La bevanda donata dal “dio” all’uomo
Sebbene il vino vanti origini preistoriche, è con la civiltà ellenica che esso trova la sua prima prestigiosa collocazione culturale. La mitologia ascrive a Dionisio, figlio di Zeus e di Semele la scoperta della bevanda donata dal dio all’uomo. Libero o Bacco sono i nomi con cui Dionisio fu noto ai romani, con la testa cinta di edera o di vite e in mano il tirso, un bastone coronato da una pigna con il quale egli fa zampillare il vino a suo piacimento. Sono molte le rappresentazioni del Bacco nella storia dell’arte, quello scolpito da Michelangelo è sicuramente tra i capolavori assoluti, è evidente il contrasto tra l’atteggiamento intemperante e goloso del satiro e la distaccata eleganza del Bacco che eleva la coppa di vino in un gesto di condivisione con lo spettatore mettendo in evidenza la sua superiorità e il valore mistico della bevanda.

Ambiguo, ma assai meno aristocratico è il Bacco di Caravaggio, paffuto e rosso in faccia forse proprio a causa di quel vino che con fare invitante porge allo spettatore, ingenuo e fanciullesco risulta invece il Bacco di Velazquez protagonista del dipinto “Il trionfo di Bacco”. Un dipinto di Tiziano eseguito per Alfonso d’Este racconta una miracolosa epifania del dio in un’opera conosciuta come “Baccanale” (o Gli andrii), ove si ricorda una sorgente sull’isola di Andro da dove zampillava, un giorno l’anno il vino al posto dell’acqua; la musica, la danza, l’erotismo, sono le gioie portate da Bacco all’uomo attraverso il dono del vino, vero protagonista dell’opera. A Venezia d’altronde nel cinquecento il vino aveva una grande importanza economica e culturale; già dal secolo precedente la Serenissima aveva acquisito ricchissime vigne con la conquista di Cipro e il vino aveva raggiunto un ruolo importante nel mercato mediterraneo. Scene legate al vino e ai suoi effetti le ritroviamo nelle tante rappresentazioni delle sacre scritture, nella Cappella Sistina, l’ebrezza di Noè di Michelangelo, nelle nozze di Cana del Veronese e nelle numerose rappresentazioni dell’ultima cena. A partire dal ’900 la presenza del vino nell’arte figurativa intraprende percorsi differenti. Molt i artisti raffigurano con uno stile personale il vino. Da citare opere impressioniste di Monet, Manet e Renoir, espressioniste di Munch, surrealiste di Miró, cubiste di Picasso, metafisiche di De’ Chirico e Morandi, e persino futuriste di Depero e Marinetti. Il vino nell’arte contemporanea acquisisce dunque una propria dignità legata alla sensibilità artistica dell’autore, alla sua interpretazione e al proprio intimo legame col nettare di Bacco. “Oggi il vino non è più un concetto popolare, ma universale, e la sua è una cultura di massa. I valori legati al vino sono così elevati che ne fanno un bene dell’umanità, e con l’arte rappresentano un’unica idea di civiltà e di cultura”.
Giorgio Chiominto