I Chiari

Sbocciato è un giglio…

Sbocciato è un giglio sulla dura pietra, attende di dissolvere le nebbie dal tempo dei vapori di palude. Può profumare una nuova verità narrando inaspettate nobiltà?

Ringrazio l’attenzione sensibile dell’Amministrazione Comunale per la restaurazione delle Sipportica, e …il giglio sul portone del palazzo Chiari soprastante… diverrà la chiave per aprire lo scrigno della Storia, che ogni tanto rimane chiuso e deve prendere aria. Le Sipportica, opera del Basso Medioevo, rappresentano un progetto urbano aperto allo scambio delle merci e alla difesa da eventi infausti come controllo della parte cittadina più esposta ai traffici provenienti dalla via pedemontana, quando la palude era impraticabile. I portici terminano quasi davanti alla chiesa di S. Michele, l’angelo guerriero al quale chiedere la protezione per affrontare la salita verso Segni e i monti Lepini.

Giglio del portale Chiari

E’ necessaria una premessa sintetica degli accaduti storici. Il Duecento portò grandi cambiamenti: ben tre papi Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV Conti-Annibaldi, erano di questo territorio; osteggiarono gli Svevi e chiesero di scendere in Italia a Carlo d’Angiò re di Provenza, era figlio e fratello del re di Francia. Questi accettò organizzando subito lo spostamento della sua corte: familiares, nobili, militari, segretari, siniscalchi, scriptores, cuochi, servitori, menestrelli… Più di mille persone si misero in cammino con le famiglie al seguito attraversando l’Italia settentrionale ed accogliendo italiani delusi, guelfi o ghibellini, che volevano la pace tra Impero e Papato e tutti bramavano incarichi, feudi, rendite e benefici. La lotta finale tra Papato e Impero- tra Guelfi e Ghibellini – si concluse con la sconfitta della casata sveva. A Roma nel gen 1266 re Carlo fu incoronato re di Sicilia dal Papa, divenne amico del cardinale Riccardo Annibaldi che lo ospitò a Molara1. Rettore di Campagna e Marittima il ricchissimo Riccardo costruì Rocca Massima e il castello di Sermoneta che fu suo feudo con Bassiano.

A Cori nel 1272 eresse il convento di S. Agostino all’Insito ed è probabile che abbia contribuito ad apportare restauri edili anche 1 a Cori, magari sostenendo le Sipportica? Intanto re Carlo distribuì molte cariche al suo passaggio, nel 1272 a Velletri nominò podestà Guglielmo di Novara mentre affidò molte altre funzioni al suo seguito, soprattutto ai suoi familiares il cui emblema di regalità era rappresentato dal giglio. Tra questi trovo il miles Jean de Clary o J. de Clariaco amico degli Annibaldi.2 De Clary rivestì per breve tempo le funzioni di capitano angioino in Lombardia e fu in Tuscia accanto all’Annibaldi. Morì nel 1279 lasciando il figlio Jean orfano – comincio ad entrare nel merito della famiglia Chiari-. La Marittima fino al 1335 fu amministrata dagli angioini e vide una consistente presenza francese fino al 1335.3 Quando i Chiari si affermano a Cori? P. Sante Laurienti risponde che la famiglia Clarii è nominata in molti antichi codici ed è divisa in più rami. Padre Sante, guarda un po’ nomina subito un Ioannes – ma accade sempre di trasmettere ai discendenti i nomi degli antenati – che visse nel 1500 all’incirca, generò Bernardino marito di Francesca figlia del notaio Bucciarelli ed elenca una discendenza prosperosa sotto tutti i punti di vista.

