L’editoriale: I conti con la Storia

Dietro la ritrosia della Premier sull’antifascismo c’è una scelta non compiuta: o con le democrazie occidentali o con Orban e i suoi amici. La lezione di Mattarella il 25 aprile.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, insieme a lei una buona parte del suo partito, hanno un problema: non riescono a definirsi antifascisti. Il massimo dello sforzo che il Primo Ministro si è concesso, nel giorno del 25 aprile è stato quello di dichiarare: “La destra in Parlamento è incompatibile con il fascismo”.

Questo è stato l’epigono di un crescendo di polemiche su dichiarazioni di Ministri, parlamentari e soprattutto della seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Ignazio La Russa che sono state a dir poco sconcertanti. Tornando alla dichiarazione della Premier, non ci sembra vada al cuore della questione. E la questione è semplice: dal 25 aprile, giorno della liberazione nazionale dal nazifascismo (Ezio Cecinelli a pag. 8), è nata la nostra Costituzione, carta d’identità di tutti gli italiani e fondat iva della nostra Repubblica. I Padri Costituenti l’hanno scritta intingendo le loro penne nell’inchiostro della Libertà ed essa è nutrita di ant ifascismo. I Ministri e i Premier di ogni governo, al momento dell’incarico, giurano su quella Costituzione. In Italia, Paese dalla memoria corta, poco attenta alla Storia e affetta spesso da alzheimer culturale, la disquisizione sul tema interessa poco, anzi lascia in molti ambiti della società indifferenti e, diciamola tutta, provoca anche fastidio perché – questa è la vulgata – “i problemi che abbiamo sono altri”. A prescindere dal fatto che anche su questi “altri” problemi economici, sociali, civili, il governo sta dimostrando palesemente di essersi incartato, in Europa non la pensano allo stesso modo. La Germania ad esempio i conti con il suo passato li ha fatti eccome. I dubbi sulla scelta di campo di questo esecutivo, a Bruxelles come nelle Cancellerie occidentali sono sempre più manifesti.

Giorgia Meloni è davanti ad un bivio: o stare dentro l’Europa democratica condividendo e accettando fino in fondo tutto il sistema valoriale in ogni campo della sfera pubblica, oppure schierarsi sul versante opposto: l’Europa del “patto di Visegrad” insieme alla Polonia, all’Ungheria di Orban ed altri Stati simili che portano avanti politiche liberticide. La Presidente del Consiglio ha tentato la strategia Polacca: essere filoatlantica ed occidentale in politica estera e conservatrice ed integralista sui diritti umani in primis quello sui migranti. Il retro pensiero di questo tentativo è la volontà di procedere su un doppio binario: adeguarsi all’Europa che conta tenendo in piedi i rapporti con i paesi dell’est. Non funziona così. Faccia i conti con la storia, la sua storia e – come suggerito da Gianfranco Fini, che la svolta la fece per davvero al Congresso di Fiuggi – dichiari il suo Governo antifascista e investa la sua indiscutibile intelligenza nella democrazia. Per fortuna che su tutte le polemiche e i tentativi di revisionismo si erge, monumentale, il monito di Mattarella: “la Repubblica è figlia della Costituzione, democratica e antifascista, ora e sempre Resistenza”.

Emilio Magliano 

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