Io sono mia

Le donne sempre nel mirino. Perché?

Con il nuovo governo il Ministero delle pari opportunità ha assunto la denominazione di Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. La parità è slittata al terzo posto. Nella parità sono incluse molteplici questioni, cito soltanto: parità di genere; unioni civili (etero e non); disabilità e lavoro; parità salariale dei lavoratori migranti; gap salariale uomo-donna, etc. Potrei continuare. Pari opportunità, due termini bellissimi che danno la sensazione di avere tutti le stesse possibilità per arrivare allo stesso stato di benessere sociale ed economico. Bellissimo davvero. L’Italia però è un Paese che occlude le strade alla speranza, non concede meritocrazia, esclude i giovani e le donne, non progredisce civilmente. Non si faccia confusione. Progredire di pari passo con modernizzare in senso civile e sociale ha connotazione positiva se nel rispetto delle leggi, ogni cittadino nella libertà a lui concessa e garantita dalla legge autorealizza sé stesso in base alle proprie inclinazioni e predisposizioni, capacità. In uno Stato cui le condizioni per l’autorealizzazione individuale debbono obbligatoriamente inquadrarsi nei dettami di una moralità preconcetta, limitata, discriminatoria, elitaria, esclusivista, presuntuosa, corrotta, viene da sé a mio avviso che lo stato di diritto sia violato e violentato.

Non vi è per tutti i cittadini la parità, la tutela, la garanzia della realizzazione di sé stessi in base alla propria natura e predisposizione. La famiglia è la prima agenzia educativa con la quale l’individuo si rapporta ed esercita una funzione formativa ed educativa molto importante per la collettività. Preoccuparsi del tasso di natalità è determinante per una nazione che tra 10 anni subirà una perdita demografica di 2 milioni di individui: meno gente che lavora, meno gente che vive, produce, consuma e acquista. Ma il tasso di natalità è correlato ad un’incapacità durevole di decenni di malgoverno, corruzione, che hanno impedito di prendere specifiche decisioni di genitorialità. Ma torniamo al punto. le per la popolazione e la pianificazione familiare. D’altronde è insito nei comunisti mettere sempre nei t itoli “pianificare”.

Il Ministro Eugenia Roccella, meglio conservare anche per lei quell’impostazione patriarcale già voluta dal Primo Ministro Meloni, nato Radicale come suo padre, nel 1975 scrisse un libro, titolato: “Aborto: facciamolo da noi”, già attivista nel Movimento di liberazione della donna, ci ripensa negli anni Ottanta poiché le conquiste civili, laiche, “attentano alla vita umana” disse. Fervida sostenitrice del Family day, della famiglia tradizionale, ostacolò i Dico. Si batté nel 2009 contro l’interruzione di idratazione ed alimentazione di Eluana Englaro. Sostenendo di essere una femminista, ritiene che l’aborto non è un diritto, poiché il diritto ha una connotazione positiva, mentre “l’aborto è un rifiuto, un ripiego, una necessità”. La sua idea di politica per le donne è partire da quell’idea del “materno come forza delle donne, un ruolo che racchiude in sé competenza, cura, concretezza, attenzione, sviluppo delle reti”.

Si sta relegando ad un ruolo materno la Donna? La donna è prima di tutto un essere umano. Il suo corpo predisposto alla procreazione, per libera scelta, può optare per la maternità. Ma si, sicuramente mi starò sbagliando ed in questa impostazione politica ci sarà l’interesse di aiutare attraverso sussidi ed assistenza sanitaria le donne meno abbienti ed in deficit economico-sociale. Forse sarà un pregiudizio il mio, quindi spero che non si debba veramente ridiscutere la legge 194. Negli Usa in 25 Giugno scorso donne e uomini “liberi”, sono scesi in piazza per protestare contro la decisione della Corte Suprema Americana di rovesciare la sentenza “Roe vs Wade”, che nel 1973 legalizzò l’aborto negli Usa. Poiché non prevista dalla Costituzione, l’interruzione di gravidanza dovrà essere regolamentata dai singoli stati. Una retrocessione fortissima. Ho sempre creduto nel valore unico del singolo, quindi non ho mai creduto il mio punto di vista imponibile ad un altro per quanto riguarda scelte così personali. Non posso ritenere condivisibile un punto di vista che su derivazione religiosa e non possa escludere possibilità di scelte che sarebbero individuali. Mi è d’obbligo uno sguardo ad Oriente all’Iran Inserire il sostantivo famiglia come primo sostantivo che delinea il lavoro di un Ministero di un governo di Destra, ha proprio il tipico imprinting nazional-conservatore.

