Nel capoluogo stravince la destra. Il PD paga divisioni interne
Concludiamo il quadro delle elezioni amministrative nei comuni vicini, dopo i ballottaggi, e diciamo subito che questi hanno appieno confermato il trend già evidente alla prima tornata: e così a Velletri non ce l’ha fatta il sindaco uscente Orlando Pucci (centrosinistra) e ha vinto Ascanio Cascella (centrodestra) mentre ad Aprilia ha vinto, sempre per il centrodestra, Lanfranco Principi su Luana Caporaso (liste civiche e centrosinistra.
A Latina è stata varata la giunta a guida Matilde Celentano, con un mix di vecchi nomi che tornano (Michele Nasso, Massimiliano Carnevale vice-sindaco, Gianluca Di Cocco, Andrea Chiarato, e qualche giovane a sorpresa (Antonio Cosentino e Francesca Tesone; di spicco anche l’entrata (all’urbanistica) di Annalisa Muzio, e di Ada Nastri (al bilancio e programmazione), esterna e già sub-commissario. Presidente del Consiglio, riconfermato, il recordman di preferenze Raimondo Tiero.
In provincia di Latina abbiamo così assistito ad un forte ridimensionamento del centrosinistra (ormai alla guida di pochi comuni – come il nostro – e spesso piccoli, fatta eccezione per Cisterna) e al dispiegarsi dell’onda lunga del centrodestra, che così rafforza la filiera completa, tra governo nazionale, regionale e locale.
Per il centrosinistra (e mio riferisco al PD e affini soprattutto, perché i 5 Stelle non è che li si è visti molto, e il movimento di Coletta è un fenomeno prettamente cittadino e probabilmente a tempo) è una fase estremamente delicata, una sorta di traversata nel deserto, perché tra lotte intestine e difficoltà locali e di carattere generale, deve di fatto recuperare un ruolo da prim’attore nella vita provinciale, reso ancora più difficile dalla perdita della guida della Regione Lazio, che prima garantiva un ruolo di potere e di responsabilità per i consiglieri regionali pontini, e una capacità progettuale venuta meno, ed ora si trova ridimensionato nell’unico consigliere regionale – di minoranza – che è Salvatore La Penna, cui è affidato il non facile ruolo di alfiere non solo del P.D. ma di tutto un centrosinistra in cerca di identità e di rivincita.
Per il centrodestra, con la filiera completa delle responsabilità di governo, a tutti i livelli, e con i numeri elettorali, in teoria dovrebbe essere facile sviluppare una politica ariosa e mantenere le tante promesse pre-elettorali, garantendo risultati concreti nei vari rami di attività che più attendono risposte: sanità in primis (liste di attesa; criticità annose del pronto soccorso di Latina; punti di primo intervento da ripristinare); comunicazioni e sviluppo viario verso la capitale, con gli annosi progetti di raddoppio della Pontina (arenato, dopo il fallimento dell’idea di metropolitana leggera varato dall’ex sindaco Zaccheo) e di realizzazione della bretella che si snoda dal casello autostradale di Valmontone, fino a Cisterna di Latina; la Marina che attende perennemente uno sviluppo (insieme alle Terme di Fogliano), e si potrebbe continuare con la lista delle cose da fare e delle priorità.
Le difficoltà il centrodestra spesso non le ha trovate per cause esterne o perché gli antagonisti hanno remato contro, ma al proprio interno, dividendosi e scontrandosi in maniera forte, basti pensare all’esperienza Zaccheo e a quella Di Giorgi.
Il governo regionale guidato dal Governatore Rocca e il sindaco di Latina Celentano, soprattutto loro, dovranno far tesoro degli errori del passato, nella consapevolezza che per il centrodestra pontino non ci saranno più alibi, si tratta solo di fare e fare bene, visto che i numeri sono decisamente dalla sua parte, e deve dimostrare di avere una classe dirigente all’altezza delle attese degli elettori.
Antonio Belliazzi