Le radici di una festa

Giulianello festeggia il suo Santo Patrono

Senza la dimensione della festa la speranza non troverebbe una casa dove abitare

Così scriveva Giovanni Paolo II in Ecclesia in Europa. L’Italia è sinonimo di tradizione e folklore e tra le feste più suggestive e conosciute ci sono senza dubbio le feste patronali perché rappresentano ancora un momento di partecipazione e convivialità. Le celebrazioni organizzate in onore del Santo patrono coinvolgono la stragrande maggioranza della popolazione che si unisce dando vita ai riti religiosi e a spettacolari eventi folklorici. La festa vive nell’uomo, fa parte dell’uomo e il desiderio di far festa si avverte in modo chiaro nei momenti di aggregazione e uno di questi è anche per noi di Giulianello la ricorrenza dei festeggiamenti in onore del Santo patrono Giuliano Martire, che riesce ad unire l’intera popolazione rinsaldando quell’antico legame tra la comunità civile e quella religiosa. Certamente il momento più importante, quello che rappresenta il vertice della festa è la processione del Santo e tutti i riti religiosi che lo accompagnano, ciò nonostante non sono meno rilevanti gli aspetti più ludici e profani della manifestazione, dalle luminarie agli stand gastronomici, dalla musica alle giostre, dalle danze in abiti tradizionali ai fuochi d’artificio. In queste occasioni tutti si danno da fare per prendere parte in modo attivo a quella che è una vera e propria espressione culturale, oltre che di fede e devozione.

La festa che Giulianello dedica al patrono San Giuliano Martire, è anche un importante veicolo per conoscere, valorizzare e promuovere le tradizioni e le profonde radici che sono la cultura storica e religiosa del nostro paese. Nel nome di Giulianello e nella sua evoluzione si può leggere quasi tutta la sua storia, come minimo dall’età Romana ad oggi. Fino alla prima metà del 1600, Giulianello, in quel tempo chiamato “Castello di Giuliano”, forma italianizzata di Julianum non aveva un Santo protettore, l’idea di affidare ad un Santo la custodia divina del Castello fu di Giacomo Salviat i che quando nel 1650 fece costruire la nuova chiesa parrocchiale, come si presenta ancora oggi, volle scegliere un santo che portasse il nome di “Giuliano”. Presto ci si accorse però che di santi con questo nome erano tanti, così ne venne scelto uno tra tutti: “San Giuliano Martire sposo di Basilissa”. Matrimonio voluto dai genitori di Giuliano e mai consumato per mantenere il desiderio segreto di conservare la sua condizione di verginità e di questo proposito ne persuade anche la sua sposa. Si ritiene che Giuliano subì il martirio ad Antinopoli d’Egitto tra il 303 e il 305 d.C, mentre rimangono incerti il giorno ed il mese. Lo stesso Salviati fece erigere all’interno della chiesa la cappella in onore di San Giuliano Martire che inizialmente ospitava l’immagine del Santo dipinta su tela. Dal 1681 in poi, il 16 febbraio fu la data stabilita per la festa di San Giuliano Martire, scelta non casuale dato che secondo il calendario liturgico si fa memoria di Santa Giuliana di Nicomedia vergine e Martire. Anche se ormai è tradizione che la festa della ricorrenza del Santo è celebrata l’ultima domenica di aprile, ogni anno il 16 febbraio, i “giulianesi” rievocano il passato popolando le piazze e viuzze del borgo per la festa di San Giulianitto. In questa ricorrenza tutta la gente del paese si raccoglie intorno alle fascine benedette, fastelli alti fatti di canne e alloro chiamate matticelle e mentre i fusti bruciano profumando l’aria e colorando il paese, i canti popolari, il buon cibo e il vino bevuto dalla “copella”, donano una serata fuori dal tempo, fatta di semplicità, tradizione e autentica condivisione, una delle più importanti espressioni della nostra cultura religiosa e storica che rafforza quel rapporto primordiale tra cielo e terra. Bibliografia: Don Silvestro Radicchi, Conosci il tuo paese.

Carla Colla Associazione "Chi dice donna"

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