In altre parti del mondo e con base politica opposta, ad esempio nella Repubblica popolare cinese vi è una commissione analoga al nostro ministero che ha un nome fluente e specifico, Commissione nazionain particolare. Si è detto e pensato che durante il regno dello scià Phalavi, uomini e donne avessero conquistato libertà assolute. In realtà nel regno continuavano le repressioni politiche con torture, arresti di massa e sparizioni di oppositori politici, tanto che nel 1975 i partiti politici furono dichiarati illegali. Alle donne fu concesso di non indossare il velo, studiare, vestirsi all’occidentale, ma non fu concesso loro di votare, di esercitare mestieri dopo la laurea, nessun diritto matrimoniale e familiare. Una facciata senza sostanza. Inizialmente furono gruppi politici di ispirazione marxista a guidare la Rivoluzione islamica, poi il clero sciita appoggiò i mujaheddin islamici che insieme alla forte campagna dei mollah , riuscirono ad imprimere la svolta religiosa alla rivoluzione. Quando Khomeini tornò in patria nel 1979, non riconoscendo il legittimo governo, assunse pieni poteri ed applicò le leggi della shari’a. Alle donne fu imposto di coprire braccia e gambe, con un velo di coprire e nascondere rigorosamente i capelli; sugli omosessuali gravava la pena di morte alla quarta infrazione per il ruolo dell’attivo.; vietato l’alcool, prostituzione, gioco d’azzardo. Dopo la morte di Khomeini altri governi, più o meno moderati. Arrivò nel 2005 la prima svolta conservatrice con l’elezione del sindaco ultraconservatore di Teheran Ahnadinejad nel 2005. Dal 2021 a capo della repubblica islamica iraniana vi è Raisi, figura legata a Khomeini, nominato nel 2019 dalla Guida Suprema Khamenei Capo della magistratura. Nello stesso anno gli Usa lo hanno sanzionato per violazione dei diritti umani, uccisione e tortura di minorenni. Tra i manifestanti per la morte di Mhasa Amini, la ventiduenne uccisa dalla polizia il 16 settembre scorso per non aver indossato correttamente il velo, vi è anche la nipote di Khamenei, Farideh Moradkhani. Prima di Mhasa stessa sorte era toccata alle sedicenni Nika Shakarami e Sarina Esmailzadeh scomparse dopo un corteo, i cui corpi riconsegnati alle famiglie dopo una settimana e con le scuse fantasiose di morte per suicidio ed incidente.

Durante le manifestazioni le donne vengono colpite appositamente al viso, al seno, alle parti intime. Lo scopo è quello di “distruggere” la bellezza di queste donne. A tal proposito il Guardian in anonimato ha raccolto le testimonianze di medici che raccontano di operazioni urgenti su donne giovanissime alle quali la polizia aveva sparato, i cui pallini di piombo erano penetrati nell’uretra e nell’apertura vaginale. Il rischio di infezione in questi casi è altissimo e di conseguenza alta la necessità di asportare e compromettere la fertilità. Nel peggio, la morte. Deturpare il corpo femminile è lo scopo di tali attacchi.

Quanta profonda crudeltà giustificata dietro l’applicazione di dettami religiosi. Perché negli stati di diritto e laici, come negli stati non di diritto, con formule diverse, sono sempre le donne ad essere nel mirino? Perché sono i diritti delle donne ad essere ciclicamente messi in discussione? Ritengo non-opzionabile il libero arbitrio, concetto puro di libertà. Di conseguenza non mi è possibile avallare le pretese di nessuna forma di governo o religiosa che possa imporre all’uomo ed alla donna, al cittadino, alla cittadina, forme che non lo rendano in grado di esprimere la propria essenza, relegarlo, obbligarlo, costringerlo. “Nessuna conquista è per sempre. C’è sempre qualcuno che è interessato a toglierla. Per cui resistere non è solo un dovere ma una necessità”.

Giuliana Cenci
Associazione Mariposa

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