Les Archives du Coeur di Boltanski
Provate a chiudere gli occhi. Beh! si, magari fatelo dopo aver letto queste poche righe. Insomma chiudete gli occhi e immaginatevi in un luogo lontanissimo da qui. Ad est, nel mare interno del Giappone c’è un’isola piccolissima, disabitata, invasa da una natura rigogliosa. Teshima è una lingua di terra scelta da più di un artista per tracciare un segno lungo la loro strada dell’onirico. Ora siete dentro un edificio basso, pressoché vuoto, in legno. Le finestre danno sul mare. Tutto ciò che siete lo avete lasciato fuori, non esiste wifi qui. All’interno portate solo le impressioni che la vegetazione e l’ultima mezz’ora in bici per arrivare vi hanno lasciato. Ci sono degli schermi e delle cuffie che indossate.
Tum tumm… Tum tumm… Tum tumm.. Cambiate cuffia se volete. Tum tumm… tum tumm… tum tumm…
Sarebbe coraggioso fermarmi qui perché molte volte provare a parlare (provare a spiegare) di un’opera così potente può solamente togliere e non aggiungere. È Les Archives du Coeur, l’archivio dei cuori. L’insieme dei battiti di centinaia di cuori che Christian Boltanski, artista francese, dal 2008 ha catalogato e collezionato. È l’ennesima opere che ci mette a nudo di fronte a noi stessi. Boltanski è sempre stato affascinato dalla singolarità delle esperienze umane e dall’eff imero della vita. L’insieme dei battiti per lui rappresenta la “piccola memoria”, una memoria emotiva, una conoscenza del quotidiano, il contrario della memoria con la M maiuscola che si conserva nei libri di storia.
“Questo piccolo ricordo, che per me è ciò che ci rende unici, è estremamente fragile, e scompare con la morte.” Il museo nell’isola di Teshima è diventato mèta di pellegrinaggio per riascoltare il proprio batt ito o quello di un conoscente, magari defunto nel corso degli anni, ma il senso pieno della ricerca dell’artista è evidentemente altrove. Ad una prima impressione ogni battito è identico, ogni cuffia che portiamo agli orecchi ci restituisce qualcosa di simile, ma ogni vibrazione è differente da un’altra, ci sono sfumature da percepire che tradiscono la diversità celata.

Non esistono due cuori perfettamente identici, ma non c’è alcun dubbio sul fatto che un cuore che batte è un cuore che batte a Roma come a New York o Pechino. Boltanski ci mette in condizione di capire la meraviglia della diversità attraverso l’unica cosa che ci lega davvero come esistenti, il simbolo stesso della nostra vita, delle nostre emozioni, delle nostre azioni, il battito del nostro cuore.