KIWI, GIOIA E DOLORI

E’ da qualche tempo che, provo inutilmente, a sollevare il problema dell’eccessivo emungimento (prelievo) delle acque di falda da parte dei coltivatori dei Kiwi, da ciò ne consegue che alcuni pozzi domestici siti nella parte collinare Lepina non riescono più a prelevare l’acqua. Nella provincia di Latina attualmente sono coltivati a Kiwi 8000 – 9000 ettari (fruitgjournal) con un prelievo idrico giornaliero di 6000 litri al giorno pari, per il 2023 a 10.000 mc/ha/anno (diffusonslascience). Quanto sopra ha causato e sta causando i seguenti danni: 1) Subsidenza (sprofondamento del terreno), come molti sanno, in natura i vuoti si riempiono, quindi mancando la spinta dell’acqua il terreno sprofonda, un esempio per tutti lo stabilimento Pettinicchio in prossimità della via Appia ha subito questo danno. (La terra sprofonda di Tommaso Tetro 01/07/20219). 2) L’impoverimento delle falde sta generando la penetrazione da mare di salmastro, i pozzi più prossimi alla fascia costiera (prato cesarino) e ultimamente anche quelli che si trovano ai margini dell’entroterra, evidenziano lo stesso problema. Quello che rilevo, come cittadino danneggiato dall’enorme ed abusivo prelievo di acqua è il seguente: 1) La provincia di latina deputata al controllo e alla verifica dei pozzi, ci vuole dire perché non ci sono i contatori a tutti i pozzi? Quanti sono i pozzi che sono stati sigillati o chiusi perché abusivi e/o non regolari? Per non regolari intendo anche e soprattutto i pozzi senza camicia che hanno messo in collegamento le varie falde con il conseguente inquinamento dovuto, al trasferimento degli inquinanti di superficie. 2) Tutti paladini che si ergono a difesa della actinidicoltura, uno su tutti, il consiglio Comunale di Cisterna di Latina, insieme ad alcuni Sindaci che vorrebbe mettere in campo azioni per richiedere lo stato di calamità naturale (a causa del danno subito verificatosi dal proliferare della batteriosi del Kiwi), ci spieghino perché non fanno la stessa richiesta per chi subisce il vero danno. Vedete signori, la calamità non è naturale; è causata soltanto dalle estensioni dei kiwi perché il diritto non si misura con il numero dei danneggiati, il diritto è diritto. 3) Perché tutta la stampa locale, e dico tutta, non ha mai affrontato il problema? Non sanno fare il loro mestiere, o non vivono il territorio o cosa? 4) Possibile che la magistratura non sia a conoscenza di quanto accade già da diverso tempo, espianto di uliveti e vigneti (visibile a tutti) per fare spazio ai kiwi? Il prelievo incondizionato di acqua di falda è arrivato a tal punto che il livello piezometrico delle acque nel Parco del Circeo dal 1977 al 2003 si è ridotto di 20 metri. (Alessandra Nocella 1 agosto 2019). Da ultimo, un esperto, ci dice testualmente: “Il problema dell’impoverimento delle falde acquifere a causa del consumo irriguo non può essere quindi risolto non coltivando kiwi, che nell’agro Pontino ha trovato le condizioni pedoclimatiche migliori d’Italia e che ha consentito e consente agli actinidicoltori di ottenere redditi superiori alle altre specie frutticole” (16 febbrai 2017 Ottavio Cacioppo). Dovremmo forse ridurre la popolazione pontina? Visto che negli anni ottanta la redditività dei kiwi era di oltre 60 milioni di lire per ettaro, decidano di pagarsi impianti di dissalazione e la smettano di prelevare acqua di falda con buona pace di tutti. Io una proposta la butto lì: perché non pagate l’acqua che prelevate come tutti i mortali o, cari coltivatori di Kiwi, voi siete gli intoccabili?

Riceviamo e pubblichiamo dal sig. Coriolano Cimini

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