Le sfide che attendono Elly Schlein
Ha vinto alla fine, e ha vinto bene, Elly Schlein le primarie del Partito Democratico, con una bella performance, smentendo sondaggi e pronostici tutti pro Bonaccini, che è apparso un po’ il garante dell’apparato. Il popolo delle primarie – che non è tutto e solo popolo PD – l’ha incoronata a leader dello schieramento di sinistra (o centro-sinistra) perché, dopo la cocente sconfitta elettorale di settembre scorso, e la vittoria della destra e di Giorgia Meloni, voleva voltare pagina e affidarsi a un volto nuovo cui ancorare aspettative e speranze, quasi un’ultima chance.
C’è voglia di un cambiamento profondo di classe dirigente e di chiudere con apparati apparsi logori e appannati, e con un certo modo di far politica non sempre in linea con le aspettative dell’area di riferimento (area riformista e progressista). E c’è voglia di provare a ridare una fisionomia propria forte al partito democratico, un’ident ità chiara, che è il presupposto fondamentale per poi imbastire una politica di intese con le altre forze, alla sinistra del Pd, o posizionate al centro (Terzo Polo di Calenda – Renzi), o al lato del Pd (i 5 Stelle): non so se sarà un soggetto semplicemente più schierato a sinistra (col rischio di marcarsi stretto con le altre forze giallo-rosse e con i 5 Stelle), o se invece c’è da aspettarsi un profilo nuovo, che non rinunci al progetto riformista, cui ancora tanti nel Pd sono legati, e che insomma punti a rappresentare una effettiva alternativa alla destra al potere, perché poi i numeri sono numeri, e la quadra la si trova solo mettendo insieme un progetto alternativo al destra-centro che superi quantomeno la barriera del 40% dei voti.
C’è molta strada da percorrere questa volta, e non ci sono scorciatoie in vista: si tratta di rifondare un fronte sociale, civile, politico e un blocco in grado di rappresentare nel nostro Paese l’altra metà del mondo, quella di chi non si rassegna al governo di destra ed alla sua politica fondamentalmente conservatrice. Chi scrive alle primarie ha votato e ha votato per chi ha perso, ma ciò non fa ombra al giudizio dei primi passi che Elly ha compiuto in questi pochi giorni e nel linguaggio (che è importante), che mi è parso nuovo, ma consapevole ovviamente della responsabilità di chi oggi è leader e non più concorrente: è stata misurata rispetto a quel che si agita all’interno del suo partito, intenta a cucire, e rispettosa per le altre forze (tutte, va detto) che condividono col Pd il ruolo di opposizione, tanto da lanciare l’idea di un “coordinamento di tutte le opposizioni” che sembra ben accetta a tutte queste componenti, e che è già un passo avant i rispetto alla disastrosa gestione di Letta.
Sarà più orientata a sinistra rispetto al passato? Non so, certamente vuole provare a rimot ivare le fila del suo partito e a intercettare le domande di nuovi bisogni, di nuove povertà, di nuovi diritti civili, con la scommessa di recuperare un po’ di astensionismol. Sarà una sinistra nuova, dove forse e finalmente la si smetterà col contarsi tra post-comunisti e post-democristiani, ma dove il piano dei principi e dei valori – con gli aggiornament i dell’attualità – mi auguro rimanga quello che fu alla base della nascita del partito democratico, nell’interpretazione autentica che ne fecero Walter Veltroni e Romano Prodi, e che tenga insieme le forze di ispirazione socialista, cattolico democratica, liberal e votate al riformismo e al solidarismo, le forze dell’inclusione, quelle che puntano al cambiamento e al miglioramento innanzitutto di chi sta peggio.
Questa è la sfida che ha davanti la nuova segretaria del partito, e voglio essere ottimista, perché credo che anche il suo percorso personale (un mix di novità, di difesa dei diritti civili, di pragmatismo che non guasta mai) possa aiutare in questo senso: soltanto con questi presupposti potrà dar corso a un blocco socio-politico tale da potersi misurare con le forze oggi a governo e che oggi sono decisamente maggioritarie; pena altrimenti il ridursi a rappresentare, se va bene, un terzo del Paese, e ciò sarebbe anche tragico per l’Italia, date le forze in campo.
Antonio Belliazzi