A settantacinque anni dalla nostra Carta
Eravamo giovani, pieni di speranza e voglia di fare. Attenti ascoltavamo le conversazioni degli anziani sui sacrifici e le avversità passate nella seconda guerra mondiale, sugli eventi che avevano segnato la loro generazione che si era opposta al regime fascista che aveva trascinato l’Italia in guerra. Le macerie erano lì, a dimostrare la realtà dei fatti, S. Salvatore, S. Maria, S. Caterina, S. Pietro e Paolo. Nei racconti noi riportavamo anche gli episodi vissuti dai nostri familiari, tragici, ilari, coinvolgenti. A papà Emilio non piaceva parlare della guerra: il suo punto fermo, la consapevolezza di quel 10 di giugno 1940 a piazza Venezia, quando all’esplosione di giubilo per l’entrata in guerra dell’Italia, lui mormorò: “No, la guerra No!”. La guerra non solo lo sfiorò, lui in diversi episodi ci “cadde” dentro.
Una volta parlammo degli avvenimenti del tragico bombardamento del 30 Gennaio 1944. Il 22 gennaio 1944 c’era stato lo sbarco americano ad Anzio. L’invasione aveva l’obiettivo di aggirare le difese germaniche sulla Linea Gustav e favorire l’avanzata alleata verso Roma. L’attacco si presentò difficoltoso e subì ritardi. La guerra imperversava sulla pianura pontina e sui monti Lepini. Mio padre, sfollato alle falde di monte la Noce, mentre s’accingeva ad attraversare il pianoro per raggiungere Cori, fu intercettato da un aereo tedesco spuntato da dietro la montagna che lo mitragliò. Emilio per salvarsi si buttò nel bosco. La domenica mattina del 30 Gennaio ’44 si susseguirono violenti bombardamenti e cannoneggiamenti sulla cittadina, colpite e rase al suolo le aree di S. Pietro e Paolo, S. Maria, S. Salvatore, S. Caterina. Bersaglio il Comando tedesco di stanza a Cori, e le presunte colonne del Feldmaresciallo Kesselring. Quel giorno le forze alleate aprirono un fronte di fuoco devastante che fece una strage di cittadini inermi. Nell’attacco morirono nonno Nazzareno, zia Oliva Canale e il figlio Antonio Morga insieme ad altre 225 vittime. Una lapide a ricordo del tragico evento è affissa in Piazza S. Oliva. I resti dei parenti caduti ed altri, furono riesumati dalle macerie da papà e da zio Mimmotto Pistilli che provvidero alla sepoltura. Altro esempio d’umana pietà e coraggio civico fu compiuto da Giovanni Ricci, Don Guido De Cave ed altri cittadini che restituirono dignità alle spoglie del Carabiniere Ausano Nicoletti, ucciso all’alba del 7 Febbraio ’44 per mano nazista: “perché aiutava i commilitoni, sfollati in montagna, procurando loro del cibo”, e che dopo essere stato lasciato per molto tempo alle intemperie in piazza Romana venne sepolto nei pressi della “Croce”. Carmina, mia madre, rientrando in paese con i suoi, nel vedere la salma martoriata, si rivolse all’SS di guardia maledicendo la guerra.

Il 31 ottobre 2007 con Decreto del Presidente della Repubblica fu conferita al Comune di Cori la Medaglia d’Argento al Merito Civile. Onorificenza che riconobbe al popolo corese: “Un’ammirevole prova di generoso spirito di solidarietà, prodigandosi nel soccorso delle persone ferite e nel sostegno morale e materiale di quanti avevano bisogno di aiuto”. Questa popolazione resistette e si oppose alle angherie naziste, da questi ed altri esempi, i padri costituenti trassero ispirazione per scrivere le basi fondamentali del nuovo sistema civile e democratico. Il 2 Giugno 1946, dopo il ventennio di dittatura fascista, si tennero le prime elezioni libere della storia italiana, per eleggere l’Assemblea Costituente, cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale. La data del 2 di Giugno è altresì importante perché permise alle donne con almeno 25 anni di età di poter votare e essere elette alle prime elezioni amministrat ive post-belliche. Già durante la Resistenza furono molte le donne che divennero staffette, informatrici e parte attiva della lotta contro l’occupazione nazi-fascista.
La giornalista Anna Garofalo ricordava: «Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore.» Questa forza dirompente del pensiero femminile, mentre si avvicinava la data del 2 giugno, fu lievito e fermento per scegliere il futuro assetto politico del paese: Monarchia o Repubblica? La Costituzione Repubblicana fu approvata il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Meuccio Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione, nel resoconto del 22 dicembre 1947, così scriveva: “Questa carta che stiamo per darci, è, essa stessa, un inno di speranza e di fede. Infondato è ogni timore che sarà facilmente divelta, sommersa, e che sparirà presto. No; abbiamo la certezza che durerà a lungo, forse non finirà mai, ma si verrà adattando e completando alle esigenze dell’esperienza storica. Così avverrà; la Costituzione sarà gradualmente perfezionata e resterà la base costituzionale della vita italiana. Noi stessi -e i nostri figli- rimedieremo, alle lacune e ai difetti, che esistono, e sono inevitabili”.
Il 1° gennaio 1948 entrò in vigore la nostra Costituzione che all’ Art. 1. Recita: – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. L’Art.11. afferma – L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie interazionali. Oggi, compie 75 anni.
Ezio Cecinelli