L’identità nazionale è nel 25 aprile

Il revisionismo sgrammaticato che la destra sta tentando sulla Resistenza è un oltraggio alla Liberazione

Il 25 Aprile è la festa della Resistenza dedicata al valore dei partigiani che contribuirono al riscatto del paese dal governo fascista e dall’occupazione nazista. Le formazioni partigiane si costituirono dopo l’8 settembre ’43 quando con la firma dell’armistizio con gli Anglo-Americani fu decisa l’uscita dell’Italia dall’alleanza con la Germania nazista. Il paese iniziò un processo di liberazione accanto alle forze alleate e alla Resistenza che grazie all’adesione d’operai, impiegati, contadini formò un esercito di partigiani combattenti. Le azioni furono coordinate dai C.N.L. (Comitati Nazionali di Liberazione), il primo dei quali nacque a Roma il 9 settembre 1943. Le brigate Garibaldi (comuniste), le Matteotti (socialiste), Giustizia e Libertà (del partito d’azione) e, nel giugno 1944 il C.N.L.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), costituirono le formazioni partigiane. Grazie all’attività di questi gruppi e all’appoggio della popolazione, molte zone furono liberate prima dell’arrivo degli alleati. Il popolo italiano dovette affrontare bombardamenti, rappresaglie, guerra civile. Una situazione di sbandamento che Beppe Fenoglio in” Primavera di bellezza” così descrive: «E poi nemmeno l›ordine hanno saputo darci. Di ordini ne è arrivato un fottio, ma uno diverso dall›altro, o contrario. Resistere ai tedeschi – non sparare sui tedeschi – non lasciarsi disarmare dai tedeschi – uccidere i tedeschi – auto disarmarsi – non cedere le armi”. Ne valse la pena? Si.

Il maresciallo Pietro Badoglio, capo del Governo, che aveva decretato l’armistizio autorizzò la resa: “…Conseguentemente, ogni atto d’ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza…” Intanto il Re e i vertici del Governo fuggirono. La reazione tedesca non si fece attendere: «Il comando supremo delle forze armate del Reich diede via al Piano Achse, già pronto da tempo», spiega Elena Aga Rossi: «la notte stessa dell›8 settembre le forze tedesche presero possesso di aeroporti, stazioni ferroviarie e caserme, cogliendo di sorpresa le forze italiane». Mussolini costituì la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), al fine di governare i territori controllati militarmente dai tedeschi. Il 23 marzo 1944 un’azione di guerra partigiana contro l’11ª compagnia del III battaglione del Polizeiregiment “Bozen” in via Rasella a Roma, per iniziativa di 12 partigiani delle brigate Garibaldi, uccise 33 militari. Hitler ordinò una feroce rappresaglia. Successivamente fu deciso di fucilare dieci italiani per ogni tedesco ucciso. Il Generale Kesselring approvò. Kappler eseguì. Vennero trucidati 335 martiri, cinque in più di quanto stabilito. Lo storico tedesco Gerhard Schreiber scrisse che: “l’efferatezza, la furia vendicativa, la messa in pratica dell’esecuzione può soltanto essere definita bestiale”. L’incidente ultimo sulla strage delle Fosse Ardeatine è quello in cui il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha affermato maldestramente che il Polizeiregiment “Bozen” era formato da pensionati. Questa confusione nel riferirsi infelicemente a tali eventi non giova. L’alta carica dello Stato, membro eletto del Governo, ha successivamente riconosciuto l’errore, portando rispetto alla verità storica. Il monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine fu inaugurato il 24 marzo 1949. Il 25 Aprile 1945 il C.N.L.A.I. ordinò l’insurrezione generale di tutti i gruppi combattenti e per questo è considerato il giorno che rievoca la vittoriosa lotta delle forze partigiane, delle forze alleate e dei reparti dell’esercito italiano contro il nazi-fascismo. Il Governo provvisorio guidato da Alcide De Gasperi, insediatosi nel dopoguerra, stabilì per decreto, che il 25 Aprile di ogni anno sarebbe stata Festa Nazionale della Liberazione, posando la prima pietra all’Identità Italiana. Una visione Politico-Spirituale da non disperdere. Era il 22 Aprile del 1946.

Ezio Cecinelli

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