Tra i vicoli panni stesi…
Tra i vicoli panni stesi sussurrano al dondolio dell’aria, mentre s’illumina l’oblio, si distende la memoria, il passato diviene Storia.
Alla conferenza su G.B. Piranesi del 18 luglio 2021 presentai che l’artista potrebbe essere stato ospitato dai Ceracchi. Essi possedevano varie porzioni di terre, misuravano, erano religiosi, priori,consiglieri, amministratori dei possessi rimanenti dell’Abbazia benedettina, lavoravano i metalli ed erano artisti. A cavallo del 1700 l’orafo Silvestro si trasferì a Roma dove aprì bottega, forse su suggerimento di Giovanni Annibaldi Molara e della moglie Caterina Nunez quando in estate risiedevano nel palazzo di famiglia vicino a casa Ceracchi. Anche Domenico figlio di Silvestro era orafo, sposò la figlia di un importante orefice romano, nel 1751 nacque Giuseppe che divenne un grande scultore. Potrebbe Piranesi aver conosciuto l’orafo Domenico,usavano gli stessi strumenti, e suo figlio Giuseppe scultore? Certo che sì! Apro una parentesi sulla figura di Giuseppe Ceracchi, amico dei figli di Piranesi Francesco e Pietro. Egli fu insigne artista dalla vita avventurosa, le sue opere sono nei musei di mezzo mondo.
I tre giovani condivisero l’arte, la massoneria, la rivoluzione giacobina e l’esilio in Francia. Giuseppe ventenne viaggiò ispirato dalle idee rivoluzionarie, dall’Inghilterra si recò in America, divenne amico di G. Washington, di T. Jefferson, partecipò alle riunioni rivoluzionarie americane e scolpì i busti dei padri fondatori, da rilevare che le uniche immagini di alcuni di questi sono SOLO quelle del Ceracchi. Tornò in Europa, andò in Olanda, in Prussia alla corte di Federico il Grande, a Vienna presso l’imperatore Giuseppe produsse opere e sposò una viennese. Passando per Milano fece parte del movimento di liberazione patriottica, conobbe Ugo Foscolo che di lui scrisse: …di nobilissimo animo e di altissimi sensi. Tornò in Francia accolto da Napoleone come familiare, Ceracchi gli suggerì di scendere in Italia, così accadde. L’artista tornò a Roma, nel governo giacobino fu responsabile dell’arte con Antonio Canova.
Caduta la Repubblica i rivoluzionari dovettero fuggire in Francia, i fratelli Piranesi si im1 barcarono con Ceracchi a Civitavecchia sullo stesso piroscafo. Intanto Napoleone si era autoproclamato 1° console e Ceracchi complottò contro di lui perché aveva tradito la rivoluzione. Arrivato a Parigi fu scoperto e imprigionato. Napoleone andò a trovarlo in prigione, in nome della loro amicizia lo supplicò di chiedergli perdono e lui avrebbe concesso la libertà e numerosi benefici. Ceracchi non chiese perdono, non accettò nulla e fu ghigliottinato nel 1801. Quando al Congresso di Vienna Napoleone fu esiliato, i figli di Ceracchi vivevano lì, si attivarono non poco per farlo condannare. Nell’ Ottocento l’artista fu ricordato come patriota coraggioso e incorruttibile, quando G. Puccini ideò la Tosca, per narrare la figura di Cavaradossi s’ispirò alla vita e al carattere di Giuseppe Ceracchi. Non sappiamo se gli echi della sua arte e della sua morte arrivarono qui, ma conosciamo l’occupazione delle truppe napoleoniche nel convento di S. Oliva e la distruzione, sembra, dell’Archivio, nonostante Napoleone avesse ordinato di trasportare in Francia tutte le opere artistiche ed archivistiche italiche.
Sul pavimento della chiesa di S. Oliva c’è la lapide della terziaria agostiniana Chiara Ceracchi, zia di Fabrizio Ceracchi agrimensore, che potrebbe aver ospitato Piranesi. Però l’artista potrebbe anche aver vissuto gomito a gomito con gli Agostiniani poiché il Baccelliere del convento era padre Giuliano Ceracchi. Infatti Piranesi fu al convento ed esplorò la mitica grotta che racchiude. Egli dunque conosceva i Ceracchi di Roma e i Ceracchi di Cori pertanto, in un modo o nell’altro e lo affermo con prudenza, l’ipotesi dell’ospitalità potrebbe essere ragionevole. Fabrizio Ceracchi figlio di Domenico n. nel 1707, era una persona perbene e autorevole, più volte fu priore, aveva uno zio sacerdote, un fratello notaio, due figli in carriera ecclesiastica. La sorella Rosa Maria, n. nel 1714, orfana di entrambi i genitori era a Roma in un conservatorio nel 1732, tramite la marchesa Isabella Molara conobbe suor Lilia, fondatrice del monastero, la seguì a Viterbo per monacarsi prendendo il nome religioso di Maria Isabella della Volontà di Dio. Fu straordinaria badessa ed aveva l’arte familiare nel sangue. Scolpiva la cera per creare immagini sacre che fiorivano nelle sue mani diventando piccoli capolavori che suor Lilia regalava ai benefattori.

In particolare scolpì la statuina della SSma Maria Bambina per S. Paolo della Croce che da Orbetello nel maggio 1737 scriveva: «… mi fu consegnata la S.S. Bambina che non posso esprimere quanto mi sia cara per essere venuta da quella vera Serva di Dio suor Lilia…1. Suor Maria Isabella racconta:…m’impiegai continuamente nel fare statuette di cera rappresentanti il Mistero… il Signore mi ha dato la grazia di poterne fornire con qualche naturalezza… In tutto il corso della mia vita religiosa, finché mi hanno assistito le forze, ne ho fatte moltissime… Madre Lilia se ne serviva per promuovere la devozione … pareva si deliziasse nel vedermi applicata in un’opera così devota, animandomi perché riuscissero più belle ed amabili… ». Morì a Viterbo: « Cronologio il 14 novembre mercoledì 1798, Suor Maria Isabella della Volontà di Dio, al secolo Rosa Maria Ceracchi della città di Cori in età di 84 anni e di religione sessantuno … munita di tutti i Sacramenti spirò nelle braccia del Signore. Il corpo addivenne di maggior candore nella faccia e nelle mani. Restò flessibile, intatto, e come fosse addormentata. Fu molta la fama della sua santità e fu affollatissimo il concorso della Gente in quel giorno onde convenne con le debite licenze, aprire le porte del monastero per soddisfare alla sua devozione … e per lo spazio di tre giorni, per cui convenne tener sempre la Guardia della Truppa Nazionale… vi fu di mirabile che sebbene ancora durasse la Repubblica in Viterbo nel suo imponente rigore, e sebbene vi fossero a comandare i suoi niente devoti ministri, pure il Monastero non fu inibito a tenere le porte aperte a ricevere il Popolo…Vi è fama che facesse grazie, quale si spera dall’altissimo … che sia un’altra nostra vera Protettrice nel cielo ».
Giancarla Sissa