Volare su… il centro storico di Cori: L’acropoli

Cari lettori, questo mese andremo alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi ed antichi della Città, l’Acropoli di Cori, dove da più di duemila anni, domina l’abitato il Tempio d’Ercole, icona e simbolo di Cori nel Mondo. Non ci resta che accendere il drone, portarci a circa cento metri d’altezza e ruotare la camera verso il suolo, ed ecco che davanti ai nostri occhi, compare la l’Acropoli, dove al crepuscolo, le prime luci accese, ne disegnano magicamente il tessuto urbano, identificandone le principali arterie stradali (fig. 1 dal drone).

L’area del tempio d’Ercole al crepuscolo, fotografie Fernando Bernardi

Ci troviamo nella parte più alta della collina calcarea dove sorge l’abitato, a circa quattrocento metri sul livello del mare, che la rende uno dei luoghi più panoramici, e di grande bellezza paesaggistica. Qui infatti da qui nelle giornate terse, si possono scorgere le vicine isole pontine, il promontorio del Circeo, e tutta la pianura Pontina, fino ai castelli romani. Anche quest’area, come le altre che abbiamo scoperto nei precedenti articoli, ospita numerosi monumenti, che ci descrivono e ricordano la millenaria storia della Città. Tra questi c’è sicuramente il tempio dorico detto di Ercole uno dei monumenti più celebri del mondo romano (fig. 2 dal drone), ma l’Acropoli di Cora, ad oggi, rimane l’area meno nota ed indagata della Città antica, dove gli interventi edilizi medievali e moderni, ne hanno sensibilmente modificato l’assetto urbano originario, che risulta strutturato da un sistema di terrazzamenti collegati da imponenti rampe in opera poligonale (via Veneto, Cavour e G.B. Piranesi). E proprio nell’area sud-orientale dell’Acropoli, orientata a meridione, dove si innalza il tempio, con la sua posizione eccentrica rispetto alla grande terrazza, induce ad ipotizzare la presenza di un altro edificio, forse sacro. Oggi è uno dei templi meglio conservati dell’Italia centrale, costruito in travertino, ma originariamente ricoperto di stucco colorato, conserva ancora la parete d’ingresso alla cella ed il pronao, composto da quattro colonne sul fronte e due su ogni lato, alte sette metri e coronate appunto da un capitello dorico piuttosto schiacciato e con un elegante rigonfiamento alla base.

Tempio d’Ercole al tramonto, fotografia Fernando Bernardi

Ha attirato numerosi, architetti, viaggiatori, storici, che ne hanno ricostruito la storia e la sua struttura architettonica, come i fratelli Antonio e Giovanni Battista da Sangallo (tra il 1514 ed il 1520) o Giovanni Battista Piranesi (che dedica delle tavole a questo monumento nel 1764), ed i tanti artisti del Grand Tour che tra ‘800 e ‘900 lo raffigurano nei loro dipinti, oggi sparsi nei musei più importanti d’Europa. Qui in epoca medievale, venne edificata la chiesa di San Pietro, con l’originale campanile (demolito nel 1842) che occupava l’interno della cella. Oggi conserviamo il nuovo campanile, posto all’esterno dell’edificio templare, prospicente il lato est, ed è per noi un “faro” che ci guida e ci ricorda, che li si è vissuto uno dei momenti più tragici della storia di Cori, quando in una mattina di gennaio del 1944, la chiesa venne bombardata e rasa al suolo e dove persero la vita tanti nostri concittadini, sotto le macerie della stessa chiesa (proprio un paio d’anni fa sono stato ospite di Polygonal come relatore, sulla storia del bombardamento e di come era l’Acropoli prima di quel gennaio 1944, vi lascio un link che potrete copiare sul vostro browser preferito per accedere alla visione: https:// fb.watch/3HqQ4Z5DiC/ ). Il bombardamento, ha completamente stravolto quest’area, e come possiamo vedere sempre nella fotografia 1 del drone, ci ha lasciato un grande vuoto nella parte a destra rispetto alla facciata del Tempio oggi trasformata in un parcheggio. Basti pensare che il tessuto urbano era molto più fitto, sorgeva un monastero, una cappella, delle abitazioni, ed il tempio era nascosto tra i numerosi vicoli. Scendiamo ed immergiamoci nell’Acropoli del presente, per le ultime considerazioni e sulle prospettive future. Ci sarebbero veramente tante riflessioni da fare, ma vorrei focalizzarmi soprattutto su una, che da anni rimane l’argomento di maggior dibattito su questo luogo. Il passato forse (anzi sicuramente) ci ha tolto una location di estrema bellezza, che oggi non può essere ed avere l’unica funzione di parcheggio, che ne rovina e ne stravolge il suo antico splendore. Forse l’errore più grande è stato quello di non aver trovato una soluzione immediata negli anni ’60, quando si poteva e doveva far di più, quando le allora sovrintendenze hanno cristallizzato un’eventuale ricostruzione, o sistemazione dell’area, ma oggi ci dobbiamo interrogare, e chiederci, ma non si può fare veramente qualcosa di più? Io stesso non riesco a dare valore a questo luogo, perché la quinta scenografica è sempre molto discutibile… Sicuramente le esigenze di vita sono cambiate, ma mi domando “cento automobili non sono un po’ tantine da coreografia ad un Monumento Nazionale”… Ed un’ultima riflessione è prettamente tecnica, e riguarda la pavimentazione della piazza, realizzata negli anni ’70, che ha seriamente bisogno di un intervento di ammodernamento, visto che è molto sconnessa, e soprattutto degradata, specialmente alla base delle varie alberature presenti nella piazza. Ricordo che durante l’anno si svolgono degli eventi, che portano tanti turisti qui a Cori, e sarebbe bello poterli accogliere in un luogo di fascino e con un decoro accettabile… Spero che attraverso questo articolo e questi scatti aerei, siano un ennesimo spunto di riflessione, per delle prospettive future…

Fernando Bernardi 
Ambasciatore Digitale “I Borghi più belli d’Italia”

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