Ucraina – Russia. Rileggere la Storia

Ad un anno dal conflitto è arrivato il momento di trovare un punto di ricaduta per la pace. O almeno una tregua. E criticare anche Zelenskij non può essere un tabù.

Il 24 febbraio 2023 ricorre il 1° anniversario della guerra Russo-Ucraina. Un anno fa fummo catapultati dentro una guerra incomprensibile e canaglia. La Russia aveva invaso l’Ucraina. Perché? I TG riprendevano scene di giovani che si preparavano alla guerra fabbricando bombe Molotov. Il Presidente Zelensk’kyj proclamava la Legge Marziale. Perché? Chi è Volodymyr Zelens’kyj? L’attore che ha impersonato il Presidente? L’Oligarca? Chi? Ad oggi le due Nazioni sono in guerra e non si vede via d’uscita. Ora la maggior parte dei paesi europei fornisce armi all’Ucraina. In me risuona il “No, alla guerra” e il “No, alle armi” del Mahatma Gandhi, ancor più convinto che “la Pace si costruisce insieme”, non contro. Quale dunque la storia “del Martoriato popolo Ucraino”. Con l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, i russofoni, cittadini ucraini di lingua russa delle Regioni di Donec’k, di Luhans’k e Charkiv chiesero un referendum per l›indipendenza che si tenne l›11 maggio 2014. La maggioranza s’espresse a favore della secessione dalla Nazione Ucraina in seguito alle vessazioni subite. L’allora presidente Porošenko aveva abolito la lingua Russa destabilizzando il paese. In Italia era accaduto episodio similare nella Regione Trentino-Alto Adige che alla fine della I° guerra mondiale aveva visto annettersi parte del territorio austriaco, con forti incomprensioni, episodi di violenza e moti insurrezionali da parte degli altoatesini. Questione che si risolse solo dopo il 2° conflitto mondiale con “l’accordo di Parigi” del 5 settembre 1946.

L’accordo De Gasperi-Gruber
per una pacifica Convivenza

I due ministri degli Esteri Alcide De Gasperi per L’Italia, Karl Gruber per l’Austria salvaguardarono la lingua tedesca del Trentino-AltoAdige firmando un patto a margine della Conferenza di Pace. Il testo dell’intesa fu allegato a margine dell’accordo siglato il 10 febbraio 1947 ed immediatamente attivato nella Regione, ripristinando la lingua tedesca, il suo insegnamento, reintroducendo i toponimi tedeschi e permettendo il ritorno di tutti fuoriusciti. L’area fu lentamente stabilizzata e la stragrande maggioranza delle liti si risolse concedendo al territorio ampia autonomia. Al Presidente Porošenko fu fatta presente la possibilità d’adottare lo stesso principio ma la risposta fu negativa, analoga proposta venne presentata a Zelens’kyj. La situazione di tensione che aveva portato dal 2014 al 2022 ostilità nei confronti delle popolazioni dei territori di Donec’k, di Luhans’k, Charkiv con persecuzioni e uccisioni dei residenti filo-russi da parte ucraina, nel 2022 scatenò una guerra criminosa che a tutt’oggi continua e che senz’accordi politici sarà difficile fermare. E dunque non una politica aggressiva, ma dei patti fatti di prudent i compromessi. A ciò non sembra credere il presidente, Volodymyr Zelens’kyj che con il suo metodo “epura et impera” continua la sua battaglia sul fronte interno e abilmente sul fronte esterno aggiogando al suo volere i politici europei. Nessun dissenso sulla sua leadership, né sul “vincere o morire” sostenuto dai falchi d’occidente. “La vita sociale e politica dell’Ucraina” non può essere ridotta ad un rimpallo tra bene e male, dove “bene” sta per Zelens’kyj e “male” per tutto ciò che non è Zelens’kyj, come se la storia di questo regime fosse cominciata il 24 febbraio e non prima quando con il Protocollo di Minsk, raggiunto il 5 settembre 2014 dal Gruppo di Contatto Trilaterale sull’Ucraina, si decise di porre fine alla guerra. Ad oggi il Patto sottoscritto sotto la protezione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), non è mai stato rispettato. A quando la Pace?

“Il mondo è già abbastanza immorale. E nulla porta con sé tanta immoralità come la guerra”. Così lo zio Bart a Oswoudot, né: “La camera oscura di Damocle” di Willelm Frederik Hermans.

Ezio Cecinelli

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