Nella storia dell’umanità le guerre, la follia, superbia, l’alterigia e il delirio di li. onnipotenza hanno scandito i secoL’uomo ha di volta in volta guardato il cielo puntando il dito indice di sfida verso chi non conosceva o, avendolo conosciuto, vi si è ribellato. Credendo di liberarsi, coltivò utopie di emancipazione dall’albero del bene e del male contro quella che considerò la schiavitù di una legge disumana, imposta da un Creatore perfido e irridente, proiezione delle sue stesse frustrazioni. Ma “l’albero della scienza non fu mai per lui l’albero della vita”. La storia biblica della Torre di Babele è la metafora dell’uomo inebriato dal progresso che sfida il cielo. Anche il più bello degli Angeli credette di sfidare Dio. L’ invitto grido di Michael “Quis ut Deus?” è il preludio della Redenzione del Golgota e del sepolcro vuoto da cui venne speranza all’umanità. La sfida di Babel è l’antitesi della scala di Giacobbe (Genesi 28, 11 – 19) per la quale si sale al cielo non per sfidarlo ma per essere accolti ove “è la sapienza e la possanza che aprí le strade tra il cielo e la terra”. (Dante Paradiso XXIII). Purtroppo “gli uomini vollero le tenebre e non la luce”, come recita il distico che fa da preludio alla Ginestra leopardiana. Ebbri di sé credettero di aver scoperto la pietra filosofale dell’immortalità e chiamarono “magnifiche sorti” il procedere a ritroso mistif icando come progresso il decadimento morale nel convivere civile.
Augusto Cianfoni