Cos’è il Gay Pride? Perché serve?

La propaganda della destra che fa confusione per ottenere consensi

Quando nel 1938 il fascismo promulgava le leggi razziali, non si menzionarono gli omosessuali, poiché in l’Italia, infatti, erano tutti maschi, attivi, virili, pronti a rinvigorire la razza italica. Non inclusi nella legge, ma non per questo non perseguitati ed internati a centinaia presso la “colonia” di San Domino alle Tremiti, liberata nel 1943 dagli americani. Il medico Giuseppe Mariani nel 1935 definiva sull’Enciclopedia italiana, il termine “pederastia” composto da due radici greche, “fanciullo” e “amante”, confondendo l’omosessualità con la pedofilia. Quando nel 1925 fu riformato il codice penale, nella bozza dell’articolo 528, si prevedeva la reclusione da 6 mesi a 3 anni per: “chiunque compie atti di libidine su persona dello stesso sesso, ovvero si presta a tali atti, è punito, se dal fatto derivi pubblico scandalo (…)”. Il francese Julien Chevalier tracciò una “psicologia del pederasta”: «Nel mondo della pederastia tutto è alla rovescia. Il pederasta vive, sente, pensa, vuole, agisce differentemente dal resto degli uomini: un abisso lo separa (…) Le pratiche contro natura, infatti, hanno per risultato fatale un’alterazione della personalità psichica». Il discussissimo disegno di legge Zan, dal titolo, Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità, ha per obiettivo l’inasprimento delle pene riguardo gli elementi presenti nel titolo. Per sesso si intende il sesso biologico; per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per orientamento asessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione. Il testo presentato è una richiesta di conformità alla “leggendaria” “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino” in cui all’art. 2 è espressamente enunciata la garanzia delle libertà senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere (…).

La Destra ha dichiarato che non fosse necessario, poiché l’attuale legge basterebbe: approvare la legge, significherebbe ammettere che esista il problema e che sia piuttosto grave, e la storia si ripeterebbe. La propaganda vaticana, ancora definisce l’omosessualità una “devianza” e “condotta peccaminosa”, respingendo l’approvazione del decreto. Cosa temono i clericali, che possano essere perseguiti a causa dei “reati di odio”? O altrimenti costretti ad insegnare nelle scuole la tutela ed il rispetto delle minoranze? La legge prevederebbe che la scuola sia libera di organizzare attività relative alla Giornata Nazionale contro l’omotransfobia, (quando in quel 1990 Organizzazione Mondiale della Sanità, eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali), che non sarebbero calate dall’alto, ma si svolgerebbero “nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa (…) e del patto educativo di corresponsabilità”. Non si comprende dunque, come si possa sostenere che un’iniziativa avente il solo fine di garantire l’attuazione dei principi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione, lasciando libera scelta a tutti i soggetti istituzionali interessati, possa essere accusata di imporre nelle scuole l’inesistente teoria gender. Il Papa difende la discriminazione poiché ammette che lasciare liberi i ragazzi di riconoscersi in una natura non “istituzionalizzata”, sia sbagliato. Non esistendo tali “devianze” in natura, vanno ricacciate, attraverso un percorso di fede che riporti sulla “retta via”. Perché istituire una giornata internazionale ed organizzare le parate del Pride? Per quanto appena detto e per quanto le informazioni propagandistiche siano false e distorte. Chiamate spezzatamente “carnevalate”, i Pride, nascono all’incirca negli anni ’60 negli USA. Era frequente che i poliziotti organizzassero delle retate nei locali gay, picchiando, arrestando e minacciando i membri della comunità LGBTQ che erano lì solo per divertirsi. Decenni di oppressione furono la miccia che fece accendere la rivolta. Nella notte del 27 giugno 1969 un gruppo di poliziotti fece irruzione in un locale di Stonewell Inn di New York e per la prima volta i presenti decisero di reagire. Il giorno successivo la polizia schierò anche l’unità utilizzata per gli scontri in Vietnam. La comunità LGBTQ da lì in poi decise di non nascondersi più. Il 28 giugno dell’anno successivo fu organizzato il primo Gay Pride a New York. E perché sono vestiti così? Semplicemente i partecipanti decisero di mantenere gli abiti utilizzati durante le loro serate presso i loro locali e bar, quando appunto venivano massacrati dalla polizia. La propaganda conservatrice riprende il concetto religioso per autolegittimare il proprio operato. Interessante come dietro l’accurata propaganda della destra, attraverso il “gran minestrone” nel quale vengono immessi, diritti delle famiglie arcobaleno, DDL Zan, maternità surrogata, ci sia l’intento di “infinocchiare” le persone per favorire consensi. La maternità surrogata non è un tema di esclusivo interesse della comunità LGBTQ, e non c’entra nulla con la richiesta di approvazione del decreto Zan. Non si può promulgare una legge che renda reato la maternità surrogata, perché ci sono Paesi membri dell’Europa, che hanno regolamentato la gda (gravidanza per altri), nell’ambito della propria autonomia legislativa. E’ stitica propaganda senza conseguenze. “Parlare di maternità surrogata e non di riconoscimento di 150 mila bambini che esistono e sono senza diritti è una trappola. Lo specchio per le allodole della maggioranza così che tutti parlino di pratiche già vietate in Italia e non di tutela dei minori” (Alessandro Zan, l’Espresso 21 marzo 2023). Essendo un argomento divisorio politicamente in modo trasversale, è stato tirato fuori dal cilindro per screditare la comunità LGBTQ. Le reti Ready sono state argomento divisorio anche all’interno delle storiche giunte comunali di sinistra. Dietro alcuni soggetti della maggioranza poteva esserci la matrice cattolica a contrastare o svilire alcune scelte. Come può essere accaduto che colorite parole omofobe, siano uscite dalla bocca di insospettabili Assessori. Comunque, il Comune di Cori ha accolto la richiesta presentata dalla nostra Associazione per conto di Arcigay Roma, di patrocinare il Lazio Pride dell’ 8 luglio tenutosi a Latina, assicurandoci la preziosa presenza del nostro sindaco, Grazie!

Giuliana Cenci 
Associazione Mariposa

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