Recuperando un progetto del 2017 con l’arch. Angelo Cucchiarelli. L’identità è un processo di trasformazione nel tempo e la si può leggere in una ‘narrazione urbana continua’
Dallo scorso 29 dicembre, il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale ha avviato il percorso per la costituzione del team di lavoro, costituito da 12 architetti coordinati dal prof. Arch. Stefano Boeri, denominato Laboratorio Roma050, che si occuperà di “analizzare e reinterpretare una straordinaria quantità di dati e informazioni e, allo stesso tempo, di costruire un sistema di strategie progettuali e di rigenerazione, il tutto finalizzato alla trasformazione complessiva del paesaggio urbano di Roma”.

Il lavoro del laboratorio consisterà nell’immaginare uno scenario del 2050 e sarà inclusivo. Secondo la visione di Tim Ingold, antropologo, riferimento del prof Boeri nella sua ricerca della coabitazione delle specie viventi, oggi guardiamo alle città non come un insieme di punti con una rete che li lega, ma come un insieme di linee di una trama in movimento. Ogni vita è un movimento, non è semplicemente un punto. Con questo scenario e con le istituzioni coinvolte che consent iranno di acquisire conoscenze, progett i e visioni, si creerà uno strumento che darà la possibilità di riprendere in mano il sempre più incerto futuro, fra crisi climatica, guerre, pandemie, terrorismo, disuguaglianze. Il prof. Boeri immagina il risultato finale del laboratorio come un “affresco”. Un affresco di Roma nel 2050, potenzialmente modello da seguire, avvantaggiata dalle sue caratteristiche uniche: i corridoi verdi, le nicchie archeologiche, le aree agricole, insieme all’intersecazione di storia e geografia. Alcuni elementi saranno di riferimento anche per le scelte immediate.

Facendo le dovute proporzioni e ponendosi nella posizione di curiosi dell’urbanistica, ci è tornato chiaro in mente un progetto dal titolo Cori 2050, redatto nel 2017, dopo averne discusso per lungo tempo con il caro arch. Cucchiarelli Angelo. Nato successivamente ad una significativa esperienza di concorso pubblico per la città di Roma, il nostro progetto, finanziato con fondi pubblici e privati, costituito da percorsi pedonali e carrabili, prevedeva terrazzamenti strutturali, che dovevano risolvere le problematiche di dissesto dell’area di via delle Rimesse, una strada carrabile di mezza costa, necessaria a distribuire il traffico veicolare in garage e cantine privati, e un ponte pedonale, che fungeva da elemento di controspinta nella zona maggiormente interessata dal dissesto. Il ponte riprendeva l’idea, più volte riaffiorata e riproposta dall’arch. Cucchiarelli, di collegare il centro storico di Cori Valle, arricchito di aree verdi attrezzate, all’area di Stoza, dove erano previsti parcheggi pubblici e una zona polifunzionale con area spettacolo permanente. Alla luce dell’intervento di consolidamento realizzato nei mesi scorsi, il progetto non ha più valore nella sua logica di forma e funzione. Restano però le immagini, un “affresco” di come era stata immaginata questa zona di Cori nel 2050 e la riflessione tra città-identità-proget to incentrata sulla relazione fra architettura e memoria. L’analisi svolta sulla realtà di Cori riconosceva come sia forte e radicato il senso di comunità. L’identità è un processo di trasformazione nel tempo e la si può leggere in una ‘narrazione urbana continua’.

E’ un fattore primario di ogni luogo costruito e punto di partenza essenziale della progettazione urbana. I piccoli centri, così come le città, non sono opere d’arte. Sono luoghi di vita e di cambiamento, mescolanza di economie e paesaggi, incrocio di generazioni. Non avendo a disposizione i fondi delle grandi città per dotarsi di strumenti supplementari ai piani urbanistici attuativi, per rinnovarsi hanno bisogno del contributo di tutti. Abbiamo deciso di condividere la nostra riflessione divulgando questo “affresco”, nella speranza di stimolare i cittadini, anche negli interventi privati, a dare priorità a una visione a lungo termine, capace di produrre una rigenerazione sostenibile a livello ambientale, economico e sociale. I piccoli centri sono destinati ad un irreversibile declino oppure la sfida per rigenerarli riparte da un rinnovato magnetismo dei luoghi?
Anna Maria Pasquali e Alberto Pistilli Laboratorio dell’abitare Sostenibile