IL DEMONE DELLA PITTURA MI PRESE E NON MI ABBANDONÒ PIÙ

A sessanta anni dalla morte è bene ricordare Felice Casorati, uno dei grandi pittori del nostro Novecento, che visse la grande stagione artistica a cavallo delle due guerre, forse troppo
poco celebrato, ma che ha raggiunto meritori traguardi fino ad essere acclamato anche a livello internazionale. La sua non è una figura che si inquadra facilmente, lui stesso ha sempre evidenziato
un carattere eminentemente individuale e solitario del suo articolato percorso di ricerca;

una posizione isolata non accademica, lontana dal mondo delle avanguardie e fuori dalle tendenze alla moda

Felice Casorati nasce a Novara il 4 dicembre del 1883, dopo aver compiuto gli studi universitari, fino alla laurea in legge nel 1906, anche se grande appassionato di musica si dedica completamente alla pittura, “il demone della pittura mi prese e non mi abbandonò più” ma la musica continuerà ad influenzare per molti aspetti la sua ricerca pittorica sia sul piano specificatamente linguistico che su quello tematico. L’iniziale affermazione di Casorati, in particolare attraverso le Biennali veneziane dal 1907 al 1912 avvenne attraverso una pittura di qualità, ma sostanzialmente tradizionale, a partire dal
1912, entra in stretto contatto con uno degli ambienti artistici più avanzati e innovatori allora in Italia, quello di Ca’ Pesaro a Venezia dove espone per la prima volta nel 1913. Dopo la prima guerra mondiale si trasferisce a Torino, una grande città di provincia culturalmente viva, la sua ricerca si collega con il clima della Metafisica, di “Valori Plastici” di Novecento Italiano, in sintonia con i grandi protagonisti dell’arte italiana: de Chirico, Carrà, Morandi, Arturo Martini, Sironi, con i quali si trova in stretto rapporto ad esporre nelle principali mostre. Viene invitato nelle Biennali e Quadriennali in quanto ormai maestro riconosciuto e ammirato anche se spesso discusso. Fondamentali sono le amicizie con l’architetto Annibale Rigotti, con il musicista Alfredo Casella di cui farà il ritratto nel 1926 e soprattutto
con Piero Cobetti, animatore di un ambiente di giovani aperto a interessi politici, sociali e culturali in opposizione al pensiero di regime e con il quale collabora anche nell’attività editoriale diventando socio della sua casa editrice.

Nel secondo dopoguerra Casorati partecipa all’avvio della nuova fase di “rinnovamento morale e civile” della politica culturale. Nel 1945 viene nominato membro della Giunta Comunale di Pavarolo di cui diventerà sindaco nel 1946. A Torino sarà tra i fondatori dell’Unione Culturale, insieme a intellettuali, scrittori e artisti come Giulio Einaudi, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Lionello Venturi, Ludovico Geymonat. Sarà presente alla Biennale di Venezia del1948 con una pittura più stilizzata e lineare, tempere con campiture cromatiche semplificate. Di grande rilevanza fu la sua partecipazione alla Biennale del 1952, quando insieme a Ottone Rosai ricevette il premio speciale della presidenza. Verranno presentate per l’occasione trenta opere scelte per dare un’ampia visione del suo intenso lavoro. Un’altra grande retrospettiva della sua opera viene organizzata nel 1958 al Centro Olivetti di
Ivrea, nel 1962 sarà presente, ormai quasi ottantenne, alla XXXI Biennale di Venezia con 17 opere; sarà la sua ultima grande apparizione. Muore il primo marzo 1963, a ottanta anni, assistito dalla moglie Daphne e dal figlio Francesco.

Giorgio Chiominto

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