Verso le regionali, tra accordi e disaccordi

Grandi manovre in corso negli schieramenti politici per le elezioni nelle Regioni di Lazio e Lombardia, le maggiori, più popolose e più importanti del Paese, con dentro Roma e Milano, il che da davvero una grande valenza politica a questo voto, previsto per il febbraio 2023. Test importantissimo di suo, e ancor di più in relazione al voto politico del 25 settembre scorso. Costante in entrambe le regioni, il trend che vede, al solito ormai, il centrodestra muoversi unito e invece il fronte del centro – sinistra spaccato: su questo fronte la lezione del 25 settembre non ha insegnato molto pare. Nel Lazio, la nostra Regione, vediamo quale è ad oggi la situazione.

La Regione storicamente alterna da decenni maggioranze di centrosinistra e centrodestra. Il centrodestra, oggi all’opposizione, marcia unito e, inutile dirlo, è dato largamente in vantaggio nei sondaggi: il candidato ufficiale ancora manca, anche se i rumors indicano soprattutto l’On. Fabio Rampelli, politico di lungo corso della destra romana, ma anche il pontino Nicola Procaccini, (parlamentare europeo) e c’è chi vedrebbe bene (dicono la stessa Giorgia Meloni in primis) la consigliera uscente (oggi eletta in Parlamento) Chiara Colosimo, oltre al nome che pure circola di Francesco Rocca, attuale presidente della Croce Rossa. Ma insomma, al di là del nome, il vento spira in quella direzione. Il centro-sinistra al solito non è unito, anche in una Regione dove col Governatore Nicola Zingaretti (titolare di un accorato appello indirizzato a Letta, Calenda, Renzi e Conte) governavano PD, sinistra, Italia Viva e Cinque Stelle, quindi c’era il tutti insieme già collaudato: e si che questa sarebbe l’unica possibilità per provare a ribaltare i pronostici negativi.

Invece l’accordo tra PD e Cinque Stelle sembra in alto mare (anche se non manca chi ancora prova a lavorarci), mentre il Terzo Polo con il candidato Alessio D’Amato (già assessore alla sanità uscente) ha detto sin dall’inizio di si: la situazione è in fieri quanto alle alleanze (ma non sul nome del candidato governatore) e tutto sembra teoricamente ancora possibile, salvo – ad esser sinceri – che si riesca però a rimontare il vantaggio accumulato dalla destra. Venendo adesso alla Lombardia, feudo storico del centrodestra, va detto che per il presidente uscente Attilio Fontana c’è unità della coalizione, ma un fatto nuovo e non da poco va registrato: l’uscita della vicepresidente Letizia Moratti (personaggio di assoluto rilievo nazionale), che si candida con la sua civica e col Terzo Polo e che ha provato vanamente a coinvolgere il PD.

Il Partito Democratico si è trovato spiazzato e lascia sul campo una possibile candidature di livello e di chiaro spessore riformista (Carlo Cottarelli), per ripiegare sull’anima di sinistra-sinistra dell’europarlamentare Francesco Majorino, con una scelta di campo identitaria (ma di un’identità che non è quella del Pd lombardo, storicamente riformista) , e che sembra di bandiera, cercando allo stato, un rapporto peraltro non scontato col Movimento 5 Stelle (che non è nemmeno particolarmente forte nella regione). Probabilmente un’occasione persa per cercare di riprendere la Regione dopo decenni, come valutato da vasti importanti settori di opinione, anche se va detto come la Moratti non era facile da digerire per i democratici e certamente divisiva.

Da segnalare la “furbata” del Terzo Polo (che comunque punta ad un risultato buono e a mettere il dito nella piaga nei mali che affliggono il PD in questa fase), che ha puntato più ad intestarsi l’operazione che non a cercare di farla digerire ai democratici (ammesso che potessero mai digerirla). Questo è quanto, giusto per riferire quel che bolle in pentola per le elezioni delle due più importanti regioni italiane, in un voto che – a pochi mesi dalle elezioni del parlamento – assume sempre più una rilevanza politica generale.

Antonio Belliazzi 

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