati (verosimilmente preoccupati), sembra indubbiamente opportuno suggerire alcune indicazioni per poter mettere in atto utili e tempestivi interventi onde evitare o almeno limitare i seri e gravi e danni da attacchi di tali piccoli nonché micidiali Ditteri.

Inoltre, per ragioni di spazio, l’autore dell’articolo sorvola su alcuni aspetti ed invita i lettori interessati od affezionati (oltre che diligenti agricoltori) a rivedere il ciclo biologico sia della mosca della frutta (C. capitata) sia della mosca dell’olivo (B. oleae), rispettivamente descritti nei suoi precedenti articoli su “IL CORACE: a) – (di ottobre 2012) = La mosca della frutta; b) – (di ottobre 2003) = “LA MOSCA DELL’ OLIVO: principale problema nella difesa delle produzioni olivicole” pubblicato su “IL CORACE”! I gravi danni, che possono verificarsi sui frutti ottenuti dalle diverse colture frutticole sono provocati: a) dalle punture della ovideposizione che causano la comparsa di aree zonate e mollicce (soprattutto sugli agrumi) soggette, successivamente, a marcescenza; b) dall’attività delle larve che, sviluppandosi in modo gregario dentro ai frutti, si nutrono della polpa provocando anche il disfacimento molle della stessa che, viene poi attaccata dai vari agenti fungini i quali causando marciumi, provocano così la completa degenerazione dei frutti; c) dalla cascola (caduta) della maggior parte dei frutti colpiti che risultano ovviamente avariati ed inutilizzabili.

Le prime olive colpite possono essere osservate già in giugno-luglio sulle cultivar precoci e su piante recettive con pochi frutti. I danni variano comunque da un anno all’altro e da zona a zona in quanto la biologia di questo insetto è molto influenzata dalle condizioni climatiche locali (microclima). Sono favorevoli al suo sviluppo le estati umide con temperature non elevate (32°-34° ºC) come quella del 2002 di cui ricordiamo i danni su tutto il territorio nazionale, mentre l’estate 2003, particolarmente secca e con temperature elevate, è risultata sfavorevole alla temibile mosca.

Mosca della frutta

Le larve di tale mosca sono la principale causa dei danni, scavano gallerie nella polpa delle olive e determinano una perdita di polpa tra 50 e 250 mg/larva, corrispondente ad una riduzione di olio dal 3 al 20%. Tale danno diventa più elevato se si aggiunge la perdita della intera drupa per una cascola non recuperabile, specialmente quando l’attacco è precoce e la raccolta è tardiva. Così, al danno diretto va aggiunto quello indiretto per l’alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche dell’olio. Infatti alle olive degradate, per attacchi da mosca, ammaccature, sur-maturazione e per insorgenza di microrganismi indesiderati o anche in giacenza nei frantoi o a terra prima di essere molite, inizia uno scadimento qualitativo dell’olio per effetto della lipasi, enzima che scinde i trigliceridi liberando gli acidi grassi. L’esito è l’ottenimento di un olio scadente per l’elevata percentuale di acidità, di perossidi e per la diminuzione di polifenoli. Frequenti controlli, infatti, consentono di monitorare il parassita, di verificare “la soglia di intervento” (10-15% di infestazione) e di poter intervenire quando la mosca è più vulnerabile. Il rilievo va effettuato prelevando un campione di 100 olive secondo specifiche regole per cui, normalmente, si opera su 100 piante/ ettaro (1 oliva/pianta) o su 10-20 piante/ha (10-5 olive/pianta). Il campione va esaminato con adeguate attrezzature (lenti-stereomicroscopi) per valutarne l’infestazione attiva (su 100 olive) delle uova e del numero di larve vive (di 1°2°-3° età).

Attualmente la forma di difesa (larvicida) si attua con l’uso di prodotti che espletano un’azione endoterapica con buone capacità di penetrazione e (nel rispetto dell’ambiente) solo quando l’infestazione attiva ha raggiunto la soglia al 1015% che si riduce per le olive da mensa. Le sostanze attive idonee (deltametrina, triclorfon, fention) per le loro caratteristiche lipofile (solubili quindi nelle sostanze grasse della drupa o oliva) impongono il rispetto del tempo di carenza (intervallo di sicurezza). Tale tempo non dipende dalla classificazione tossicologica del prodotto fitosanitario, ma dalla capacità di degradazione della sostanza attiva. Altre tecniche adottate contro la mosca si riferiscono alla adulticida ed alla biologica con le “catture massali” con pannelli attract and kill.

Giovanni Conca Agronomo

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