Sul Corace un anno fa Pietro Vitelli aprì la rubrica “famiglie coresi”con i Laurienti riscoprendoli a Cori nel Novecento. Padre Sante Laurienti ricorda gli antenati: Virginio -1274-1348- notaio di Laurento da dove prese il nome. Scrisse “Il Ferramondo”, dedicato al 1° re di Francia -420-4311- sopravvive la poesia: Vinne Corace argivo a questo monte…e Sante -1339-1392- agostiniano, di lui scrive per: «indiligenza dei corani non si trova il corpo» (H.C. Cap.LVI) tuttavia Leone XIII lo beatificò. Nel sec. XIV Cori aveva il balivo, dipendeva dalla Camera Apostolica e Paolo Conti di Segni era vicario del re Roberto d’Angiò che, d’accordo col papa, nominava l’itinerante personale amministrativo-religioso in Marittima e Campagna. Iohannes Rigafredi tesoriere beneventano del territorio morì nel 1328, Benedetto XII lo sostituì con Il tesoriere della Curia Petrus Laurentii beneventano, fino al 13352. Frate Sante (1597 – 1656) ebbe un’infanzia infelice, orfano e povero restò con un fratello, prese il saio francescano, operò in Umbria, Alto Lazio, Roma con incarichi di riguardo. Così parla di sé e della mancanza di compassione che chiama amor:
E se nel nascer tuo, ne li tuoi gesti avversa sempre a te fu l’empia sorte, a me gl’influssi barbari e funesti mostrar le strade ogn’hor ripide e torte; ma tu, pur tra li tuoi dolori, avesti chi lagrimò la tua mentita morte, ma non trov’io, benché d’amor languisca,
un ch’a le pene mie pur compatisca
Fu un letterato barocco, “minore”, solo perché poco conosciuto a causa della perdita della maggior parte dei suoi scritti. Storico con l’ H. C., poeta con il romanzo Il Corace e versi satirico-burleschi, drammaturgo con idilli sacri come La Ritrovata Oliva e Francesco Impiagato, un lungo elenco di opere non ritrovate. Sono ancora inedite l’Historia Corana e Il Corace che trattano Cori, e questo fa “onore” solo al proverbio nemo propheta in patria sua! Meno male che il nome è stato ripreso da questo interessante Mensile stampato e diffuso ampiamente! Lo studioso C. Filosa nel 1966 scoprì Il Corace di cui restavano 24 canti dei 70 originari, ne pubblicò lo studio in un libriccino che vale tanto oro quanto pesa. Il Laurienti chiamò Il Corace «romanzo», già questo suggerisce acume.

Nell’ Umanesimo si riscoprì l’Antico, sempre più si aprì il confronto tra mondi lontani e tempi passatinacque l’Antropologia4. Frate Sante espone esperienze, parentele, racconti mitici, scambi di conoscenze, che sono le strutture originarie del pensiero umano per le quali la Storia diventa un «romanzo5». Narra le gesta degli eroi fondatori: Dardano e Corace per Cori, Tiburto e Catillo per Tivoli e Preneste, ed altre città fondate da eroi mitici, distendendo il Latium vetus sopra un tappeto luminoso: «Era col carro lucido e dorato/ giunto Febo nel mezzo al ciel sereno,/ e scaldando la terra in ogni lato/convertiva co’ rai l’herbette in f ieno,/ quando Mirtina e l’altro in grembo al prato, togliendo uniti a’ lor cavalli il freno,/ gir gli lasciaro pe ‘l fiorito calle/ a pascolar ne’l poggio e ne la valle…»(C. Filosa,p 32). Spazia fino a Napoli e alla Sicilia,”presagisce” l’eruzione del Vesuvio e la peste, immagina una macchina volante che «…Corre presto per l’aria e in un baleno/ da la loro vista a fatto si dilegua». (Filosa,p. 40) Presenta giganti, eroi, cavalieri, donne guerriere, maghe, fate, luoghi, tra questi Ninfa è al centro. Mirtina sorella di Corace, Circe incantatrice che non incanta Corace perché Orinzia lo ha protetto, Armonia denudata, accarezzata con lo sguardo. Gli eventi strutturano la realtà attraverso opposizioni binarie: coraggio-paura, amore-odio, dolore-felicità, amicizia-dissidio, lotta-pace, bellezza-bruttezza6. Mette in scena La Ritrovata Oliva7, tema religioso, con sprazzi di teatralità popolare, che conosceva bene perché amico di Melchiorre Bosso, autore corese di successo per la quantità di opere scritte e rappresentate non solo a Roma. Ecco il PROLOGO: IL SOCCORSO: « A questo feudo, a questa spada ignuda/ che ne la destra tengo, a queste piume, /Ch’adornano il mio dorso, e il mio piede,/ a l’elmo, che vedete in questa testa,/ al corpo tutto armato, hor voi direte,/ e pensarete certo, ch’io dal Cielo/ Angelo sia mannato a voi da Dio./ Voi non pensate il vero, Angel non sono,/ma son simile a lui: son il Soccorso,/che con la destra mia soccorro tutt i/…e se volete…/ch’io vi soccorra nelle vostre imprese,/ Voglio ch’osservate il Silenzio, mentre a voi/ si rappresenta il caso…» (Moroni,p. 80). C.Filosa ritiene che padre Sante abbia “inventato” l’antenato Virginio per orgoglio e frustrazione, vista la disagiata condizione d’origine e la mancanza di prove; F. Moroni, stupito, rammaricato, disserta con Filosa, infine condivide l’“invenzione”. Io dissento in toto: se non si trovano documenti non vuol dire che non ci siano, bisogna cercare ancora costruire percorsi,troppo comodo emettere giudizi temerari liquidando l’origine farlocca! 1°un Francescano che ha “sposato” Madonna Povertà, si è dedicato agli appestati nel lazzaretto di Roma fino a morirne, mi comunica dedizione e fede non orgoglio e frustrazione. 2° Possono escludersi scoperte a priori? Esempio: a Jacopo Alighieri accadde dopo la morte del padre, che riordinando la Divina Commedia mancassero alcuni libri, riuscì a trovarli solo perché Dante, in sogno, gli indicò dove erano. (G. BOCCACCIO, “Trattatello in laude di Dante”). 3°Roma nel Cinquecento era un mercato fiorente di compratori stranieri in cerca di incunaboli. (nota 2).Potrebbe l’opera trovarsi all’estero presso qualche collezionista privato o nell’Archivio Vaticano pieno di tutto? 5° Padre Sante scrive: «…vengo dall’eremo e conosco il latino. Non gradisco quelli che leggono a fatica.Gli asinelli sono ovunque, odiano i miei scritti perché sono povero e mi deridono. Lo facciano pure, io proseguo, mi diverto ad onorare la mia patria narrandone la storia… Costoro, ignoranti, sono solo alberi che fanno ombra senza frutta…si servono delle ricchezze per i vizi, deridono i poveri e i virtuosi». (H.C.Cap. XXXI, libera mia traduzione).
Giancarla Sissa