Il kiwi: era solo un “topolino vegetale”

A dieci “lustri” dal suo arrivo, il noto ed apprezzato frutto alieno, risulta ardito sul podio!

…con 25 mila ettari di superficie investita ad Actinidia e con una produzione di oltre 500 mila tonnellate (2006) l’Italia è attualmente il maggior Paese produttore di kiwi.

Mi piace qui ricordare i nostri intraprendenti e coraggiosi agricoltori che, a ragione, seguirono l’”inaffidabile” agronomo Ottavio Cacioppo (al tempo capo dell’Ispettorato provinciale Roma), peraltro non senza contrasti, con insolita scarsa fiducia e tra avverse opinioni, tramite i quali il “kiwi” giunse e si diffuse da noi, iniziando una storia di veri notevoli successi. Da evidenziare tra l’altro ed opportunamente la sorpresa dell’agronomo per il suo primo approccio (1971) con tale “topolino vegetale” e/o “frutto peloso” e per la novità frutticola, in Nuova Zelanda ed in Francia, che riusciva altresì a sdoganare nel nostro comprensorio, vale a dire l’estesa Provincia di Latina, iniziando da Borgo Montenero a San Felice Circeo e Cisterna.

Comunque, sembra opportuno precisare altresì che per “kiwi” si intende il frutto prodotto dall’Actinidia, una pianta verosimilmente originaria di una vallata dello Yang-tze della Cina attualmente conosciuta in tutto il mondo nonché diffusa e coltivata a diverse latitudini. La diffusione e la valorizzazione della su accennata pianta di Actinidia si deve, principalmente, alla Nuova Zelanda che, poco più di un secolo fa (nel 1906), diede inizio alla sua autentica espansione nel mondo presentandola con l’appellativo ossia con il nome volgare “kiwi” con cui fu indicato il suo frutto. Tale appellativo deriva tra l’altro da quello di un uccello (peraltro simbolo del Paese) che risulta piuttosto grosso, tozzo e privo di coda, ha un becco lungo e sottile, delle piume cascanti, le ali inadatte al volo e peraltro esteticamente davvero poco attraente!

Tuttavia, sembra opportuno evidenziare ossia asserire che il kiwi, è un autentico frutto delizioso, gustoso e dotato di interessanti proprietà nutritive, salutari e farmacologiche. Infatti viene indicato quale frutto idoneo a mantenere l’equilibrio dei parametri salut istici; come frutto dal gusto equilibrato e adatto per tutti i palati nonché come frutto facilmente identificabile e facilmente gestibile da parte dal consumatore. Tali qualità sono solo alcune delle molteplici definizioni e peculiarità attribuitegli che permettono di ident ificarne l’alieno kiwi: cioè un frutto ormai conosciuto e consumato in tutto il mondo e che tuttavia risulta prodotto con autentico successo solamente in alcune aree tra cui l’Italia che, fra i diversi Paesi produttori, è al 1° posto nel mondo e non solo per la superficie investita ma anche e soprattutto per la quantità e la qualità dei diversi frutti prodotti. Infatti, i produttori della nostra Provincia di Latina – primo areale di coltivazione in Italia – con circa 10 mila ettari coltivati, stanno diffondendo, oltre che il kiwi a polpa verde – Dorì e Soreli – anche le varietà più attuali, più apprezzate e a polpa gialla come “G3” (SunGold) della Zespri e “Jintao” della Jingold. !

In foto Ottavio Cacioppo, già Ispettore Prov. dell’Agricoltura di Latina

Ad ogni modo, si può dire che riveste notevole importanza economica solo in alcune Regioni così come il Lazio, il Piemonte, l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, aree queste in cui risulta concentrata la maggior parte della produzione nazionale. Infatti, con 25 mila ettari di superficie investita ad Actinidia e con una produzione di oltre 500 mila tonnellate (2006) l’Italia è attualmente il maggior Paese produttore di kiwi, confermandosi “leader nel mondo”! La più importante area di produzione è, come noto, la Regione Lazio che con 10.000 ettari di superficie coltivata e con una produzione di circa 180 mila tonnellate è la “Regione leader”. In particolare, la Provincia di Latina, grazie alle ottime caratteristiche pedo-climatiche, particolarmente, come noto, nell’area o comprensorio di Cisterna (“la capitale del kiwi”), alla professionalità e alla passione dei diversi diligenti frutticoltori, è considerata la migliore area di coltivazione dell’Actinidia a livello internazionale. Infatti, con 7.500 ettari e con una produzione annua di 140 mila tonnellate viene considerata la terra del kiwi, sancita peraltro anche dal riconoscimento, da parte dell’UE (Unione Europea), con l’IGP (Indicazione Geografia Protetta) il cui marchio da alcuni anni (2004) protegge il “kiwi Latina”. Tale area IGP “kiwi Latina” risulta compresa in due Province: a) quella di Latina, la più importante per estensione e produzione, che comprende nove Comuni: Sabaudia (parte), Latina (parte), Pontinia, Priverno, Sermoneta, Cori, Cisterna di Latina e Aprilia; b) quella a Sud di Roma che si estende su circa 2.500 ettari ed interessa altri sedici Comuni: Ardea (parte), Pomezia (parte), Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Lanuvio, Velletri, Lariano, Artena (parte), Palestrina, Zagarolo, San Cesareo e Colonna.

Sembra opportuno sottolineare altresì che, come tutte le altre coltivazioni, anche l’Actinidia è soggetta ai danni causati da diverse malattie (da funghi, da batteri e da virus), da vari parassiti animali oltre ai danni causati da particolari avverse condizioni o fisiologiche. Infatti, a tal proposito, secondo verosimili diagnosi di diversi tecnici contattati da Italiafruit News, condizioni o cambiamenti climatici come quelli della estate scorsa, estremamente calda e soleggiata, potrebbero risultare quale causa dell’ultima nota e molto lamentata diffusa moria.

Anche per questo, inoltre, diverse aziende si stanno attivando, organizzando e provvedendo a tal riguardo per realizzare delle autentiche coperture degli appezzamenti coltivati con reti ombreggianti. Una tecnica che attualmente risulta efficientemente realizzata da Diego Snidaro, produttore di Latina ed agronomo esperto di Actinidia chinensis. I diversi lettori interessati e consumatori di tale frutto esotico possono trovare relative maggiori informazioni su questo argomento anche su articoli precedenti già pubblicati negli anni scorsi, ad esempio vedere: “L’ACTINIDIA” su “Il CORACE” del mese di Dicembre 2005.

I ns. coltivatori consapevoli e responsabili sono tenuti a fare opportuno uso di agro-farmaci poiché potrebbero incidere sulla sanità e la qualità dei frutti. Sappiamo tra l’altro che è possibile contenere alcune problematiche f itosanitarie solo tramite una buona gestione agronomica quotidiana. A tal fine può essere proficuo menzionare o ricordare uno dei più semplici esempi: si può infatti asserire che il terreno di tali frutteti non dovrebbe mai essere troppo asciutto né troppo bagnato, per tale ragione è importante ed opportuno gestire l’irrigazione in funzione delle condizioni climatiche. Ciò può contribuire a fare dei kiwi nostrani un prodotto sano e di alta qualità! Tra l’altro il nostro laboratorio ha suggerito degli efficaci rimedi onde evitare attacchi di muffe durante la conservazione dei kiwi nei bins, in attesa della commercializzazione di tali gustosi frutti!

Giovanni Conca 
Fitopatologo

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