La Premier procede tra realismo politico e tentazioni sovraniste. E poi i guai interni: Santanchè, La Russa, Delmastro. E le stravaganze di Nordio.
Il governo Meloni veleggia con i numeri che sono abbondantemente dalla sua parte, ma con acque spesso agitate, ed il bello è che ad agitarle non sono più di tanto i rumors provenienti dalle parti delle opposizioni (il plurale è d’obbligo), che sono poco più che graffi, mentre i problemi vengono tutti dall’interno della compagine governativa o parlamentare del centro-destra: ed ecco così che il caso della ministra Daniela Santanché non è destinato nel dimenticatoio e al di là degli arroccamenti di facciata qualche problema lo crea alla Premier (e si che verrebbe da dire se era proprio necessario farla ministra la Santanché, al di là e prima dell’inchiesta di Report che ci ha fatto conoscere aspetti giudiziari e comportamentali e finanziari discutibili assai). E poi scoppia il caso del figlio del Presidente del Senato La Russa, accusato di violenza carnale: l’aspetto giudiziario deve fare il proprio corso nel rispetto di chi accusa e denuncia e di chi viene chiamato in causa, e però il Presidente La Russa non è solo un papà, che come tale ha tutto il diritto di credere al proprio figlio e di difenderlo, ma come seconda carica istituzionale d’Italia non può permettersi giudizi sopra le righe contro la giovane che ha denunciato il figlio; ed anche qui Ignazio La Russa ci ha già abituato ogni tanto ad esternazioni discutibili che poi vengono mezzo smentite; ma torniamo al solito problema: non si poteva scegliere diversamente tra le fila del centrodestra? Si ha l’impressione che Giorgia Meloni si trovi con una coperta un po’ stretta, che se la tira di su e cerca di coprire il fronte Unione Europea e i rapporti con L’Europa che conta (e su questo versante i risultati non sono obiettivamente deludenti, come un bel colpo è stato l’ottenere la grazia per Patrick Zaki), poi lascia scoperta altri fronti dove la politica governativa è costretta a fare i conti con un certo identitarismo di destra che alla lunga potrebbe creare problemi al governo e al nostro Paese. Sulla giustizia c’è alta tensione e polemica tra governo e magistratura, il che non è bello, anche se alcuni elementi della proposta riforma (la obbligatorietà dell’avviso di garanzia sempre, la separazione delle carriere tra inquirente e giudicante) sono ben possibili mentre su altre problematiche (intercettazioni e divulgazioni delle stesse – abolizione del reato di abuso di potere) si entra in aree estremamente delicate e credo che su tutto il governo debba non arroccarsi ma confrontarsi anche con le opposizioni: e anche qui però va detto che la Premier riesce a barcamenarsi molto meglio del suo ministro. E poi veniamo al problema dei problemi: l’attuazione del PNRR e il rischio di perdere grosse risorse ed opportunità, per l’incapacità politica e della nostra burocrazia di far fronte alle richieste dell’UE: certamente i progetti ereditati dal governo precedente in alcuni casi meritavano approfondimenti e miglioramenti, ma ne va dell’economia del nostro Paese e del suo futuro e questo è il reale banco di prova per il governo Meloni di misurarsi e di dimostrare di avere capacità e competenze. Le opposizioni faranno bene a collaborare per quanto possibile, nell’interesse generale, e a non giocare al tanto peggio tanto meglio, però è necessario da parte del governo abbandonare una sicumera e una prova di forza di cui non si sente alcun bisogno e che potrebbe arrecare danni all’Italia e non a questa o quella parte politica. Sul fronte governativo e sulla maggioranza di centro destra ho detto. Sul fronte delle opposizioni non c ‘è molto da dire: manca allo stato un progetto alternativo complessivo, che dia il senso di uno schieramento competitivo e che dia una visione complessiva ed ampia sulla quale varie componenti e varie sensibilità possano ritrovarsi. La segretaria del PD Elly Schlein al momento sta cercando di muoversi e di ritagliarsi uno spazio, ma i tentativi di creare un campo largo sono ancora ardui, perché con il Movimento 5 Stelle le convergenze sono episodiche e le frizioni su molti punti importanti sono di difficile composizione, e poi tra 5 Stelle e Terzo Polo (ammesso che ci sia un Terzo Polo e che ci sia una possibilità di non vederlo diviso tra i personalismi di Calenda e quelli di Renzi) sembra allo stato impossibile qualunque accordo. Questo è quanto almeno per questa prima parte dell’estate. In autunno vedremo come evolverà la situazione, anche se il trend non pare destinato a mutare a breve, almeno fino alle Elezioni Europee della prossima primavera.
Antonio Belliazzi