Progettiamo, riusiamo, trasformiamo, creiamo.

Prendiamo spunto dall’articolo del mese scorso per approfondire il tema del recupero incoraggiati dal fatto che il nostro “giardino creativo”, frutto di un esperimento interdisciplinare tra antropologia e architettura, costituito principalmente da materiali considerati RIFIUTI, abbia ricevuto il primo premio nel concorso “Avventure Creative 2023”, nell’ambito del Festival del Verde e Paesaggio che si è tenuto a Roma alla fine di marzo all’auditorium.

Il recupero di materiali o edifici implica dare una seconda vita. Le forme di arte e di riuso attraverso le quali possono essere trasformati molti materiali considerati rifiuti, sono ormai molto diffuse. Oltre all’antiquariato, si trovano facilmente in mercati o negozi a tema, arredi degli anni ‘50/’60/’70 del secolo scorso in offerta per il design o l’ottimo stato di conservazione, borse realizzate con camere d’aria, collane con cd fusi, sculture con rottami di auto incidentate, quadri con fili elettrici, abiti con nastri di musicassette, tende con pezzi di bottiglie di plastica, assi di legno antiche trasformate in ante di mobili o pavimenti. Più complesso, ma largamente apprezzato in molti interventi recenti, è il recupero e la trasformazione degli edifici nei quali si devono garantire la sicurezza nel tempo, la massima funzionalità in linea con la società contemporanea e un’estetica accattivante capace di attrarre le nuove generazioni. La progettazione di nuove strutture appare sempre di più come la disciplina che contribuisce al consumo delle risorse materiali e degli ecosistemi viventi. Stefanie Carlisle, in un suo articolo, riassume questa sensazione dichiarando: “ho inquinato il pianeta negli ultimi anni. Non sono la manager di una compagnia petrolifera – sono un architetto”. L’idea stessa di progettazione sta evolvendo. L’architetto sta assumendo sempre di più il ruolo di difensore dell’ambiente fisico e sociale, sperimentando la conservazione, collegandosi con l’ingegneria, le scienze della terra, le scienze sociali ed altre discipline.

Anna Maria Pasquali e Alberto Pistilli. Vincitori del primo premio del Concorso Avventure Creative 2023

Oltre alla interazione con materiali e tecniche di uso non più corrente, gli edifici esistenti conservano testimonianze tangibili del patrimonio culturale. Gli interventi su di essi, anche se protetti, in genere contemplano un cambio di uso che può generare cambi di scala e creare spazi spettacolari. L’architetto Jean Nouvel, sottolinea come tale pratica consenta “…di ancorarsi e radicarsi in un luogo, di perseguire il mistero della compenetrazione e dell’incontro di epoche diverse… L’obiettivo attuale è prolungare la vita degli edifici… Bisogna attivare una nuova forma di contestualizzazione, una specie di gioco tra le generazioni, espressione di amore per la storia dei luoghi e per coloro che li hanno vissuti…”.

I materiali stessi, non rappresentano solo energia. Essi non sono solo efficienza economica e funzionale. Una finestra, ad esempio, come è stato nel nostro caso, utilizzandola come bordo di un’aiuola in cui la trasparenza del vetro lasciava intravedere contemporaneamente le piante e le radici, ha assunto un ruolo diverso, minore rispetto a quello di proteggere dalle intemperie, ma sicuramente più significativo di quello che avrebbe avuto in una discarica. La motivazione espressa dalla giuria, “…per aver interpretato la precarietà del nostro tempo realizzando uno spazio tra interno ed esterno, caratterizzato da materiali di riuso e da erbe spontanee….” , ci invita a perseguire pratiche di trasformazione con la massima sensibilità per la protezione del pianeta. Siamo certi che non si tratterà di riduzione della produttività dell’industria bensì che saremo sorpresi da nuovi impieghi.

Anna Maria Pasquali e Alberto Pistilli Laboratorio dell’abitare Sostenibile

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