Storie dormienti

Dormono le storie perdute sui sentieri del tempo. Sognano di schiudersi al ricordo… …per poi raccontarlo…

Continuo l’intreccio di nuove trame alla ricerca del legame tra famiglie e spazi mettendo in luce l’anima di Cori, poiché è con il rapporto tra uomo e luogo che la memoria diviene identità. Le vicende familiari si intrecciano continuamente tra situazioni particolari ed elementi generali in uniformità e continuità. Premetto che in tutte le famiglie che nominerò si trovavano magistrati, sacerdoti, notai, militari, medici e avevano ruoli di comando nella cittadina come priori e consiglieri.

Da porta Romana devio per via Goldoni, a destra davanti a una scalinata, c’è il portale con lo stemma dei Luciani arrivati nel 1600 da Segni dove, all’altare maggiore della cattedrale, hanno la cappella gentilizia[1]. Evidenzio che lo stemma è simile allo stemma Chigi, ha tre colline, quella al centro più alta è sormontata da una corona. Torno indietro e incontro il palazzo dei marchesi Riozzi. Nell’Ottocento Pietro ereditò il palazzo Fasanella, mentre il fratello ereditò il palazzo Riozzi e si trasferì a Roma[2] ma continuò a tornare qui per villeggiare. L’ultimo della famiglia allargata a risiedere in estate fu il padre del sindaco Veltroni che ricordo passeggiare verso la Croce. Il primogenito ereditava il palazzo. Un proverbio corese recita: -Spartisci palazzo e diventa cantone-. Per evitare la frammentazione dei beni, i secondogeniti e i seguenti sceglievano tra le carriere militare-religiosa-civile.

Così le famiglie mantenevano il loro lustro conferito da parenti autorevoli in ogni campo. Al successo familiare contribuiva anche la rete dei rapporti che si consolidavano con i matrimoni.

E le donne? A loro veniva imposto il marito, la dote o la monacazione. Senza dote non si sposavano né si monacavano. I notai difesero le donne alle quali diedero voce riportandone parole, emozioni e decisioni e scopriamo che, nonostante l’epoca, le donne decidevano. Arrivo a piazza Romana sulla quale si affaccia il palazzo Landi-Vittori dal cui balcone don Pellegrino Landi Vittori sedò una rissa in piazza. Era pronotario apostolico, avvocato dei poveri presso la Curia romana[3]. Fu antenato di Luigi (n. a Velletri) vescovo di Assisi quando si ritrovò il corpo di S. Chiara nel 1850. Nel palazzo confinante abitavano i della Porta con lo stemma sull’architrave, ho trovato nascite e matrimoni fino alla metà dell’Ottocento. Lungo via Ninfina, incontro il palazzo dei Coronati notai romani integerrimi, con il loro cuore scolpito sulla porta. Passo davanti alle magioni dei Maggi con lo stemma stellato ,vennero da Capua nel 1430[4], dei Ricci presenti dal 1347[5].

