L’ultima spiaggia

La storia delle migrazioni sino a Cutri:” vergognamoci”. Kant scriveva:” nessuno straniero deve considerarsi un nemico”

Nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra
Warsan Shire

I limiti delle politiche migratorie italiane sono diventati particolarmente palesi ogni volta che si sono presentati flussi di rifugiati e richiedenti asilo: riconosciuti di fatto in modo compiuto solo nel 1990, sono stati catapultati dopo il 2011 al centro di un dibattito politico incapace di assumere la dimensione specifica e le peculiarità. La diffusione dell’immigrazione straniera cominciò sempre di più ad essere associata al tema del declino. “Parlare di immigrati e di lavoro straniero negli anni Novanta, specialmente in Italia, significa parlare di un processo che si è sviluppato al di fuori non solo di ogni programmazione, ma di un’adeguata consapevolezza degli avvenimenti e delle necessità di idonee misure di accompagnamento”, Ambrosini, sociologo 1999.

Nel 1985 in seguito all’azione di un gruppo di palestinesi che presso l’aeroporto di Fiumicino causò la morte di 13 persone, Oscar Luigi Scalfaro, allora ministro dell’Interno, propose il 2 aprile dell’anno seguente una legge con lo scopo di rivedere le regole per l’ingresso ed il soggiorno degli stranieri, ponendo la questione come problema di sicurezza nazionale. Nello stesso anno, l’Italia appone la firma all’accordo di Shengen. Gli stessi paesi europei che siglarono il Trattato di Roma nel 1957, avevano inaugurato il processo di integrazione europea, ad eccezione dell’Italia. Infatti Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo si erano impegnati a promuovere la libera circolazione per i rispettivi cittadini con lo scopo di abbattere le frontiere nazionali e allo stesso tempo trasferire il controllo dei confini esterni, per poter intervenire con più forza in modo restrittivo sulle migrazioni provenienti dall’Est e dal Sud. L’Italia venne consapevolmente esclusa ma la ragione va ricercata nei rapporti di collaborazione con i paesi della sponda del Sud del Mediterraneo e nell’ handicap di non avere ancora una legislazione organica in materia.

La caduta del Muro nell’89 ebbe un impatto dirompente riguardo la migrazione oltre-frontiera, mettendo tutti paesi europei nella condizione di adeguare le proprie leggi alla nuova realtà. L’allora vicepresidente del Consiglio Martelli annunciò un provvedimento che prevedeva una sanatoria, l’abolizione della riserva geografica nel diritto di asilo, il collegamento con le politiche comunitarie, la possibilità di avviare una programmazione dei flussi. MSI, Repubblicani e Lega si opposero al testo come presentato e la legge passò privata del suo impianto originario. Nel 1990 l’Italia entrò ufficialmente nell’accordo di Shengen e sottoscrisse nello stesso anno la Convenzione di Dublino, con lo scopo di determinare con precisione lo Stato comunitario in cui il richiedente asilo doveva presentare la domanda e con l’obiettivo di armonizzare le politiche per i rifugiati nei paesi europei. Tale accordo prevede che siano i paesi di confine a vigilare sulla nuova frontiera. Con gli sbarchi degli Albanesi nel 91, l’allora presidente del Consiglio Andreotti, la Boniver all’Immigrazione ed il Ministro dell’Interno in una riunione a Roma, decisero che nessuna nave avrebbe avuto l’autorizzazione a entrare nei porti italiani e che i comandanti che avrebbero insistito sarebbero stati incriminati per favoreggiamento dell’Immigrazione clandestina. Il conflitto Somalo e la guerra del Golfo, aumentò ulteriormente l’immigrazione.

