Juana Romani, la veliterna

Giovanna Carolina Carlesimo, artista di Velletri

Accadde oggi in Alta Savoia, Francia. Da un breve dialogo. Alla lezione di karatè di mia nipote Clara, mia figlia ha incontrato una piccola e minuta donna molto discreta, con sé aveva una bimba graziosissima, silenziosa e piacevole. Cominciano a parlare e dalla conversazione si avverte un forte accento. Alla terza frase mia figlia Tania le domanda: “Vous etes de quelle origine?” e lei risponde: “Italia”, e poi le chiede, “di dove?” “Sicilia”! risponde lei e di rimando, “da dove viene”? “da Roma”! “Io vivo qui da un anno”, ribatte la giovane sicula “e voi”? “è da 21 anni che sono qui”, le risponde mia figlia. Allora la signora molto preoccupata le dice:” Sofia, mia figlia non vuole stare con nessuno, solo con me, solo con me, accetta solo me!” Tania le risponde: “non si preoccupi, andrà tutto bene, la sua adorabile bimbetta deve crescere un pochino e poi troverà la sua dimensione e lei le starà sempre accanto. Insieme troverete il giusto equilibrio”.

La ragazza siciliana le replica, “la lingua francese è difficile”. Tania con saggezza le replica:” Si aiuti con la televisione, anche con piccoli programmi… all’inizio la televisione sarà rumore, poi lentamente si trasformerà in suono e inizierà a capire…… quando inizierà à capire sarà bellissimo, come se le sue orecchie si aprissero di botto”. L’addestramento di karate di Clara, mia nipotina era terminato e ha posto fine al colloquio con la ragazza siciliana. Mi piace immaginare che la stessa cosa sia avvenuta a Giovanna Carolina Carlesimo, poi “Juana Romani” e sicuramente accadde come raccontato nel libro di Marco Cosentino e Domenico Dodaro dal titolo “Madame Vitti” edito da Sellerio-Palermo. Giovanna, nata a Gallicano nel Lazio il 14 aprile 1867 da Giacinto Carlesimo e da Manuela Schiavi si trasferì con la madre a Velletri mentre il padre, suo malgrado, finì a far parte del brigantaggio politico prima e criminoso poi. Manuela, la madre, entrò a servizio presso la ricca e borghese famiglia dei Romani. Nel 1876 Manuela, avendo intrapreso con Temistocle Romani una relazione, emigrarono con la piccola Giovanna, a Parigi.

La neo-famiglia si stabilì nel quartiere latino. Giovanna apprende abilmente la lingua francese, guarda e accumula esperienza, questo la rende unica. A quattordici anni inizia la sua professione di modella presso l’Accadémie Julian e Colarossi, come tanti, molti ciociari che emigravano in Francia. Sguardo acuto, sensibilità eccelsa, era talmente innamorata dell’arte che “rubava con l’occhio” il mestiere ai maestri per cui posava nell’Académie di Madame Vittì, di Maria Caira di Gallinaro (modella-imprenditrice), sposata con Cesare Vitti (modello), che fu l’unica e la prima accademia al femminile di Parigi. In seguito studiò presso il Salone di Filippo Colarossi di Picinisco, frequentato da Modigliani, Falguiére, Claudel, Matisse e sempre il Colarossi, scultore, la indirizzò presso gli studi dei più grandi accademici e la favorì nell’ascesa del mondo dell’arte.

Nella Romani si intrecciano e si fondono le abilità ed il talento di modella e di pittrice. Abilità che Juana aveva già sperimentato in altri “Atelier” come quelli di Jean-Jacques Henner, Carolus Duran e Ferdinand Roybet. Ben presto abbandona le accademie private, per indirizzarsi verso chi fosse più incline ad assecondarla nelle sue aspirazioni di pittrice. Con la ‘Nymphe Chasseresse’ (Diana Cacciatrice) di Alexandre Falguière del 1884, Giovanna Carlesimo crea il suo pseudonimo, “Juana Romani” e si lancia nella sua carriera d’artista. Importante è l’incontro con Carolus-Duran, pittore che la raffigurò in numerosi ritratti dal vigore realista tanto da farne uno dei maestri più in voga di Parigi. La ‘Romani’ ebbe rapporti di lavoro con Victor Prouvé, pittore, scultore e incisore francese membro del movimento artistico e direttore della École Des Beaux-Arts de Nancy, punta di diamante dell’Art Nouveau.