Palazzo Chiari

Nel Cinquecento un ramo della famiglia Chiari spostò l’abitazione al centro di Cori in una posizione strategica anch’essa perché è sopra il palazzo della Comunità e il convento di S. Oliva con il palazzo dei Pasquali di fronte. I due palazzi si ergono a controllo della via per Cori monte. Un’epigrafe sul muro dei Chiari evidenzia la centralità della casa tra la Valle e il Monte. Mi sono chiesta: Jean de Clary potrebbe essere venuto anche a Cori con Riccardo magari in visita al convento agostiniano? Non si conosce chi può aver aver pagato la costruzione del palazzo Chiari alle Sipport ica, l’azione militare ed economica angioina fu prevalentemente francese in cambio di benefici, sostenuta anche dai papi, dai merPalazzo Chiari canti prestasoldi e dalle tasse. Nel Settecento una Chiari fu dama di compagnia della principessa Teresa Corsini Caetani, un’altra Chiari sposò un nobile a Velletri, ed un’altra fu la bisnonna materna di Leone XIII. E’ stata una famiglia di militari, studiosi, sacerdoti. Concludo: ho tessuto trame lontane che confermano la presenza del “giglio” riportando momenti del contesto storico angioino nonostante fonti insufficienti e pergamene perdute. L’Archivio Angioino, bombardato dai tedeschi nella 2a guerra mondiale, è stato ricostruito in parte dagli studiosi. Non ho avuto modo di approfondire i tantissimi documenti stampati. Rimango dell’idea che i de Clary siano diventati Chiari [5]. Caro lettore, la STORIA non si fa con i “SE”, senza documenti bisogna accontentarsi. Però l’ho ri-costruita con i “PERCHE’“ tanti che ho unito componendo un fiocco di punti interrogativi? Ho colto quel giglio, lo dono a te con il fiocco anticipandoti che nello scrigno della Storia tornerà a fiorire di nuovo.

Giancarla Sissa 
  • 1 C. Minieri Riccio  Alcuni fatti riguardanti Carlo I. di Angiò dal 6 di Agosto 1252 al 30 dicembre 1270  tratti  dall’Archivio   Angioino di Napoli. Napoli, R.Rinaldi e G. Sellitto, 1874, p.6 … « 1 sett.. Nell’esito si notano le seguenti spese tra le altre-once 3 e tarì 8 di oro  pel pezzo di sette canne di panno blu di zolona per gli abiti delle due nutrici dei f iglioli del defunto Pietro di Annibaldo romano ».  
  • 2 Ibidem, p. 32  « Re Carlo ratifica la obbligazione in suo nome fatta dal cardinale di S. Prassede  Annibaldo  da Giovanni  Clari suo mareschalco per 4040 once di oro prese a mutuo da un mercante senese a nome di re Carlo in pegno della reale corona d’oro tempestata di pietre preziose…».  
  • 3 M.T.CACIORGNA, FORME DELLA DOMINAZIONE ANGIOINA IN ITALIA. Gli ufficiali dell’Italia nord occidentale nel Lazio  (1259-1382) pp.217-222,  a cura di RINALDO COMBA Mi 2006. Cfr,.M.T.CACIORGNA in Scritture ed ufficiali pontifici nella Campagna e Marittima del primo Trecento, Collezione de L’ Ecole Francaise De Rome, 2007 p. 64, nota 37  «… Cori in questo periodo… un comune direttamente dipendente dalla Camera Apostolica … il comune contribuiva all’esercito della Chiesa… era retto da un vicarius o podestà e tale ufficio fu affidato a Paolo Conti nel 1318 che lo mantenne fino al 1327 quando Roberto d’Angiò con un arbitrato decise che la città fosse rimessa nelle sue mani, ma il Conti riuscì a farsi concedere dai cittadini il governo e il dominio che durò fino al 1331 quando furono scacciati da una sommossa dei cittadini ». 
  • 4 P.S.LAURIENTI, Historia Corana, cc. 74v-75r [5] Ringrazio il prof. Enzo Caucci Molara per l’accoglienza, la sua mamma era Enrichetta Chiari, l’ultima del ramo dei Chiari. Sembrerebbe che Enzo racchiuda in sé gli Annibaldi Molara e i de Clary.

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