Il ’92 è l’anno della legge sulla cittadinanza, rispetto all’immigrazione e al così detto ius soli. Dini, centro sinistra, impronterà il tema sulla regolarizzazione attraverso l’ennesima sanatoria, poi invierà sulla costa pugliese l’Esercito per “proteggere la frontiera dall’immigrazione clandestina”. Il concetto di frontiera si rinvigorì di fronte ai nuovi “nemici”. Tra il 1993 ed il 1995 i flussi di ingresso nel nostro paese cominciarono a riguardare non solo il lavoro, ma arrivi riguardanti richiedenti asilo. Il richiedente asilo è chi nello “Stato di origine può essere perseguitato su ragioni di razza, religione, nazionalità, di appartenenza a un part icolare gruppo sociale o di opinioni politiche”. Prodi nel 1996 si accordò con il presidente dell’Albania Berisha per impedire le partenze e militarizzando le coste, suscitando le proteste dell’ACNUR. Intanto presso Portopalo, sulle coste siciliane la notte del 26 dicembre 1996 morirono 283 persone. Con la legge Turco-Napolitano del 1998 si introdussero i Centri di Permanenza Temporanei.

La polemica interna nel centro-sx in tema di immigrazione favorì la vittoria del centro-dx alle elezioni del 2001, che aveva improntato la campagna elettorale sul il binomio immigrazione-criminalità. La Bossi-Fini non fece altro che ricalcare l’impianto della Turco-Napolitano cercando di rendere la presenza straniera più precaria possibile, attraverso scadenze brevi che conducevano velocemente all’irregolarità ed alla clandestinità, intervenendo subito sul tema dell’ingresso e dell’espulsione. In tema di allontanamento la legge introdusse la possibilità del respingimento in acque extraterritoriali- previo accordo bilaterale con i paesi limitrofi- le imbarcazioni con a bordo migranti.

Secondo l’art. 10 comma 3 della Costituzione italiana si ha “diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge” e proprio agendo su tali condizioni, si è riusciti a viziare l’obbligo di accoglienza. Nel 2008 Berlusconi firmò l’accordo con il regime dittatoriale libico di Gheddafi: il destino dei migranti catturati e condotti nei campi di detenzione era svincolato dalla Convenzione di Ginevra del 1951 che la Libia non firmò mai. Così l’Italia delegò ad un dittatore, la sorveglianza del confine meridionale dell’Europa e su tale impostazione basata sul contenimento nel 2009 venne approvato il “Pacchetto Sicurezza”.

Il 2011 segnò un’impennata dei flussi a causa della crisi tunisina e della guerra civile in seguito alla caduta di Gheddafi. In questa situazione straordinaria i centri preposti all’accoglienza dei richiedenti asilo e protezione profughi e rifugiati (CARA e SPRAR), vennero presi in carico dalle prefetture ed affidati nella gestione a organizzazioni del privato sociale. Numerose inchieste della magistratura misero in luce la gestione clientelare dei procedimenti di affidamento, soprattutto con l’inchiesta di “Mafia Capitale” che ha svelato intrighi tra decisori politici e privato sociale. Il 3 ottobre avviene il naufragio di Lampedusa in cui morirono 368 persone e 20 presunti dispersi. Lo scorso 26 febbraio un’altra strage, a Cutro.

Tutti i governi in maniera trasversale hanno trattato la materia dell’immigrazione in modo emergenziale, disumanizzando gli immigrati, criminalizzandoli, imbruttendoli, anziché trattarli come vittime, rendendo il Mediterraneo un cimitero terracqueo. “Siamo razzisti? Si, siamo anche razzisti. Nel nostro passato, e nella nostra coscienza collettiva c’è tutto: c’è il fantasma del razzismo e quello della politica natalista, c’è la chiusura regionalista e l’apertura sul mondo, c’è il ricordo ancora vivo dei patimenti sofferti dai nostri emigrati, e l’intolleranza verso il meridionale, verso il nero, verso l’immigrato. Tutto questo convive confusamente nella coscienza nazionale”. M. Mafai, 1989. Kant elaborò il concetto di diritto di ospitalità, che coincide con “il diritto di uno straniero a non essere trattato come un nemico” così da realizzare la comunanza dei popoli finalizzata alla “Pace Perpetua”. L’idea kantiana di un diritto cosmopolitico è un concetto più che mai attuale. In esso è insito il concetto di umanità, solidarietà, rispetto, ma anche il dovere alla conoscenza e al confronto con l’altro poiché è impossibile arginare il flusso della globalizzazione e delle nuove migrazioni. Intanto, vergognamoci.

Giuliana Cenci Associazione Mariposa

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