I Nardocci, i Vitelli… ed altro ancora

Io sono solo aria che viene…

Aria

Io sono solo aria che viene da lontano.
Molto lentamente la linfa sale
verso il cielo della sua memoria
ora, che la terra finalmente
produce frutta e libera vaga su
treni arrugginiti. Sotto una fitta
nebbia nascondi la tua storia e in
un profondo precipizio cade il suo
cupo destino. Io sono la nostalgia
che sale in Superficie e la mattina,
(seduta in terrazza) e di notte un segreto che va in cerca del nirvana.

Italia Nardocci Figueroa

I Nardocci e i Vitelli sono presenti nell’ Historia Corana, padre Sante scrive che la famiglia Nardocci «…gode di privilegio dall’antichità ma nulla leggiamo, della stessa, di uomini di scienza decorati se non Mauritium presbitero, Hieronymo ed Antonij pubblici notai». Riporto la cronologia: Faustina Landi sposò Hieronymo di Pietro Nardocci (1512); Joanna di Pietro Stalloni sposò Marziale Nardocci (1610). Una puella dei Tomauzzi sposò Vincentio Nardoccio ( H.C.c.116v). Padre Sante conclude: « Jacobo e Nardo si sposarono ambedue, ebbero figli e figlie in Valle e in Monte, al presente ne ignoriamo la genealogia»2. (H.C. c. 100r) Sfogliando, trovo che il primo battezzato nella Basilica SS.mi Apostoli di Roma nell’anno 1689,3 fu il figlio di Hortensio Nardocci di Core di Velletri. I Nardocci furono presenti anche a Roma.

Veniamo ai Vitelli: Jacobo Vitelli è tra i notabili che consegnarono il terreno per la costruzione del convento di S. Francesco il 26 set, 1517. (HC. cc.42r-43v). Angelo Ricci nel 1500 sposò “una puella de progenie Vitellorum”, il figlio Nunziato (109r) sposò Alessandra de’ Nardoccis sorella di Antonij notaio. ( H.C. c.122). Nel 1520 un Donitj Vitelli sposò Hortensia de’ Ciuffis (79v), Settimia Milita di Christophorus e di Faustina de’ Vitellis( c91v) sposò Camillo Vitelli (c. 97v). Liviam Fantetti, di Nicola musico excellent, sposò Agostino Vitelli circa nel 1540.( c.82v). Dalle poche notizie emerse evidenzio che sia i Nardocci che i Vitelli avevano una posizione sociale di riguardo e si imparentarono con ceppi importanti. L’Historia Corana termina l’elenco delle stirpi così: «.. Vitelli, antiquissima familia che anche al tempo dei Gentili fioriva nella nostra città, come appare nell’ Inscriptionem ritrovata in una certa arcula marmorea in Santa Maria della Pietà, che comincia: L.LUCRETI…à nobis posita nel Cap. III de Antiquitatibus …Abbiamo riportato cento famiglie, in parte da antichi manoscritti che pervennero nelle nostre mani, in parte dalle lapidi delle chiese, altre estratte ex Tractatu ad litterum di Ulixes Ciuffij. Infatti, a lui i Corani devono non poco, come gli devo anche io, perché essendo stato lontano da Cori per 20 anni, di quei nomi nulla o poco avrei potuto dire senza quel predetto Trattato.…

Quindi, corani lettori, uniamo le forze, se non diciamo le cose e le prosapie vostre, non è per mancanza di diligenza, è possibile piuttosto che sia per ignoranza ed impotenza».(cc.5v-6v, cc.122v-123r)4. Veniamo all’oggi, Pietro Vitelli,5 instancabile testimone dei territori del vivere alla ricerca dell’anima corese, e non solo, nel mondo. Ha viaggiato per anni con la bussola del cuore inseguendo rimembranze, ha rintracciato i significati di vite sconosciute divenute biografie poetiche della memoria. Con passi felpati provo a trovare le ragioni di tali ricerche, che potrebbero sembrare utopiche in quanto mi fanno intuire in lui l’idea che il tempo possa, dalle radici del passato, testimoniare il divenire fiducioso del futuro, poiché indubbiamente un luogo senza memoria perde le coordinate nel quotidiano vivere. Tuttavia a Cori il passato lontano è presente e cristallizzato nella pietra: mura, case, chiese, templi, tutti disposti per accompagnare lo sguardo aperto fino all’orizzonte marino. Nel frattempo la memoria è custodita anche nella carta scritta del Laurienti e di molti altri studiosi, compreso Pietro Vitelli. Con “Dai Lepini alle Ande. (Da Cori a Santiago del Cile)” racconta l’emigrazione della famiglia corese Nardocci fino agli antipodi, per testimoniare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, un positivo incontro tra mondi lontani. Pietro Nardocci di 4 anni n. a Roma da Giuseppe Nardocci e Lucia Santucci di Cori, arrivò in Cile nel 1924; la coppia ebbe 4 figli e la famiglia si inserì pienamente nel nuovo mondo tramite l’elegante arte della sartoria, lì trovò altri coresi emigrati. La figlia Italia Nardocci Figueroa, n. nel 1944, è una scrittrice sensibile e raffinata, sente profondamente di appartenere al luogo dove abita, ma nel contempo non dimentica l’ identità italiana. Pietro Vitelli ha curato l’opera come fosse un etnologo, presenta l’artista poi la fa parlare riportandone gli scritti che narrano: ricordi, storie, ambienti, arte, spirito e momenti di un mondo lontano. Molti sentimenti affiorano e tra questi pervade la nostalgia, che fonde passato e futuro nel desiderio di un altrove sospirato e mai trovato, perché spazio– tempo, sogno–veglia, credere-non credere, avere-essere…non hanno confini. La nostalgia-saudade appartiene fortemente all’anima latino-americana e la senti subito: come metti il piede lì e la respiri, non la dimentichi più perché diventa un abito trasparente che ti avvolge, ti accarezza, lo cerchi ma ti sfugge. Ringrazio Italia Nardocci Figueroa per la sua struggente opera letteraria e Pietro Vitelli per averla messa in luce.

Gabbiano

Dietro un miraggio, quello che sono (e sono stata) in queste generazioni è un battito di luce o un raggio cupo, del bosco invisibile. Più lontano del sole gioie e sventure hanno modellato il mio destino. E un cielo di cenere senza direzione né senso, in dune immaginarie disperde i suoi desideri come gabbiano senza ali.

Italia Nardocci Figueroa

Giancarla Sissa 

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