Ex sindaco, protagonista, tra l’altro, della “quarta lista”
E’ venuto a mancare, all’età di 88 anni e dopo una lunga malattia, Serafino Marafini, esponente di primo piano della politica e dell’amministrazione cittadina per oltre trent’anni, dal finire degli anni cinquanta sino al 1995. Fu a lungo vicesindaco (con Franco Luberti e con Romolo Palombelli) e sindaco di Cori in due occasioni: nel 1978 e sino al 1980 e poi nel 1991 e sino al 1994. Socialista agli inizi, poi sceglie il partito della sinistra socialista (Psiup), per poi approdare al Pci (come indipendente) – PDS – DS e infine aderisce al Partito Democratico.
Il personaggio, oltre all’evidente e chiaro spessore politico, aveva una spiccata predilezione per la cosa pubblica e per il concreto amministrare, da cultore del diritto amministrativo degli enti locali (fu, come il fratello, l’avvocato Luigi Marafini – amministrativista, anche componente del Co.Re.Co., il comitato provinciale di controllo sulle attività degli enti locali), nonché aveva anche una cultura ragioneristica che dalla professione (fu ragioniere comunale a Sezze) trasferiva nell’amministrazione comunale, da esperto di bilancio e contabilità pubblica. Per quasi un ventennio fu vicesindaco soltanto perché nella Cori, a netta predominanza comunista, lui rappresentava il partito alleato di gran lunga minore (Psiup), ma ha sempre svolto un ruolo di primo piano nell’amministrazione cittadina, poi riconosciuto con i due mandati svolti come sindaco. Nel 1985 fu il principale esponente della “Sinistra Indipendente” (la famosa “Quarta Lista”) che spaccò la sinistra e mise il PCI all’opposizione per circa un anno (con l’elezione a sindaco di Costantino Cicinelli, anche lui scomparso nel 2022, con una maggioranza comprendente anche la Democrazia Cristiana): l’humus nel quale prese vita questa operazione politica metteva insieme uno scontento di frange varie della sinistra locale per l’apparato alla guida del Pci (considerato come un circolo chiuso e di potere), con strascichi e scontenti anche inevitabilmente di natura più personalistica, che riguardavano innanzitutto Serafino Marafini (va ricordato che nel 1980 il Pci svolse delle elezioni primarie, che videro una sua netta affermazione, e malgrado ciò il partito optò per un’altra soluzione, considerata più ortodossa, quella che vide prevalere Angela Vitelli), ma anche altri (su tutti, Ignazio Vitelli e Costantino Cicinelli).
La spaccatura comunque venne poi riassorbita e nel 1988 ecco il ritorno del PCI al potere con la Sinistra Indipendente, con sindaco di nuovo Romolo Palombelli e Marafini assessore. Negli anni novanta accadde invece che il PDS nel 1991 si affidò a Serafino Marafini come sindaco, preferendolo a Romolo Palombelli, nella nuova maggioranza stretta con la Sinistra DC . In quella Sinistra DC c’ero anche io e ricordo che in quegli anni ho avuto modo di sviluppare un bel rapporto di amicizia e stima con Serafino Marafini, sempre trovando in lui una persona di grande disponibilità e uno spirito aperto (tra l’altro, ho curato con lui la lunga elaborazione dello Statuto Comunale). E l’amicizia e stima non sono venute meno nel passaggio successivo, che mi riguarda direttamente: nel 1994 l’amministrazione a guida Marafini va in crisi e si rende necessario allargare la maggioranza ai socialisti, che però pongono la pregiudiziale sul sindaco uscente; se ne esce con la mia elezione a sindaco, e Serafino inizialmente nega il proprio apporto, non per un fatto personale, ma perché credeva che il suo partito non avesse dovuto accettare veti sul proprio nome; dopodiché fu lui stesso a dichiarare in consiglio la sua stima e il suo pieno appoggio, che ci fu, totale, e tale che fu lui a stilare il bilancio e fu un pò la mia guida in amministrazione, e anche Romolo Palombelli fu uno dei punti di riferimento dell’azione politica di quei tempi. Fu una figura sempre dialogante e aperta, forse per la tradizione socialista cui apparteneva, e il suo secondo mandato da sindaco, nella giunta Pds-Sinistra Dc, lo consacrò come tale. La passione per la sua città, per l’amministrazione della cosa pubblica, nulla toglievano al profondo affetto per la famiglia, per la moglie Silvana e per i figli Francesco e Marco, cui va un affettuoso abbraccio mio e del giornale.
Antonio Belliazzi