Nel Lazio alleato con Calenda, in Lombardia con i Cinque Stelle
E torniamo alle elezioni regionali del febbraio 2023, importantissime perché riguardano la nostra Regione (Lazio) e insieme ad essa l’altra regione più importante d’Italia (Lombardia), e sono una sorta di verifica del voto delle elezioni politiche del 25 settembre scorso. Rispetto allo scorso articolo non abbiamo grandi nuove, visto che la situazione in Lazio e Lombardia è stazionaria.
Nella nostra regione il centrodestra è favorito: il candidato sarà Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana, un “civico” già in predicato come Ministro della Sanità, sponsorizzato dalla Premier Meloni, che l’ha spuntata rispetto agli altri nomi in lizza, Rampelli, il pontino Procaccini, e la Colosimo, tutti con un profilo marcatamente politico); mentre il centrosinistra (allo stato PD e Terzo Polo) punta sull’assessore uscente alla sanità D’Alessio, cui pare non si aggiungeranno i consensi del Movimento 5 Stelle, che sta cercando un proprio candidato autonomo, e cui potrebbe anche mancare l’appoggio della sinistra di Fratoianni (tentata dal correre insieme ai 5 Stelle, spaccandosi con i Verdi). Insomma una battaglia, quella laziale, fortemente caratterizzata dall’attenzione ai temi della sanità (e ciò sarebbe auspicabile).
In Lombardia confermata la corsa a tre, tra Fontana (centrodestra), Moratti (civica e terzo Polo) e Maiorino (Pd e sinistra), con il Movimento 5 Stelle qui vicinissimo all’ accordo col Pd: dato in netto vantaggio (ma non con grandi percentuali) il centrodestra dell’uscente Fontana.
Va detto però che i pronostici a favore del centrodestra, sia nel Lazio che nella Lombardia, sono fortemente condizionati dalle divisioni presenti nel fronte avverso, e che altrimenti c’era spazio per battaglie sul filo del rasoio: nella nostra regione il distinguo dei 5 Stelle sa più di ripicca perché il candidato prescelto è stato indicato dal Terzo Polo tra gli esponenti Pd in corsa. In Lombardia non si è colta l’opportunità (comunque oggettivamente problematica) di convergere su Letizia Moratti, per cercare di rompere il blocco sociale e politico che da venti anni governa quella regione; vanno però comprese le perplessità e contrarietà del mondo più di sinistra verso una esponente che in precedenze si è sempre collocata nel centrodestra.
L’impressione complessiva è che nel centrosinistra ci si muova senza una precisa barra, e che si stia in stand-bay in attesa degli esiti dell’infinito congresso del Partito Democrat ico (forse proprio l’appuntamento regionale avrebbe consigliato tempi più stretti), il che – come nelle elezioni politiche – favorisce un centrodestra che non fa e non farà probabilmente risultati strepitosi, e che però riesce pragmaticamente a stare unito ed a sfruttare le divisioni altrui.
Antonio Belliazzi