Il grande artista Colombiano nato 1932 e morto lo scorso settembre. Le dimensioni irreali di uomini e paesaggi.

É morto Fernando Botero, il più grande artista Colombiano, l’esaltatore dei “volumi”; nato il 19 aprile 1932 a Medellín, città delle Ande colombiane. Gli anni dell’infanzia e della giovinezza sono il periodo fondamentale per la comprensione della sua grande opera; di famiglia cattolica, agiata e colta, fin da bambino subisce il fascino dell’architettura barocca e delle illustrazioni della Divina Commedia di Gustave Doré. A sedici anni è già disegnatore e illustratore per i supplementi di “El colombiano”, il giornale più importante di Medellín; ad esercitare le prime profonde influenze artistiche sono gli artisti della scuola muralista messicana: Diego Rivera, David Alfaro Sigueiros e soprattutto Josè Clemente Orozco. È affascinato dalle policrome figure dei santi e dai grandi altari in stile coloniale barocco e precolombiano; nella sua città natale non esistevano pitture moderne, almeno fino a quando, durante la guerra civile colombiana, in cui il partito Liberale e quello Conservatore si combatterono aspramente e i giovani intellettuali scoprirono poeti come Garcia Lorca, Pablo Neruda, Miguel Asturias e per la prima volta Botero sentì il nome di Picasso e il “non conformismo nell’arte”.

A venti anni esce dalla Colombia, visita l’Europa, arriva in Spagna e a Madrid frequenta l’Accademia San Fernando e visita il Museo del Prado dipingendo copie dai grandi maestri: Velazquez e Goya. Dopo la Spagna se ne va a Parigi; l’Arte Moderna non lo attrae: l’avanguardia francese, che tanto lo aveva affascinato in Colombia e che ora può vedere al Museo di Arte Moderna, lo disillude. Passa la maggior parte del tempo al Louvre, studiando i quadri dei maestri antichi. È in Italia che rimane affascinato dalla pittura soprattutto del Trecento e del Quattrocento, da Giotto, da Andrea del Castagno, da Masaccio, da Piero della Francesca, da Paolo Uccello.

Entra all’Accademia San Marco di Firenze, studia la tecnica della pittura “a fresco” e assiste alle lezioni di Roberto Longhi sulla Storia dell’arte, aumentando così il suo entusiasmo per il Rinascimento; visita Arezzo, Siena, Venezia e Ravenna, Paolo Uccello e Piero della Francesca insieme alla metafisica di Giorgio de Chirico influenzeranno senza dubbio gran parte delle sue opere future. Fernando Botero non è solo pittore, ma grande scultore, è inevitabile che la sua scultura sia conseguente, derivazione naturale del suo lavoro di pittore nel quale il “volume”, è dominante. Dice Botero:
“la pittura sottrae alla realtà, la scultura aggiunge alla realtà. La pittura è una cosa mentale che adatta lo spazio alla deformazione delle figure; la scultura prevede un rapporto intellettuale con la realtà mediata dal disegno, un disegno senza f ine”.
La sua opera è l’estremizzazione dello spirito stesso dell’arte; non c’è una forma oggettiva, né una forma assoluta che debba essere imitata o presa a modello; ogni artista da con la sua interpretazione una corrispondente demolizione e ricostruzione del reale. La scelta di Botero è stata la più semplice, ma esplicita e riconoscibile, in quanto la sua ricerca è estrema, radicale ed è un omaggio alla verità stessa dell’arte, i suoi personaggi camminano a fianco a noi perché egli li ha aggiunti alla realtà da cui li ha presi.
Giorgio Chiominto