Incontro con Ignazio Vitelli
Quando ad un qualsiasi corese chiedete chi sono le persone più conosciute nel paese, tra i tanti nomi citerà anche quello di Ignazio Vitelli, storico e stimato medico. Sarà lui il protagonista della seconda puntata dedicata ai personaggi storici della nostra comunità.

“La mia attività come medico dipendente statale, ha inizio nel 1979. Quando dovevo scegliere il mio mestiere, ero indeciso tra due professioni: medico o archeologo. Possono sembrare scelte differenti, ma in realtà il medico è l’archeologo della persona umana, ossia va alla scoperta delle malattie e le studia. Ho avuto la fortuna di incontrare un grande professionista come il dottor Bertrando Fochi che mi diede l’entusiasmo per affrontare questo lavoro. Inizialmente dovevo fare il chirurgo, solamente che avevo un problema di vista e quindi non è stato possibile. Mi sono dedicato a fare il medico di famiglia, guardia medica e, per due anni, ufficiale medico durante il servizio militare. All’epoca il lavoro era diverso, dovevi essere reperibile 24 ore su 24 e sono stato uno degli ultimi ad alzarsi la notte per andare a casa di un paziente che ti chiamava. Nel corso della mia carriera ho conosciuto altri medici come il dottor De Rossi o il dottor Corbi vecchi pilastri della storia sanitaria corese. Attualmente io sono il medico più anziano rimasto a Cori, un collante tra la vecchia scuola e quella attuale. Questa è una professione che io ho sempre avuto nel sangue. La medicina non è solamente la cura del paziente, ma deve anche essere la conoscenza del proprio assistito, capire le malattie da dove derivano. La maggior parte sono patologie somatiche e per comprenderle a fondo occorre avere un giusto colloquio con il paziente conoscendo anche la storia della sua vita. Lavorando come medico di famiglia e di ospedale, ho ricevuto una cultura sanitaria a 360 gradi. Ho trascorso tutta la vita professionale a Cori, lavorando però anche all’ospedale di Latina per qualche mese e a Cisterna. Nel 2021, dopo 42 anni, sono andato in pensione. Attualmente collaboro come medico nella struttura privata RSA presente nel nostro paese. La collaborazione è iniziata grazie all’ex direttrice che mi ha permesso di scoprire un nuovo mondo.

Il rapporto con Cori è totale, mi sento rappresentato dal mio paese e sono orgoglioso di esserlo. Ho incontrato tantissime persone, sono amico di tutti, specie del popolo contadino del nostro comune. È profondo l’affetto verso Cori, ne conosco i vicoli, le mura, una storia che mi porterò sempre dietro. Racconto un aneddoto simpatico che in tanti conoscono: una volta mi trovai all’interno di una nota trattoria e incontrai un pastore che mi disse di avere la tosse come un cane. Allora io risposi: ‘guaja’! (abbaia, ndr). Fuori dal nostro paese mi conoscono come corese e di questo ne vado fiero. Nel precedente numero del “Corace” ho scritto una poesia su Victor Hugo che da bambino passò per Cori restandone affascinato e lo citò anche in un suo dramma. Vi racconto un altro episodio: nel 1972 venne nel nostro paese Carlo Levi, l’autore del libro “Cristo si è fermato a Eboli” e lo accompagnai a visitare Cori e mi regalò un disegno che conservo tuttora.
Nel corso della mia vita ho avuto diverse passioni. Oltre alla già citata archeologia, sono stato attivista politico e consigliere comunale di Cori. All’inizio degli anni duemila, però, ho perso interesse in questo. Una cosa a cui mi sto dedicando ancora oggi, è il ‘Cantharellus’, un evento mensile dove si discute di un tema che può variare dall’arte alla musica, alla scrittura ed altro. Quest’idea nasce nel 1986, quando ero consigliere comunale. All’epoca i consigli non erano come oggi, iniziavano alle nove di sera per poi terminare quasi all’alba del giorno successivo. Finite le riunioni andavamo a mangiare nei ristoranti in accordo con i ristoratori e non si parlava più di amministrazione, ma i discorsi cadevano sul generale. Mi resi conto, lo dico senza presunzione, che tanta gente pur essendo amministratore comunale, non conosceva molto di Cori. Allora pensai di formare un gruppo di persone che si interessano alla nostra storia, parlando di figure importanti all’epoca nel dimenticatoio come Ambrogio Massari o Sante Laurienti. Vi hanno partecipato persone illustre come il critico dell’arte Maurizio Marini, la cui mamma era corese, uno dei più grandi esperti del Caravaggio, chiamato anche dalla Regina Elisabetta II per la valutazione di un quadro”.
Andrea Caucci Molara