I sondaggi danno in calo la popolarità dell’esecutivo. Scricchiolii nella maggioranza. A sinistra la Schlein vince se ha il “campo largo”.
La politica nazionale, in questa fase di assestamento dopo le tornate elettorali (Politiche prima e poi le Regionali di Lazio e Lombardia e a seguire, Friuli Venezia Giulia) e dopo il percorso delle Primarie in casa P.D. terminato con la vittoria di Elly Schlein, evidenzia alcuni elementi che meritano di essere approfonditi. Il Governo di Giorgia Meloni e la maggioranza di destra-centro che lo ha determinato non sembrano essere in pericolo, godendo di salute propria, anche perché chi vi si oppone, invece, sembra essere affaticato e non in grado di insidiare chi attualmente è in sella e presumibilmente lo starà ancora per molto. Probabilmente però è anche conclusa la luna di miele della Premier con l’opinione pubblica, e c’è una fase normale di disincanto: iniziano a farsi vedere le crepe di un rapporto con l’UE che ha tratti problematici e preoccupanti (su tutti le questioni sul PNRR, ma anche le alleanze con Ungheria e Polonia), e in più di qualche occasione è emersa (La Russa, Lollobrigida con la sua “sostituzione etnica”, ed altri) la natura di una destra che stenta a fare i conti con la Storia (ma ciò non deve mai diventare un’ossessione per chi è all’opposizione). I problemi maggiori per il governo vengono soprattutto dai partiti di maggioranza che faticano ad accettare il ruolo preminente dei Fratelli d’Italia, e ciò vale soprattutto per la Lega di Salvini. Per Forza Italia la questione è diversa, e riguarda soprattutto il rapporto tra il partito e il suo Fondatore Berlusconi, ed il destino del partito rispetto ai problemi di salute e di età del Cavaliere (cui formuliamo i migliori auguri di ripresa): l’Opa sul partito comunque già c’è stata di fatto da parte dei Fratelli d’Italia. E poi veniamo al variegato fronte di opposizione. La Schlein (attenzione, che anche per lei la luna di miele ha tempi brevi) ha varato la sua segreteria con volti nuovi e con una connotazione molto di sinistra alternativa, con mugugni e malcontenti dell’area riformista che nel PD non è poi così marginale: da ciò la domanda di cosa voglia fare da grande la segretaria del PD e di come ritenga di mantener fede al motto che “creerà problemi alla Meloni” e insomma di come intenda procedere per riassorbire o quantomeno ridurre il gap con la maggioranza di destra-centro. Bisognerà capire anche su come intenda sviluppare una politica di coordinamento con i 5 Stelle di Conte, al di là dei semplici auspici (già divisi sul tema del termovalorizzatore di Roma) e di come trovare un qualche collegamento con la parte più centrale dell’opposizione, e cioè con quel che rimane dell’ ex Terzo Polo di Calenda e Renzi (che peraltro – almeno come tentativo di dare vita a un nuovo partito – è imploso impietosamente con stracci gettati per strada e accuse e veleni tra le due prime donne sempre più autoreferenziali),e con quel po’ di area che comunque presiede il centro. Che poi è anche e soprattutto il problema di mantenere viva nell’area del centrosinistra e nella stessa casa PD l’anima riformista e quell’area del cattolicesimo democratico (al di là del Franceschini sempre in piedi ) che ha un suo oggettivo peso, soprattutto se si vuole veramente costruire prima o poi un’alternativa competitiva alle forze attualmente al governo. E valga come esempio, il caso di Udine, città strappata al centrodestra al ballottaggio da un candidato che ha vinto proprio perché ha avuto dalla sua tutti, proprio tutti, i pezzi delle forze oggi all’opposizione nazionale. Torneremo in seguito su queste considerazioni, pur nella convinzione che bisognerà attendere le Elezioni Europee della prossima primavera, competizione squisitamente proporzionale, senza coalizioni e alleanze e con sbarramento al 4%.
Antonio Belliazzi