Piazza Ninfina era piena di botteghe, compresa la spezieria dei Colangeli, era chiamata la piazza delle sette torri. Ora se ne individua solo una, ma ci racconta l’importanza delle attività commerciali aperte al sentiero a metà costa dei Lepini verso Ninfa ed oltre, quando la pianura era palude. Da qui partono due strade, una coperta, l’altra è via Laurienti che sale verso S. Salvatore, S. Michele, il Piglione, quartieri di artigiani con i palazzi: Celli, Tiraborelli, Cataldi, Corbi, Corradini, Lutji che sembrano assumere il significato dei nodi di tessitura viaria ed indicano direzione e controllo. Anche le famiglie artigiane sentirono il bisogno di scalare la società già a partire dal 1600. Non fu estranea la spinta dei Maestri delle Arti venuti dal nord. I Mafalei giunsero da Sermoneta nel Quattrocento[6]. Tommaso speziale, aveva l’apoteca aromataria al Piglione chiamata Fantangolo (così leggo). Ebbe due figlie: Catharina e Teresa. Catharina sposò il nobiluomo Hortensio Marchetti, miracolato da padre Tommaso Placidi, con una dote di 1500 scudi più acconcio (corredo) e mobilio, Teresa sposò il medico condotto Domenico Galeotti di Capranica di Sutri. Nel contratto Sponsalia la dote per Teresa è uguale alla sorella, è presente Domenico con i fratelli Procuratori Leopoldo e Orazio. Questi decidono che la porzione ereditaria di Domenico, qualora morisse, sarà devoluta a Teresa[7]. Durante la grande carestia del 1764, morì il piccolo di Teresa e Domenico. Tommaso dolente decise che alla sua eredità: debbano succedere i figli maschi di Teresa e Domenico, e di Caterina e Hortensio, per la porzione che spetta a ciascheduno, e in mancanza di f igli maschi debbano succedere le femmine. Accadde che Costanza, nipote di Tommaso, f iglia di Vincenzo e Oliva Zampini erede di un parroco, fu l’ultima Mafalei, ereditò anche il capitale della madre[8]. Nel 1791 fu chiesta in sposa dal conte Francesco Saverio Colacicchi di Anagni portando una dote importante. Nel sett. 1867 il bambino Ignazio Tommasi con l’orafo Augusto Colacicchi, di Anagni, residente a Cori, erano in viaggio da Velletri per Cori quando la loro diligenza fu assalita dalla banda Panici che li rapì[9]. Le trattative furono difficili e il riscatto fu salato. Si riporta che Colacicchi avesse un comportamento ambiguo, inspiegabile e scriveva al fratello ad Anagni con un nome diverso. Assunse il profilo di artista squattrinato pur essendo orafo e tale si fece credere. La banda Panici era ben conosciuta per la sua efferatezza anche ad Anagni, Colacicchi riuscì a farsi liberare pagando un riscatto inferiore rispetto a quello del bambino. Probabile che lui fosse oltremodo prudente ed ipotizzo che abitasse qui in modo dimesso per vendere le proprietà della sua antenata con grande discrezione. D’ altronde i Mafalei erano estinti e dimenticat i, nessuno conosceva il Conte Colacicchi e lui certamente non lo aveva rammentato… Intanto il DNA mitocondriale degli estinti Mafalei continuò a sopravvivere tramite la linea femminile.

Giancarla Sissa 

[1] Ringrazio il dott.Alessandro Luciani per il sigillo con stemma e le notizie di famiglia.. [2] Ringrazio la professoressa Arria Tommasi per le notizie di famiglia. [3] Nacque nel 1601 da Gregorio e Benedetta Montagna, morì in odore di santità nel 1686.. .A.AGOSTINELLI, La Madonna del Rosario a Cori.-Memorie- p. 61 Latina, 1996. Cfr. MARCHIAFAVA G.M. Breve istoria della chiesa e miracolosa immagine di Maria Santissima intitolata del Soccorso esistente nella città di Cori. Con l’appendice della vita di D. Pellegrino Landi Vittori della stessa città. Roma 1821. Ringrazio la cara collega Antonietta Agostinelli. [4] P. S.LAURIENTI , Historia Corana….c.94 [5] Ibidem, c.109. [6] P.PANTANELLI, Notizie storiche della Terra di Sermoneta edite da L Caetani.TOMO I, L. IV, pp. 422 e 460. Edizione anastatica, Roma 1992 .Cfr..Historia Corana, c.94, padre Sante Lurienti non spiega la provenienza ma informa che abitano a S. Salvatore ed elenca nomi e matrimoni con famiglie importanti. [7] A.S.L. Notarile Cori, C.A.Coronati b. 151 [8] Notaio A.A.Rolfi, b171 b172 [9] A. SCONOCCHIA, La Banda Panici al tramonto dello Stato Pontificio. Cronaca del rapimento Tommasi –Colacicchi, Roma 2003,pp.197-246.

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