“Le Sippòrtica” ed il Ponte della Catena
Cari lettori, prosegue il nostro volo sui cieli di Cori, e questo mese andremo alla scoperta di un angolo della Città, ricco di storia e di opere antiche. Non ci resta che armare il drone per raggiungere i circa 100 metri d’ altezza, ruotare la camera parallela al terreno, ed ecco davanti ai nostri occhi in tutto il suo splendore, la struttura urbana del Rione di Porta Ninfina (Fig.1).

Fotografia di Fernando Bernardi
Ci troviamo in uno dei quartieri di Cori meglio conservati, e dalla tipica impronta medievale, dove l’acceso è consentito solo attraversando il Ponte della Catena, e successivamente Porta Ninfina. In questo tratto, le difese di Cori erano ben due, il fosso della Catena (una difesa naturale), ed un tratto dell’antica cinta muraria, che è ancora visibile, nei blocchi poligonali sotto il complesso delle “Sippòrtica”. Ma andiamo per ordine: percorrendo via fuori Porta Ninfina, attraversiamo il profondo fossato grazie al ponte della Catena, un’opera grandiosa (ha una luce massima di 5,20 metri), con le spalle realizzate in opera poligonale di IV maniera (con blocchi rettangolari di calcare), che si impostano a livelli diversi sul banco roccioso appositamente sagomato. L’arco a tutto sesto, è leggermente rientrante rispetto ai piedritti e presenta l’armilla costituita da tre file di conci radiali di tufo a superficie bugnata, disposti di taglio (fig.2).

Fotografia di Fernando Bernardi
Della sua costruzione si hanno ancora difficoltà a collocarne il periodo storico, chi lo assegna al I° secolo a.C., e chi invece sostiene in Età medio-repubblicana. Infatti le differenti tecniche costrutt ive ed i diversi materiali impiegati nelle due parti della struttura, suggeriscono due fasi edilizie per la costruzione, le spalle (IV-III secolo a.C.), e l’arco (II-I secolo a.C.). Nell’ultimo trentennio del XX secolo, il ponte ha subito dei restauri molto discutibili, alterandone forma ed immagine, con un viadotto in cemento armato gettato al di sopra dell’estradosso, mentre il tombinamento del fosso sottostante ne ha annullato la vertiginosa altezza originaria di circa 21 metri. Attraversato il ponte, appare davanti a noi, il bellissimo complesso della via Porticata (fig.3). Entrando nel centro storico da Porta Ninfina (l’unica delle tre porte di Cori ricostruita dopo il conflitto bellico) e voltandoci subito a destra, possiamo ammirare la Via Porticata. Si chiama via del Porticato, ma a Cori tutti la chiamano “le Sippòrtica”, questa via coperta che ripercorre un tratto dell’antica cinta muraria.
Affacciandosi ai suoi finestroni, ci si sente un po’ come i guerrieri di una volta, che da qui attaccavano i nemici assiepati proprio lì sotto, davanti a porta Ninfina. La via del Porticato, che poggia su uno dei tratti più antichi della cinta muraria, ospitava botteghe, taverne, locande e uffici destinati ad accogliere viaggiatori e merci che entravano a Cori attraverso la porta. Il primo tratto fu coperto da torri e abitazioni in epoca medievale (XII-XIII secolo), mentre il porticato fu completato nel XVII secolo, quando sorse anche il palazzo signorile soprastante, il Palazzo Chiari (l’ingresso è a metà del porticato). In cima alla via del Porticato, sulla sinistra salendo, si apre un vicoletto che per la sua ripidità sfida anche i più sportivi: non a caso, i coresi lo chiamano “Lo scoglio”. Qui si raggiunge una delle antiche chiese del Rione, sopravvissute al bombardamento, la chiesa di San Michele Arcangelo, da anni non agibile. Purtroppo le altre chiese sono scomparse, come Santa Caterina in prossimità della porta o Santa Maria del Pianto poco fuori il Rione.
Ma è ora di tornare a terra ed avviarci verso la conclusione di questo articolo, non prima di parlare di com’ è il quartiere oggi e delle sue prospettive future. Senza dubbio sono state fatte due importanti opere di restauro e di ripristino ambientale dall’amministrazione comunale, il progetto di recupero, conservazione e messa in sicurezza dell’area sotto via delle Rimesse e via Ninf ina, un progetto che reputo interessante e necessario, sia per la sicurezza in termine di dissesto idro-geologico, che da anni affliggeva questo tratto dell’abitato, e sia perché apre con un nuovo percorso, ad una inedita prospettiva sul fosso della Catena e sullo stesso ponte.
Vorrei fare un piccolo appunto perchè onestamente non è un percorso per tutti (lo avrei almeno segnalato all’accesso sia da piazza della Croce che da porta Ninfina), per le sue pendenze molto elevate, e perché per buona parte è rimasto con fondo in brecciolino, dove si rischia seriamente di scivolare se non si fa estrema attenzione (siamo nella categoria dei percorsi da trekking, più che per una semplice passeggiata cittadina). Ed infine torniamo a via del Porticato, dove si sta concludendo il secondo cantiere sul miglioramento antisismico all’area delle “Sippòrtica”. Anche qui un progetto molto interessante, che ha ridato il giusto splendore sia alla facciata del palazzo Chiari, che alla via porticata e soprattutto in tema di sicurezza. La domanda che ora mi chiedo è: come dare una nuova vita a questo luogo (in ambito sociale) anche in ottica di ricettività turistica? Sicuramente il ripristino ed il riutilizzo delle antiche cantine, potrebbero essere di grande aiuto, nel creare un sistema di percorsi tematici per il turista, anche solamente nei weekend, dedicati ai prodotti dell’enogastronomia e dell’artigianato corese, e da dove si possa poi proseguire alla scoperta del Rione e della città in generale. Prospettive future…
Fernando Bernardi
Ambasciatore Digitale “I Borghi più belli d’Italia”