La transizione energetica riguarda anche la creatività: il design circolare per affrontare la crisi climatica
L’innalzamento della temperatura media del pianeta, dovuto ai gas serra, sta sempre di più generando lo scioglimento dei ghiacciai e innescando fenomeni estremi e incontrollabili: uragani, inondazioni, incendi e desertificazione. L’impegno preso nella Cop 21 di Parigi dai paesi cosiddetti “avanzati” di contenere il riscaldamento globale entro la fine del XXI secolo al di sotto dei 2 gradi, sembra un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto per il fatto che molti paesi considerano l’energia rinnovabile la fine del loro sviluppo. Per raggiungere la carbon neutrality dobbiamo abbandonare molte idee sulle quali abbiamo costruito la nostra vita e affidarci alla transizione energetica. L’impegno dovrà essere totale e globale. Dovremo cambiare il modo di lavorare. I giovani dovranno essere formati velocemente in esperti dei nuovi sistemi energetici, comprendere i reali benefici economici, avere la consapevolezza del fatto che parte dell’abbattimento di carbonio dipende dal miglioramento delle competenze scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. Anche artisti, letterati e intellettuali dovranno continuare a seguire, e a volte anticipare, la rapidissima evoluzione della nostra società.


Gli artisti stanno contribuendo alla sensibilizzazione della salvaguardia del pianeta, a volte provocando, altre dando voce a dubbi, speranze, angosce, entusiasmi. Nelle più importanti fiere di arte del mondo si cominciano a vedere progetti che esplorano il design circolare come soluzione per affrontare la crisi climatica, incoraggiando un ripensamento della domanda di beni, del loro uso e valore, di ciò che scartiamo e delle possibilità di rigenerazione di oggetti e materiali. La nobile tendenza si prefigge lo scopo di svolgere una “lotta artistica” contro il degrado ambientale ed in particolar modo contro l’accumulo dei rifiuti. Le fiere d’arte sono un barometro delle tendenze del mondo e, soprattutto, del mercato dell’arte. Tra arrivi internazionali, spostamento di opere e grandi spazi ad alto consumo energetico, di certo non sono eventi sostenibili, ma hanno un grosso potenziale nel mettere in circolazione le idee e calarle nella realtà.

Un’altra propensione promossa e praticata da organizzazioni non governative, volta a contrastare il grave senso di fallimento nei confront i di programmi di stampo capitalistico, per i quali oltre all’aumentare dell’inquinamento, ogni anno continuiamo a perdere 13 milioni di ettari di foresta, è quella di acquistare terreni e lasciarli quasi completamente liberi di prosperare. L’osservazione di fenomeni come quello che si sta verificando nei territori intorno alla centrale nucleare di Chernobyl, area desolata e post-apocalittica in cui oggi la biodiversità sta prosperando, e nella fascia demilitarizzata di 4 km tra le due Coree, in cui si sta verificando un involontario rinselvatichimento, sta invogliando sempre più artisti ad acquistare grandi appezzamenti di terreno per esporre e curare il loro lavoro. Anche se le intenzioni non sempre sono altruistiche, stanno offrendo un’alternativa al mondo dell’arte istituzionalizzato. Alcuni di loro hanno reso semi-pubblici questi spazi, altri garantiscono che diventino pubblici per sempre. In questi luoghi l’arte non compete con la natura. Ci si può immergere allo stesso tempo nell’arte e nel verde. Queste tendenze dimostrano che l’arte può promuovere azioni virtuose nei confronti del pianeta e che la natura, se l’uomo ne è escluso, può superare le cattive intenzioni e rifiorire.
Anna Maria Pasquali e Alberto Pistilli
Laboratorio dell’abitare Sostenibile