L’editoriale: La spada di Damocle

Berlusconi cavalca il crescente malcontento verso il coinvolgimento dell’Italia nella guerra. Non sono uscite estemporanee, ma il tentativo di mettere in difficoltà la Meloni

Se qualcuno pensava che l’uscita di Silvio Berlusconi su Putin «che tutti i torti non ha» e sul «Signor» Zelensky al quale «fossi stato io non lo avrei incontrato» poteva essere annoverata come un’ennesima boutade di un leader ormai anziano che non rinnega l’amicizia con lo zar russo, si sbagliava di grosso. L’uomo è anziano, ma lucido e vendicativo. E lo si è visto dal corto circuito che la sua dichiarazione, all’uscita dal seggio elettorale, ha provocato a livello governativo – ma questo conta poco – e a livello internazionale: e questo conta molto. Il capo di Forza Italia sta cavalcando la crescente ostilità del paese verso la partecipazione di fatto del nostro paese al conflitto e ne sta approfittando per mettere in difficoltà intanto la Premier Giorgia Meloni che, avendo come modello la Polonia ha sposato la linea atlant ista, ma anche per avvertire i suoi e soprattutto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a comandare nel partito è sempre lui e solo lui. I suoi ministri sono a sovranità limitata. E questo vale per ogni provvedimento, come ad esempio per il Superbonus dove, come Penelope, ha disfatto e tessuto la tela della polemica a suo piacimento.

Ma tornando al conflitto, Berlusconi aveva sicuramente prevista la reazione dura di Zelensky, che per la sua oggettiva virulenza («Berlusconi non ha mai avuto bombe sulla sua casa») è stata inopportuna e sopra le righe ed ha messo in difficoltà la nostra Presidente del Consiglio. Obbiettivo centrato: la Meloni torna frastornata e indebolita dal viaggio a Kiev. Cosa vuole l’ex Cavaliere? Mettere in crisi il Governo? Certamente no. Vuole molto di meno e molto di più: rendere poco credibile la Meloni tra le diplomazie occidentali, far capire a tutti che lui è la spada di Damocle che pende sulla testa di Palazzo Chigi e legittimamente approfittare della stanchezza degli italiani per un conflitto che sentono, (a torto, ma è così), distante da loro, e per uscire dall’angolo dei sui consensi elettorali che sono ridotti al lumicino.

Emilio Magliano 

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