Juana che già si era resa conto delle sue qualità artistiche non solo seguì le sue intuizioni ma apprese con passione l’arte dei suoi maestri immergendosi in quel crogiuolo esperienziale della Parigi Belle Epochè carpendone i segreti. Victor, che aveva capito il carattere estroverso della pittrice le lasciò “scarabocchiare”, a t itolo d’incoraggiamento le sue esercitazioni preparatorie. Posò per Raphaël Collin pittore vicino al movimento simbolista e fu ritratta da Jean-Jacques Henner, il “pittore delle ninfe” in numerosi studi idealizzati. La Romani, dal 1884, diverrà la modella ispiratrice di Ferdinand Roybet: apparve in scene di genere e ritratti esclusivi che ne celebrarono la bellezza e affermarono il suo status di pittrice.

La “Veliterna”, già dal 1887, iniziò a prendere lezioni nell’atelier “Des Dames”, scuola di pittura riservata alle donne, da Henner e negli stessi anni da Roybet che la indirizzò al genere del ritratto in costume. Infine, l’Accademia di Filippo Colarossi accettò anche le studentesse, permettendo loro di dipingere modelli maschili nudi e fu un ulteriore passo avanti nella via dell’emancipazione. Juana fu bene accolta dalla critica, Louis Gonse ne “Le Monde moderne” nel 1896 scrive, “Que cette jeune et sympathique artiste me pardonne de lui dire sans périphrases que je la trouve plus habile que M. Roybet lui-même”: «Che questa giovane e simpatica artista mi perdoni di dirle senza perifrasi che io la trovo più capace di M. Roybet stesso». Nel 1901 tornò in visita ufficiale a Velletri, con il maestro Roybet, lo scultore Ernesto Biondi, il poeta Trilussa, che nella visita alla Cantina Sperimentale recitò alcune sue poesie, mentre il suo amico Antoine Lumière, padre dei fratelli Lumière, omaggiò la città di un apparecchio cinematografico.

Visitò la Scuola d’Arte e Mestieri e per l’occasione Juana donò 5.000 Lire all’istituzione per fondare borse di studio per gli allievi, a seguito di ciò le Autorità Cittadine la denominarono: “Scuola d’Arte Juana Romani”, poi Istituto Statale d’Arte e oggi, Liceo Artistico. Sempre nel 1901 partecipò, come pittrice alla mostra nella sala del Lazio, della IV Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia, con il quadro l’Angelica. In Francia oggi viene apprezzate tra le migliori artiste del periodo che più rappresentano l’Italia nel mondo. Nell’immagine di Angelica, la pittrice raffigura l’eroina dell’Orlando Furioso in una giovane dai lunghi capelli ramati, pettinati e spazzolati che si amalgamano nell’oscurità dello sfondo da cui emergono in un tenero incarnato, il volto, il collo, il petto acerbo e gli occhi che fissano e sfidano l’osservatore. Il mantello damascato, frutto di un sapiente studio sull’arte classica del ‘500 mostra la maestria decorativa della pittrice che la collega con sapiente memoria ai pittori venet i. Il nuovo, dunque, nell’arte rivisitata del costume indossato dalla sua modella preferita, Annette Caira, l’antico nei capelli color rame che sbalzano sensuali dallo sfondo rosso scuro rendono ancora più attuale e cosciente la meditazione sulle storie delle sue eroine unite in una sapiente miscela “dé novo e d’antico”.

Il taglio fotografico del dipinto, l’impostazione a piramide con la luce che lentamente sale dal basso e ne scolpisce la fisionomia fa di quest’eroina dell’epica cavalleresca l’immagine del riscatto di Juana, che porta con sé nella pisside sospesa tra le mani, il senno perduto dell’Orlando innamorato e furioso.

«… la donna non abdica all’artista, al contrario la sua arte sarebbe piuttosto fatta di un femminismo esagerato…Ebbene, immagino che se le grandi seduttrici Dalila, Giuditta, Angelica avessero saputo dipingere avrebbero tracciato queste immagini allo stesso tempo f iere e deliziose come ha fatto Juana, e, nelle quali mi è sempre sembrato che ci fosse molto di sé stessa.»
-Paul Armand Silvestre, Album Mariani, Juana Romani-

Questa memoria è dedicata alle alunne e agli alunni dell’Istituto “Juana Romani” di Velletri, ai professori, al Preside Giglio Petriacci.

Ezio Cecinelli 

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora