Ampia mobilitazione di Giulianello e comuni limitrofi contro il raddoppio dello stabilimento di Fassa Bortolo. Il ricorso del Comune di Cori. Si fa strada una coscienza collettiva nella società civile che la politica non sa interpretare. Spunti per una riflessione che va oltre il caso specifico e riguarda i ritardi, anche della sinistra, sui temi dell’ambientalismo e della salute.
La salute prima di tutto. La vicenda del raddoppiamento dello stabilimento della” Fassa Bortolo” che da un punto di vista amministrativo ricade nel comune di Artena, ma di fatto insiste sul territorio di
Giulianello è nota a tutti. In cifre: 400 tonnellate al giorno di produzione di calce, a ciclo continuo, con utilizzo di rifiuti vari: legno, plastica, carta etc. per un quantitativo di 80 tonnellate al giorno, (30.000 l’anno)l’introduzione di 23 nuovi camini (attualmente sono 7 quelli esistenti), incremento di 58 mezzi al giorno su un tratto stradale che ha già di per se il problema dell’intasamento dei tir. Cifre rispetto alle quali non solo l’azienda non ha ritenuto di dovere smentire (anche perché non c’è nulla da smentire) ma ha reagito, con una punta di cinismo, dicendo chiaro e tondo che non intende prendere provvedimenti di depurazione, o altro, oltre a quelli già presi.

E’ evidente che la “Fassa Bortolo” si sente forte dell’ok ricevuto dalla Regione Lazio che ha posto fine ad un contenzioso iniziato nella conferenza dei servizi del 2018, nella quale il comune di Artena diede il suo voto favorevole e quello di Cori quello contrario; voto negativo ribadito nel 2022 e che ha portato alla decisione attuale dell’amministrazione comunale di ricorrere al Tar ed eventualmente al Presidente della Repubblica, mettendo in campo un solido e qualificato ufficio legale.
Nel frattempo, i cittadini di Giulianello hanno dato vita ad un comitato che si è ampliato poi ai cittadini di Artena. Una scelta giusta perché se è vero che in caso di apertura di questo secondo
impianto la forza lavoro ricadrebbe su Artena e le polveri ricadrebbero sulla nostra comunità, è
altrettanto vero che il raggio di tossicità sarebbe molto più ampio, e coinvolgerebbe non solo i comuni più limitrofi ma anche quelli a media distanza. All’interno di questo giornale troverete delle tabelle specifiche sul tasso d’inquinamento e sui danni alla salute dalle biomasse che verrebbero prodotte. Questi sono i fatti. E le cifre.
Ma ci sono considerazioni più ampie da fare e che, per certi aspetti, vanno oltre la questione che ci riguarda. La prima è la capacità di mobilitazione che i cittadini stanno dimostrando: assistiamo ad una presa di coscienza collettiva sul diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente che viene visto come priorità sul resto. Non era scontato sino a qualche anno fa. Una presa di coscienza che si incanala in un inedito approccio anche, e forse soprattutto, culturale di rispetto del contesto in cui viviamo, dei sistemi ecologici che vengono sempre più vissuti in una radice unica legata alla salute come bene
primario. Su questo tema, troverete una acuta analisi di Tommaso Conti che, lungi dall’occuparsi di “Fassa Bortolo” (essendo parte in causa come componente dell’ufficio legale) suggerisce un livello alto di riflessione sul rapporto tra profitto, lavoro e ambiente. Altra questione; il ritardo della politica nel comprendere la necessità di occuparsi di ambiente come priorità. La “fatica” di accettare che questo tema, l’ecologia ambientale, è il nuovo grande tema sul quale ci si deve misurare, abbandonando le categorie del secolo scorso dentro le quali eravamo abituati a muoverci.
E’ evidente che si parla in termini che vanno ben oltre le politiche territoriali ma riguardano
addirittura tutte le politiche occidentali, Italia compresa. Altrimenti non c’avremmo scritto un
editoriale. Ora, dentro questa riluttanza ad accettare “il nuovo che avanza” e che dovrebbe
riguardare tutti, è comprensibile che la destra, soprattutto quella al governo manifesti fastidio,
legata come è alle lobby antiambientaliste, a corporazioni varie e a gruppi di interessi. Meno
comprensibile è il ritardo della sinistra: un ritardo che affonda le sue radici in anni lontani e da
Prima repubblica, e che solo ora, con il cambio di direzione alla guida del PD, pare dia sintomi
di risveglio. Nella sua rubrica il sindaco Mauro Primio De Lillis ripercorre la vicenda ”Fassa Bortolo”: le presenze del Comune di Cori con relativo voto contrario sono state due; 2018 e 2022. Ci sono due anni di assenza e su questo l’amministrazione comunale è stata lacunosa. Era meglio esserci. Ma qualcuno ha scritto che il comune non si è mai interessato alla vertenza. Facemmo notare che questa era una notizia falsa ed evidentemente avevamo ragione. Non abbiamo quindi nulla da smentire; magari altri
ci dovrebbero chiedere scusa per i toni insultanti e sopra le righe usati verso “Il Corace”.
Emilio Magliano