GOVERNO MELONI, I NODI AL PETTINE

Per l’esecutivo, con consenso in discesa, non ci sono più margini per la propaganda

Un autunno difficile per il Governo Meloni e per il nostro Paese. I nodi prima o poi finiscono al pettine, e dopo una lunga luna di miele, la Premier deve fare i conti con la realtà: è avvenuto con i suoi predecessori, avviene con lei. Non si governa con i proclami e con la propaganda. I punti più stringenti in agenda sono la manovra di bilancio e quindi le scelte di economia e finanza, che si preannunciano difficili e dure e che lasciano poco spazio alle illusioni o alle roboanti proclamazioni di tipo propagandistico; e che necessiteranno di un rapporto serio e costruttivo con la UE, al di là di boutade più o meno credibili fatte ad uso degli aficionados identitari. E poi il problema dell’immigrazione e degli sbarchi che si sta riproponendo in maniera davvero esplosiva e dove le proposte e le promesse cozzano con una realtà che su- pera giorno dopo giorno ogni più pessimistica previsione.

In entrambi i casi (manovra di bilancio in rapporto con la UE, e immigrazione) la Meloni è chiamata a decidere da che parte stare: consolidare un’immagine di sé come governante capace di fare gli interessi nazionali e di saper mediare con i governi europei occidentali, oppure mantenere la linea di leader di una destra identitaria e talvolta nostalgica, più attenta ai rapporti con forze di destra-destra
come l’ungherese Orban, gli spagnoli di Vox, o magari la francese Marine Le Pen (come vorrebbe tanto il suo alleato Salvini)? E a cosa serve mettersi inutilmente a bacchettare il Commissario Europeo all’Economia, il nostro Gentiloni, che è esponente serio ed equilibra- to e col quale bisognerebbe collaborare (tra patrioti per di più, verrebbe da dire)? Nel governo condividono entrambe le linee:
da una parte i realisti e moderati, come Giorgetti, Fitto, Tajani, Crosetto; dall’altra un Salvini sempre pronto allo scontro, a straripare, sempre pronto a trovarsi un proprio spazio a destra della Premier, tra i sovranisti più decisi.

E poi una schiera di ministri non proprio all’altezza dei compiti istituzionali, tra cui spicca Lollobrigida, ma la lista è ampia. I prossimi mesi, certamente non facili, chiariranno meglio il destino di questo governo: se avrà uno spessore e una sua capacità propositiva oppure se sarà tutto un tirare a campare, tra spinte e controspinte interne e bracci di ferro con L’Unione Europea. E purtroppo i prossimi mesi si preannunciano come una lunga campagna elettorale in vista delle Europee della prossima primavera, con tutti i partiti intenti a mettere bandierine, alzando i toni delle polemiche a meri fini di parte e con buona pace per gli interessi nazionali generali.

Sarà comunque un governo che resterà in carica ancora per molto, perché è un dato oggettivo che dall’altra parte, tra le forze di opposizione, nulla si intravede all’orizzonte che possa lasciar pensare ad una reale alternativa cui affidarsi, e questo per una democrazia come l’Italia è davvero un problema grande.

Antonio Belliazzi

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