Smarrire la fede

Per quelli avanti di qualche generazione, si direbbe più appropriatamente: “non c’è più religione”. Quando una casa non viene più abitata per un po’ di tempo, specialmente se sita in aperta campagna, le erbe crescono intorno, appaiono qua e la chiazze di umidità, gli intonaci si sgretolano e l’abitare per l’uomo si complica e, con il passare degli anni, diventa impossibile. Aveva conosciuto momenti di splendore, quando la famiglia intera viveva non sotto le stelle, bensì sotto un tetto, che riparava dalla pioggia insistente, dal calore estivo e dal rigido termometro invernale. La religione, come la pace, non si perde, ma soltanto si smette di usarla. Nella mia esperienza personale (lunga o corta che sia non importa), non ho mai sentito spettatori di qualsiasi estrazione religiosa, godere e applaudire chi inveisce contro Dio, i Santi e gli esseri umani. Negli occhi di tutti, si nota un disagio intimo e, l’aspettativa che il tutto ritorni alla calma, con una distinzione molto marcata, se partecipiamo da protagonisti, spettatori o gente transeunte. Forse più che persa, la fede (ma lo stesso dicasi della pace), la si copre di detriti, che lentamente si impossessano degli spazi destinati a funzioni nobili e, estendono il loro dominio maleodorante, sull’area presa di mira. Ogni gesto disatteso, o turbamento deviato dal crescere nel bene, acquista potenza distruttrice nel male. Per la vita vissuta in condizione ottimale, si debbono curare tre relazioni: con il trascendente – vale anche per coloro che si dichiarano atei, con gli altri è la cosa più difficile da raggiungere con se stessi. Domandarono alla Madre Teresa di Calcutta: “qual’è il primo nemico da abbattere per una sana e piacevole convivenza?” Risposta: “io” Da quanto tempo non rivolgi il nasino all’insù, verso il Santuario, la cui titolare (Soccorso), ti attende in ogni momento?

Padre Luca 

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