Giorgio Morandi, fuori dal tempo e dallo spazio

Il mio primo studio di pittura, inteso come atelier, è stata la mia camera da letto. La condividevo all’epoca con mio fratello che doveva sopportare ogni tipo di odore tra olii, trementina e acquaragia. Immagino che per lui non doveva essere il massimo; per me si trattava di uno stato di inebriamento indispensabile. Sedici metri quadrati circa che dovetti abbandonare per la pace e la salute famigliare.
Giorgio Morandi ha vissuto e dipinto un’intera vita nella sua casa con madre e sorelle, lavorando nella sua stessa camera da letto per tutto il tempo.

La pittura, fra tutte le attività artistiche, è senza dubbio la più mentale, ma tra i pittori si riconoscono quelli che arrivano a toccare “livelli altri” del pensiero. Vivono evidentemente una loro particolare condizione, quasi un altro mondo, un altro livello appunto. Io lo definisco il mondo della poesia. Li riconosci guardandoli negli occhi. Penso anche a Mark Rothko o all’amico Peter Griffin, ma anche al nostro Enzo Cucchi. Lo incontrammo diverse volte passeggiando per Roma Cucchi e mi ricordo che dissi, a quella che sarebbe diventata mia moglie: “potrai definirmi artista solo nel momento in cui arriverò ad avere il suo sguardo”.

Il processo lavorativo di Giorgio Morandi è comune ad ognuno di questi “artisti-poeti”, la loro pittura non è il fine, ma il mezzo per arrivare a determinati stati di anima e di mente. Morandi da un certo punto della sua vita comincia a dipingere paesaggi, ma soprattutto nature morte. Bottiglie, vasi, caraffe e fiori. Ne dipinge a centinaia, tutti uguali verrebbe da dire. Un’ossessione. Da morto (e solo da morto poterono farlo), aprirono un ripostiglio nella sua camera e vi trovarono decine e decine di oggetti accumulati. I soggetti delle sue nature morte. Erano i vasi e le bottiglie di vetro che lui usava colorare prima di utilizzarli come modelli. Se ci fate caso nei suoi dipinti le bottiglie non hanno riflessi poiché il vetro non è più trasparente, ma coperto di vernice dallo stesso artista. L’approccio mentale da parte di Morandi lo fa entrare in un loop meditativo, quasi una autoipnosi per arrivare a definire l’essenza della natura e degli oggetti che circondano il nostro quotidiano. Il suo studio, la sua stanza, è il luogo della mente, non esiste più il tempo e lo spazio, così come si riflette nelle sue opere, è ridotto al minimo.

La pittura di Morandi va quindi oltre l’esperienza di puro godimento formale, rappresenta una porta di accesso ad una dimensione eterea della mente e del pensiero. E’ un mezzo per esprimere un mondo emotivo che solo chi pratica la pittura e i poeti possono capire. Un livello altro di esperienze vitali.

Edoardo Bernardi

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