A partire dallo scorso otto marzo una crescente mobilitazione femminile (non solo) contro una visione patriarcale del governo in carica
L’8 marzo in buona parte del mondo si è celebrata la festa della donna. Questa giornata infatti è dedicata al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche e sociali del genere femminile, dunque più che di una festa è corretto parlare di “Giornata internazionale della donna”.
Per molti anni l’origine della festa delle donne si è fatta risalire a una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Newyorkese “Cotton” rimaste uccise da un incendio. L’incendio del 1908 è stato però confuso con un altro incendio avvenuto nel 1911 nella stessa città che provocò la morte di 146 persone, fra cui molte donne. Tuttavia i fatti che hanno realmente portato all’istituzione della festa della donna sono in realtà più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra cui il diritto al voto. Negli anni successivi, f ino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sono state organizzate molte giornate dedicate ai diritti delle donne, a San Pietroburgo, l’8 marzo le donne manifestarono per chiedere la f ine della guerra. In seguito per ricordare questo evento durante la “Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste” che si svolse a mosca nel 1921 fu stabilito che l’8 marzo fosse la “Giornata internazionale dell’operaia”.
In Italia la prima giornata della donna fu celebrata nel 1922, ma il 12 marzo e non l’8. Intanto il movimento per la rivendicazione dei diritti delle donne ha continuato ad ingrandirsi in tutto il mondo e nel settembre del 1944 a Roma l’Unione Donne Italiane decise di celebrare il successivo 8 marzo la giornata della donna nelle zone d’Italia già liberate dalla guerra.
Nella Resistenza contro gli invasori, iniziata nel 1943 con la lotta partigiana, le donne conquistarono nel corso dei mesi rispetto e riconoscenza anche da parte di grandi intellettuali come Leo Valiani e Alessandro Galante Garrone, ma nonostante il loro prezioso contributo, già in occasione dei festeggiamenti per la liberazione, il 25 aprile 1945, si assiste a un chiaro tentativo di minimizzare il ruolo che ebbero le donne nella Resistenza che videro messe da parte le grandi aspettative di emancipazione. Alla fine della seconda guerra mondiale, le italiane, in particolar modo quelle che hanno lottato nella resistenza chiedono di poter partecipare attivamente alla rinascita politica della nazione. Ottengono così il diritto di farsi eleggere, al pari degli uomini. Nel 1946, 21 donne vengono elette nell’Assemblea Costituente, e tra loro anche quattro deputate che entrano a far parte della Commissione dei 75, incaricata di redigere la nuova costituzione. Col contributo delle donne presenti all’Assemblea Costituente viene formalmente sancito nella Costituzione il principio di uguaglianza tra i sessi. Traguardi importanti ma non decisivi, che rappresentano solo la prima tappa di un lungo percorso verso il riconoscimento di una sostanziale parità, tanto nelle istituzioni quanto in famiglia e nel lavoro.

Per vedere la nascita di un vero e proprio movimento femminista si deve arrivare agli anni ’70. L’8 marzo 1972, in piazza Campo de fiori a Roma si svolge la manifestazione della festa della donna, dove tra le varie cose, chiedono anche la legalizzazione dell’aborto. Il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite l’Anno Internazionale delle Donne, l’8 marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo hanno manifestato per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritt i tra uomini e donne. Abbracciare l’equità deve essere un modo di pensare e ricordarci quanto il pregiudizio e la discriminazione di genere sia prima di tutto una dimensione culturale che deve saper accogliere e superare le diversità e non diventare una battaglia tra donne contro le donne come sta accadendo in questi giorni tra la Ministra Eugenia Roccella e la neoeletta segretaria del PD Elly Schlein e alle battaglie femministe di cui questa si è fatta portavoce.
La vittoria della Schlein a segretaria del primo partito politico di opposizione e la nomina della Meloni a premier dovrebbero rendere la questione femminile meno amara rispetto agli anni passati, invece questi successi non bastano se continuiamo a farci la guerra tra noi donne. La Ministra Roccella ha dichiarato testualmente: “Non può difendere le donne chi nega la loro identità in nome della fluidità di genere” – La Schlein sarebbe appunto la fluidità, questo le precluderebbe di conoscere la condizione femminile nelle sue tipicità e dunque difenderla. La Roccella simbolizza con questa valutazione la cultura patriarcale per la quale i problemi delle donne sono delle donne. In sostanza le donne si occupano di donne perché solo tra loro sanno capirsi nel loro genere.
Chiaramente non è così, quello che alla Ministra sfugge, è che a occuparci della questione femminile dovrebbero essere tutti, donne, uomini, fluidi omosessuali e trans. Questa è la vera vittoria che renderebbe la vera equità in un paese che ha ancora una connotazione profondamente maschilista. Purtroppo la Roccella con le sue frasi ci ricorda quanto lavoro ci sia ancora da fare per raggiungere le conquiste sociali e culturali e tutte le questioni ancora aperte dall’inizio della Repubblica ad oggi, nonostante gli esempi di grandi donne Italiane conosciute e stimate in tutto il mondo come Maria Montessori, Grazia Deledda, Rita Levi Montalcini, Nilde Iotti, senza dimenticare il momento attuale in cui sembra che le donne, almeno in politica, possano avere la meglio.
Carla Colla
Associazione "Chi dice donna"